Marchionne divide la politica

26/10/2010

Per la Cisl e la Uil con i turni alla tedesca 4mila euro in più all’operaio Fiat
«Quest’anno prevediamo di fare oltre 2 miliardi di utile operativo. Nemmeno un euro è fatto in Italia. Se dovessi togliere la parte italiana, la Fiat farebbe meglio». Così Sergio Marchionne domenica sera, in televisione da Fabio Fazio. Ma quanto guadagna davvero la Fiat in Italia? Quanto deriva da una bassa produttività del lavoro, e quanto da altri fattori? Il calcolo non è facile. Le aziende globalizzate che hanno un sistema integrato di produzione e vendita, come Fiat Auto, calcolano comunemente il margine industriale di prodotto o il margine commerciale per paese; meno facile è calcolare una profittabilità di paese.
Nel settore auto ciascuna azienda calcola i conti per i singoli marchi (ma tra i concorrenti di Fiat, solo Volkswagen li pubblica). In Italia la Fiat ha attività che guadagnano bene. Come Ferrari (non compresa nel perimetro di Fiat Auto); o i veicoli commerciali leggeri (Doblò, Ducato, eccetera).

E il resto? Qualche analista finanziario ha provato a scomporre i risultati di Fiat Auto. Fiat do Brasil è per esempio un’entità a sé stante con un efficientissimo stabilimento, e guadagna molto: la stima per quest’anno è fino a 1 miliardo di euro. Un analista fa il seguente calcolo, riferito all’anno 2008. Si parte da 691 milioni di utile operativo dell’auto; le attività in Sudamerica hanno guadagnato 1,05 miliardi; aggiungendo al dato di partenza poco meno di 200 milioni guadagnati in Polonia e qualche decina di milioni con i veicoli commerciali, e sottraendo il tutto a 691 milioni, si arriva a un rosso operativo delle attività residue – essenzialmente quelle italiane – di poco più di 500 milioni di euro.

Uno dei fattori che influiscono su guadagni e perdite è la produttività delle fabbriche. I cinque stabilimenti che producono auto nel nostro Paese (di cui Termini Imerese destinato alla chiusura tra poco più di un anno) hanno sfornato nel 2009 circa 650mila autovetture; nel 2007, l’anno prima dell’inizio della crisi, erano state circa 900mila. L’utilizzo della capacità produttiva è dunque crollato verticalmente per la crisi. Lo stesso è successo però anche a molti dei concorrenti. Le condizioni altamente concorrenziali del mercato europeo fanno sì che siano in pochi a guadagnare: Toyota ha perso in Europa circa 1 miliardo di euro nel 2008/09, 250 milioni nel 2009/10.