“Marchionne offende il Paese tutti i giorni”

12/01/2011

La Fiat? Un’azienda, dice il segretario generale Cgil Susanna Camusso, «debole industrialmente», tanto è vero che «quasi ci sarebbe piaciuto che fosse stata oggetto di spionaggio industriale», come è capitato alla Renault. Sergio Marchionne? Una persona «che ogni giorno insulta il nostro Paese». Emma Marcegaglia che si schiera con la Fiat? «Stiamo negoziando con le imprese sulla politica economica, serve buona fede o quel tavolo rischia». La Fiom e il referendum? «L’accordo di Mirafiori è peggio di quello di Pomigliano, bisogna votare no». E se ci sarà una vittoria («che non auspichiamo, ma non possiamo escludere») del sì, «non possiamo aspettare i tempi lunghi della magistratura, stare fuori non è l’unica soluzione. Dobbiamo essere con i lavoratori, in fabbrica, per ripartire e riconquistare i rapporti di forza».

Si dovrebbe discutere di contrattazione, casa, assistenza, a questa assemblea delle Camere del Lavoro della Cgil. Questa però è la settimana di passione di Mirafiori, ed è l’occasione per Camusso per chiarirsi con Sergio Marchionne ma anche con il leader della Fiom Maurizio Landini. La Cgil considera inaccettabile l’accordo di Mirafiori, farà di tutto per impedire che il metodo Marchionne si diffonda. Ma Camusso ieri ha ripetuto che se il no perde, si deve rientrare nell’intesa per evitare «il vuoto». Le «alleanze esterne» o la vertenze non bastano: «Se non siamo dentro le fabbriche diventiamo dipendenti da altri».

In più, la leader della Cgil – che è convinta che il caso Fiat sia solo l’esito finale di anni di scelte sbagliate della Fiom – sembra intenzionata a non arretrare di fronte alla minoranza ora guidata da Gianni Rinaldini, minoranza di cui la Fiom oggi rappresenta il blocco più consistente. Ieri sera, in una riunione di tutti i segretari generali regionali e di categorie, Camusso ha illustrato al vertice Cgil la proposta sulla democrazia e la rappresentanza che a nome della segreteria verrà discussa e votata al direttivo di sabato prossimo. Non contiene il ricorso generalizzato e automatico al referendum, come vuole la Fiom. Verrà poi sottoposta al (problematico) confronto con Cisl e Uil prima e con gli imprenditori poi.

Camusso se l’è presa con Fiat, Marchionne ed il governo: se il Lingotto «afferma di avere un piano ma lo tiene nascosto è anche perché c’è un governo che non fa il suo lavoro e che è tifoso, anzi promotore, della riduzione dei diritti». Con Emma Marcegaglia toni più cauti: la Cgil non può tagliare il filo esile del negoziato con le imprese su economia e rappresentanza e difesa dell’accordo interconfederale del ‘93 (quello da cui Mirafiori e Pomigliano ormai sono fuori). Dunque, si negozino le nuove regole sulla rappresentanza, e va bene che gli accordi siano esigibili: tuttavia, non è accettabile che «le sanzioni per chi viola gli accordi siano a senso unico, sempre a spese dei lavoratori». A Cisl e Uil propone un confronto più sereno, «senza inseguire ogni giorno una dichiarazione di Marchionne», per evitare che «i posti di lavoro diventino caserme e i sindacati silenti».

Diversa la linea di Maurizio Landini. «Bisogna far saltare l’accordo su Mirafiori – spiega il sindacalista emiliano –, il problema è che tutta la Cgil lo capisca. Non siamo più di fronte a un brutto accordo e all’ennesimo accordo separato, siamo ad un cambio epocale per il quale servono risposte straordinarie. Alla radicalità di Marchionne bisogna rispondere con altrettanta radicalità». Per il leader della Fiom non ha senso porsi il problema di rientrare nell’accordo se vincono i sì, perché «i delegati sono nominati, e in base all’accordo non possono fare sindacato solo i gendarmi dell’impresa». Dunque, l’unica via è «riaprire la trattativa e considerare la vertenza ancora aperta». Anche perché «nessuno ci vieta di fare sciopero, di organizzarci, di parlare con i lavoratori».