Marchionne, scontro su lavoro e efficienza

26/10/2010


Il giorno dopo, l’eco delle parole dell’ad di Fiat-Chrysler Sergio Marchionne – ospite domenica di Fabio Fazio a «Che tempo che fa» (record di ascolti: quasi 5 milioni di telespettatori, 17,63% di share) – non si è spenta. Anzi.
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, boccia la frase del manager sulla Fiat «che senza l’Italia farebbe meglio». «È paradossale che lo dica lui, perché se la Fiat è un grande colosso lo deve al fatto che è stato per grandissimo tempo il contribuente italiano a impedire alla Fiat di non affondare». «Si dimostra – dice Fini – più canadese che italiano». Anche il leader Pd, Pierluigi Bersani prende le distanze. «Esiste un problema dell’auto, ma dipende da quale modello abbiamo in testa. Ci vogliono regole universali sul lavoro altrimenti diventiamo cinesi anche noi. Dobbiamo avere in testa l’Europa e per farlo serve un patto sociale».
Non è d’accordo il sindaco Pd di Torino, Sergio Chiamparino: «I dati di cui parla Marchionne sono incontestabili. Di fronte al problema della competitività («L’Italia è al 48° posto per la competitività del sistema industriale» ha detto il numero uno del Lingotto, ndr.) non si possono chiudere gli occhi». Sempre da Torino, parla di «messaggio di dialogo» di Marchionne il cardinale Severino Poletto, e guarda avanti il governatore leghista del Piemonte, Roberto Cota: «Lavoro perchè quanto previsto da Fabbrica Italia si possa realizzare». Il leader Udc Pier Ferdinando Casini invita a «rendersi conto della realtà, altrimenti la Fiat chiude le saracinesche delle fabbriche e va in Serbia. Marchionne dice cose sacrosante. Sono state «parole offensive e indegne», invece, per il leader Idv Antonio Di Pietro.
Le voci del governo. «Denuncia ruvida», dice da «Porta a Porta» il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. «Penso sia anche un po’ di tattica per chiedere alle parti sociali di ripristinare le condizioni per una maggiore produttività e competitività, con alcune premesse però non condivisibili». I dati sulla competitività? «Un ranking non credibile visto il peso delle nostre Pmi». Invita a riflettere «sui problemi veri» posti dall’ad di Fiat-Chrysler il ministro della Cultura Sandro Bondi, mentre il ministro degli Esteri Franco Frattini sottolinea che «gli investimenti che Marchionne ha appena confermato in Italia vogliono dire che all’Italia ci crede» e ribadisce la necessità di una maggiore flessibilità. «Marchionne fa bene a rilanciare la sfida su produttività e salari e insistere sulla necessità di modelli contrattuali più moderni» dice il ministro per le Politiche Europee, Andrea Ronchi. Rimanda al 4 novembre, quando vedrà il manager, il ministro per lo Sviluppo Economico, Paolo Romani.
Diviso anche il sindacato. «Se si produce meno e con tanta cassa integrazione è difficile fare utili» commenta il leader Cgil Guglielmo Epifani. «La Ferrari e la Sevel dove sono, in Lussemburgo? Mi pare facciano utili» attacca il segretario generale Fiom, Maurizio Landini. «Marchionne deve chiarire una volta per tutte quale sia la reale intenzione della Fiat. Se vuole invertire il rapporto tra la quantità di auto prodotte all’estero in Italia deve smetterla di fare dichiarazioni che sono la negazione di ciò» afferma il leader Uilm, Rocco Palombella. Per il segretario generale Cisl, Raffaele Bonanni, le parole dell’ad hanno «colto nel segno. Appena ha annunciato che voleva investire in Italia dovevamo suonare le campane: le abbiamo suonate a morto». «Marchionne non vuole lasciare l’Italia, anzi mi sembra che voglia continuare ad investire nel Paese per tornare ai livelli di competitività di una volta», commenta il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei.