Marchionne, ultimatum ai sindacati “Ditemi sì o no a una Fiat più efficiente”

29/07/2010


Ok da Cisl e Uil. Epifani: restano incertezze. Impegni su Mirafiori
TORINO – Prendere o lasciare, vivere o morire. Sergio Marchionne mette il sindacato, la politica e la stessa Confindustria davanti a un drastico dilemma: «La Fiat ha solo bisogno di chiarezza: o "sì" o "no"». E ai componenti del tavolo convocato a Torino per parlare del futuro di Mirafiori dice esplicitamente: «Qualunque sia la risposta, siamo disponibili a gestire entrambe le scelte. Chiediamo solo certezze. Se scegliamo la strada del "sì", deve però essere definitivo e convinto. Se la maggioranza decide di andare avanti su questo progetto non ci possono essere nuovi ostacoli ogni giorno». Altrimenti, ricorda il manager, «C´è sempre il piano B», cioè meno auto costruite in Italia.
All´incontro, ospitato nella sede della Regione Piemonte e durato circa due ore, partecipavano, oltre a Marchionne, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, il sottosegretario alle Attività produttive Stefano Saglia, il governatore piemontese Roberto Cota, il sindaco Torino Sergio Chiamparino e i rappresentanti dei sindacati confederali e di categoria. Come ci si poteva aspettare, la risposta non è stata univoca. Se per Cisl e Uil il fatto che il manager italo-canadese abbia confermato l´intenzione di investire 20 miliardi nel progetto Fabbrica Italia è da considerare «un miracolo», ben diversa è stata la reazione del leader della Cgil Guglielmo Epifani e soprattutto della Fiom che, pur disponibili a riaprire il confronto con l´azienda dopo la vicenda di Pomigliano, sono usciti dal confronto perplessi.
«Ho sentito molto ottimismo, ma in verità non ci sono fatti nuovi», ha affermato Epifani, chiedendo anche al Governo «di non lavarsene le mani, deve tenere aperto un piano generale sulle prospettive del gruppo che non si possono vedere stabilimento per stabilimento». Insomma, dice il segretario, «bisogna cercare una mediazione e non usare i carri armati». E il numero uno della Fiom, Maurizio Landini, ha aggiunto: «Siamo pronti a trattare, ma all´interno delle leggi che ci sono. E le uniche certezze emerse dall´incontro di oggi sono la conferma della chiusura di Termini Imerese e del trasferimento da Mirafiori alla Serbia del monovolume».
Sulla fabbrica torinese Marchionne ha ripetuto che «la gamma dei prodotti nel piano quinquennale del gruppo è talmente ampia che ci sono altre possibilità oltre alla L0». Parole che sono state sufficienti a rassicurare Sacconi, Cota e Chiamparino. Il ministro, durante l´incontro, ha però aperto la porta alla possibilità di detassare i premi di produzione (che quest´anno ai lavoratori Fiat sono arrivati solo in parte), senza invece dare risposte certe a chi gli chiedeva agevolazioni fiscali anche sui turni di lavoro.
Tutti però sono stati d´accordo nel dire "no" alla possibilità di accordi al di fuori del contratto nazionale dei metalmeccanici, tema che la Fiat affronterà con le parti sociali questa mattina a Torino. «Sarebbero inopportuni atti unilaterali di soluzione di continuità nel sistema di relazioni industriali, che ha dimostrato capacità di autorigenerarsi», ha detto Sacconi. E il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, ha spiegato che «cambiare contratti da soli non è possibile», aggiungendo però che «ogni impianto ha la sua storia e non esiste una camicia che vada bene per tutti». Per la Cisl e per il suo leader nazionale Raffaele Bonanni «il piano di Marchionne merita un sì senza se e senza ma, tuttavia la discussione deve restare tassativamente ed esclusivamente nel perimetro delle regole contrattuali vigenti».