Marchionne battuto due a zero dall’impiegato Capozzi di Mirafiori

03/03/2011

Pino Capozzi, impiegato di Mirafiori, sta diventando un incubo (peggio del crollo delle quote sul mercatodell’auto) per il manager dei due mondi, Sergio Marchionne, «l’inarrivabile» secondo una sobria descrizione letta sul Corriere della Sera. Per la seconda volta l’amministratore delegato della Fiat è stato sconfitto in Tribunale dal suo dipendente ingiustamente licenziato. Ieri il giudice del lavoro ha confermato integralmente il giudizio d’urgenza dello scorso ottobreq uando Capozzi venne reintegrato al suo posto di lavoro perchè l’azienda aveva violato l’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori. Il comportamento antisindacale della Fiat è stato riconosciuto anche in primo grado e ora l’azienda potrà presentare ricorso dopo aver letto le motivazioni della sentenza. Capozzi ieri è andato al lavoro dopo esser stato in Tribunale, qualche collega si è congratulato. I capi e l’azienda non gli hanno detto nulla. L’impiegato ha ricevuto le telefonate di solidarietà dei parlamentari del pd Boccuzzi, Esposito e Rossomando, di Stefano Fassina e l’abbraccio fraterno della Fiom. Stop. L’impiegato è contento, naturalmente, della vittoria e vorrebbe che prevalesse il buon senso: «Non ho fatto niente di male, la Fiat non doveva licenziarmi. Non ha senso fare un altro processo per cacciarmi dal lavoro, perchè? Sono un cittadino anche dentro Mirafiori, ci vuole un po’ di rispetto». Il caso dell’impiegato Capozzi merita un approfondimento e qualche riflessione, anche tra gli ammiratori di Marchionne, compresi quelli che lo hanno definito un socialdemocratico, perchè è nei piccoli episodi, come potrebbe essere questa causa di lavoro, che si nasconde l’autentica filosofia di un manager,di unindustriale, di un padrone si potrebbe dire. Capozzi, 36 anni, è nato a Moncalieri, ma la famiglia è originaria di Avellino. Suo papà ha lavorato vent’anni a Mirafiori. È stata la Fiat a offrire uno stipendio più alto a Capozzi per strapparlo a un’altra azienda. L’impiegato professional è attivo in politica, a Nichelino, lavora con la Fiom ed è iscritto al pd anche se vorrebbe che il partito comprendesse le ragioni del suo sindacato. Parla a voce bassa, non è un trascinatore, non è un estremista, e d’altra parte dentro il pd, lo garantiamo, estremisti o radicali non ce ne sono. È bene ricordare perchè Capozzi è stato licenziato, così come è bene non dimenticare i tre operai di Melfi cacciati e poi reintegrati dal giudice. Il 21 giugno 2010Capozzi riceve una mail da una collega italiana: è un messaggio di solidarietà dei lavoratori di Tychy in Polonia con i loro colleghi di Pomigliano d’Arco, alla vigilia del referendum sulle condizioni imposte da Marchionne per produrre la Nuova Panda. Capozzi legge il messaggio e lo gira ai suoi colleghi, invitandoli a farlo circolare per sensibilizzare i lavoratori. La mail finisce all’Ufficio personale che accusa l’impiegato di aver minato la credibilità aziendale. Conclusione: licenziato. Questa è la storia del licenziamento di Capozzi, che resta fuori da Mirafiori per quattro mesi (l’azienda, naturalmente, non gli ha pagato lo stipendio e ora sarà costretto ad avviare una causa individuale per ottenere i soldi) prima di essere reintegrato dal giudice. Ma, al di là di questa sentenza e del possibile ricorso, c’è da chiedersi, e dovrebbero farlo tutti, se sono queste le condizioni che la più grande impresa italiana vuole imporre ai suoi dipendenti, se sono queste le regole di “Fabbrica Italia” , se la modernità di Marchionne si configura esclusivamente nell’esercizio del comando. Gli azionisti, la famiglia Agnelli è davvero convinta di questa linea dura? Il mister Gigi Del Neri rischia la panchina della Juventus per aver perso due partite di fila, Marchionne è stato sconfitto due volte da Capozzi e non rischia nulla?