Marchionne: “Bene il dialogo anche con Cgil”

28/09/2010


ROMA – Sergio Marchionne benedice la "svolta" di Genova. Ieri a Roma per l´assemblea dell´Anfia, l´associazione di tutta la filiera dell´auto, l´amministratore delegato della Fiat ha definito «un´apertura molto positiva» l´impegno di tutte le parti sociali, Cgil compresa, di avviare un confronto sul modello contrattuale e puntare a un patto per la competitività.
Il cambio di passo, d´altra parte, è stato impresso proprio dalla richiesta della Fiat di cambiare le regole del gioco per applicare senza incertezze l´intesa sulla riorganizzazione del lavoro nello stabilimento campano di Pomigliano d´Arco. Marchionne l´ha implicitamente ricordato e ha così disegnato il ruolo propulsivo che può svolgere il Lingotto: «Fiat – ha detto – può rappresentare una svolta storica per l´industria italiana. Usiamo Fiat per questo ma non abusiamo di lei per fini politici». Un invito alla politica, anche al governo dunque, a fare un passo indietro sulla vicenda Pomigliano, lasciando alle parti la costruzione di un nuovo modello di relazioni industriali che possa essere utile a tutto il sistema-paese.
Analisi che in una fase di instabilità del quadro politico può anche portare a ipotizzare un ruolo di supplenza delle organizzazioni di interesse (dalla Confindustria ai sindacati) che indicano gli obiettivi e "costringono" poi la politica a perseguirli. Tesi sostanzialmente rilanciata ieri dalla "Fondazione Italia Futura" dell´ex presidente di Confindustria di Luca di Montezemolo con un editoriale sul sito: «Il convegno di Genova della Confindustria potrebbe rappresentare un passo avanti importante verso la costruzione di un fronte unico tra lavoratori e imprese di cui il paese ha un disperato bisogno». Perché la crisi ha soltanto attenuato la morsa. I dati resi noti ieri dal presidente dell´Anfia, Eugenio Razelli, parlano di un 2010 che si chiuderà con un nuovo calo delle vendite di automobili: poco sopra 1,9 milioni e molto sotto la media degli ultimi dieci anni che era intorno ai 2,5 milioni di vetture. «La crisi – ha sostenuto Emanuele Bosio, ad della Sogei, a nome dell´industria dei componenti – ha accelerato i processi di cambiamento e accresciuto le difficoltà. Nel nostro settore servono più internazionalizzazione, più innovazione e più competitività».
Ma ieri a riportare indietro le lancette, a riportarle alla stagione delle divisioni, è stato il presidente della Federchimica e componente del Comitato di presidenza della Confindustria, Giorgio Squinzi. Che ha rivelato di aver subito pressioni per «lasciare fuori la Cgil» dalla firma del contratto di categoria. Cosa che non avvenne (l´intesa fu firmata prima di Natale) proprio perché Squinzi si impuntò. Il segretario dei chimici della Cgil, Alberto Morselli ha detto di aver avuto all´epoca «qualche sospetto», ma per fortuna – ha aggiunto – «esistono i galantuomini». Da chi le pressioni? Squinzi non l´ha precisato. Il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere, ha accusato la Confindustria che ha subito risposto: «Nessuna pressione in questo senso è mai stata esercitata sulle associazioni». Dal governo allora?