Marchionne: no al tavolo Fiat. Industria, la crisi non è finita

11/11/2010

Al governo erano bastate piccole variazioni decimali per allontanare l’incubo della crisi e salutare la ripresa ormai in corso. Ma le rilevazioni Istat non lasciano spazio alle illusioni: la produzione industriale a settembre è calata del 2,1% rispetto ad agosto, il maggior ribasso congiunturale degli ultimi diciotto mesi, interrompendo una serie positiva che durava dall’inizio del 2010 e a cui si erano attaccate le speranze degli ottimisti di professione. Anche peggio è andata la produzione di autoveicoli, crollata dell’8,3% rispetto a settembre 2009. Un dato che chiama in causa direttamente la Fiat, ma di questo l’azienda non parlerà con il governo. L’ha assicurato Sergio Marchionne, declinando la ventilata proposta di un tavolo con l’esecutivo sui progetti del Lingotto. IL MIRAGGIO DELLA RIPRESA Intanto la sospirata fase finale della crisi economica ha ancora da venire. I sindacati l’avevano facilmente predetto. «L’Italia non aggancia la ripresa perchè il governo ha passato due anni a raccontare che la crisi non c’era e che eravamo i migliori del mondo, senza sviluppare politiche di crescita» ha commentato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. «E sbagliano quanti pensano di aggirare l’ostacolo individuando nella sola produttività del lavoro la ragione di questi dati negativi, perchè in questo modo non si costruisce una prospettiva credibile per il nostro paese» le ha fatto eco Vincenzo Scudiere, dirigente del sindacato di Corso d’Italia. Ma toni altrettanto perentori sono arrivati anche dalla Cisl, secondo cui «non è più possibile pensare ad una ripresa spontanea e lineare dell’industria anche se lenta e graduale ». Per questo il segretario confederale Luigi Sbarra ha chiesto al governo di «assumere decisioni concrete sulla politica industriale» per «favorire la crescita e lo sviluppo di reti qualificate d’imprese». Le previsioni al rialzo del Centro studi di Confindustria, secondo cui ad ottobre ci sarà un recupero della produzione industriale dello 0,9% su settembre, non bastano infatti a rasserenare gli animi sul futuro a breve termine dell’economia nazionale. «La crescita attesa negli ultimi tre mesi del 2010 sarà complessivamente molto moderata» ha confermato anche l’Istituto di studi e analisi economica (Isae).
MARCHIONNE PARLANTE Non stupiscono, dunque, le parole allarmate dell’amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne, uomo attento a numeri e dati tendenziali, che a settembre hanno visto la produzione industriale di autoveicoli crollare dell’8,3% rispetto allo stesso mese del 2009. Arrivato ieri a Bruxelles per una riunione sulla competitività del settore delle quattro ruote, ha osservato laconico che «l’industria automobilistica europea non è messa bene per quanto riguarda le sue condizioni di competitività», soprattutto se «dall’Ue si cerca di imporre ai costruttori d’auto nuove regole, soprattutto in campo ambientale». Ancora più preoccupante la situazione in ambito nazionale, dove all’incertezza economica si somma pure quella politica, causata dalle dubbie sorti del governo in carica. «L’incertezza» è la condizione che «crea più danno, la stabilità è essenziale per tutto, abbiamo bisogno di tranquillità per gestire le aziende» ha commentato il manager del Lingotto. Ma questo bisogno, secondo l’amministratore delegato, mal si concilia con l’ipotesi di un tavolo tra governo e parti sociali per affrontare i problemi della Fiat: «Non so cosa dobbiamo fare con il tavolo. Noi abbiamo già raggiunto l’accordo a Pomigliano, c’è la proposta di lavorare sul tavolo di Mirafiori» ha tagliato corto Marchionne. «Il problema Fabbrica Italia va avanti a pezzi, portiamolo avanti e cerchiamo di non creare altri problemi, è molto più semplice». Il tavolo, il governo «lo faccia fare alle parti». Un’indisponibilità che certo non sarà piaciuta all’esecutivo. E che la Cgil ha definito senza mezzi termini «inquietante».