Marchionne attacca «Non vogliamo incentivi, ma una politica industriale»

05/02/2010

«Per quanto riguarda gli eco-incentivi, voglio sottolineare che l’eventuale scelta del governo di non rinnovarli ci trova pienamente d’accordo ». Così l’ad di Fiat, Sergio Marchionne, ha chiuso ieri sera le polemiche nate intorno agli aiuti al settore dell’auto.
POLEMICHE
Un tema che ha scaldato per tutto il giorno gli animi della politica, stizziti dall’intervista rilasciata da Marchionne alla Stampa: «Termini chiuderà. Sugli incentivi sono agnostico », i concetti fondamentali. Per questo anche il presidente del Senato ha attaccato il manager: «Non ci saranno aiuti senza garanzie di salvaguardia dei posti di lavoro esistenti», ha detto Schifani riferendosi allo stabilimento di Termini Imerese. Mentre Berlusconi ha replicato: «Stavamo discutendo del rinnovo degli aiuti al settore, ma pare che Fiat non sia interessata».
Unballetto, quello de “gli incentivi li do o no”, che secondo Bersani evidenzia le difficoltà dell’esecutivo: «Il governo non sa che pesci pigliare – ha commentato il segretario dei Democratici – Dica cosa vuole fare. Io dall’anno scorso avrei attivato un sostegno biennale con un meccanismo a decrescere, in modo che il mercato avrebbe potuto usufruire degli incentivi e intanto attrezzarsi. Ora oscilliamo tra cassa integrazione e straordinari».
Alla fine c’ha pensato lo stesso Marchionne a mettere le cose in chiaro. «Quello di cui c’è bisogno – ha precisato ieri – non sono palliativi al mercato,mauna forte e seria politica industriale che miri adunrafforzamento competitivo dell’industria dell’auto, un settore considerato trainante da tutti i governi del mondo ». Ecco quindi quello che manca: una politica industriale. I sindacati la chiedevano ancora prima che scoppiasse l’affaire Termini Imerese. Con ’intervista apparsa giovedì sul quotidiano di Torino, il manager aveva già annunciato: «Il governo faccia le sue scelte, noi le accetteremo senza drammi. Ma abbiamo bisogno di uscire dall’incertezza, poi saremo in grado di gestire la situazione qualunque essa sia». La partita non può finire così. Non concedere gli aiuti vorrebbe dire lasciare in cassa integrazione unbel po’ di lavoratori. Basti considerare che nel 2009, nonostante il provvedimento fosse in vigore, ogni giorno in media il 30% dei lavoratori è stato coinvolto in fermate produttive. E il calo degli ordini di gennaio ha già portato all’annuncio di due settimane di cassa integrazione a cavallo tra febbraio e marzo. Se nel 2010 non ci saranno aiuti, Fiat venderà in Italia fra 150 e 160mila vetture in meno. È come se chiudesse per un anno intero Mirafiori. I ricavi – ha calcolato la casa torinese – sarebbero inferiori di circa 2,5 miliardi di euro. Il gruppo ha però anche detto che avrebbe risorse finanziarie adeguate per una transizione «a quello che ci si aspetta essere un contesto di mercato normalizzato nel 2011 e negli anni successivi». Oggi si riapre il tavolo su Termini Imerese. Per il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, non ci sono soluzione alternative al mantenimento della produzione