Marche. Negozi, la Giunta riparte da zero

15/12/2004
    CentroNord

    mercoledì 15 dicembre 2004

    sezione: MARCHE pagina 14

    COMMERCIO • Il Pdl torna in commissione

      Negozi, la Giunta riparte da zero

        CARLA COLELLA

          Sulla riforma del commercio si ricomincia da capo. Sindacati e commercianti hanno infatti vinto la prima battaglia sulla proposta di legge che introduce alcune deroghe al limite di 24 domeniche l’anno — già per alcuni Comuni esteso di otto domeniche con la legge regionale 19/2002 — per l’apertura dei negozi. Il testo della proposta di legge, licenziata dalla Giunta regionale ad agosto dello scorso anno e più volte iscritta all’ordine del giorno del Consiglio regionale, torna ora in commissione. La normativa che modifica la legge 26/99 (già in parte ritoccata dalla 19/2002) verrà rivista per venire incontro alle richieste delle categorie interessate alle quali non è mai andata giù la deroga illimitata di apertura per i Comuni confinanti con altre regioni.

          E mentre l’assessore regionale al Commercio, Marcello Secchiaroli, che in passato aveva difeso a spada tratta la proposta della Giunta, preferisce non rilasciare sulla questione ulteriori dichiarazioni, non possono che dichiararsi soddisfatti di questo primo risultato le organizzazioni sindacali e dei commercianti che avevano sempre dichiarato i loro molteplici dubbi sulla proposta della Giunta.

          «Non possiamo che accogliere con soddisfazione la decisione — dice Selena Soleggiati, segretario regionale Fisascat-Cisl — di ridi-scutere il testo di legge in commissione dove speriamo che vengano accolte le nostre osservazioni. Non era in effetti accettabile che, come previsto dalla proposta, i Comuni delle aree di confine potessero tenere aperti i negozi anche tutte le domeniche dell’anno creando una disparità con gli altri Comuni delle stessa regione. Che senso ha andare a omogeneizzare una situazione tra Comuni di regioni limitrofe per creare poi una differenziazione all’interno della stessa Regione»?

          Sulla stessa lunghezza d’onda anche Confcommercio e Confesercenti, che avevano a suo tempo firmato un documento congiunto. «Oltre a essere una soluzione inopportuna — secondo le organizzazioni degli operatori e i sindacati — in quanto produce un’illogica e ingiustificata differenziazione all’interno del territorio marchigiano provocando una situazione di squilibrio competitivo tra aree della stessa Regione, avrebbe l’evidente effetto di favorire alcuni determinati operatori commerciali a danno di altri».
          Massimiliano Polacco, coordinatore regionale di Confcommercio, sottolinea come sia indicativo il fatto che su questa legge «per la prima volta datori di lavoro e organizzazioni sindacali abbiamo trovato un punto di incontro. Non si capisce dunque — aggiunge — come mai si parla tanto di concertazione e poi arriva in Consiglio regionale una legge dove non sono state prese in considerazione le osservazioni delle categorie».

          Claudio Di Pietro, segretario regionale Filcams-Cgil aggiunge: «Riteniamo importante mantenere l’equilibrio raggiunto con la legge del 2002. Già allora, tenendo conto di alcune realtà, avevamo raggiunto un compromesso. Non possiamo dunque condividere l’ulteriore passo in avanti che si vuole fare sulle aperture domenicali». In effetti con le modifiche alla legge 26/99 sul commercio apportate nel 2002 si dava di fatto la possibilità di aprire 24 domeniche all’anno e fino a un massimo di 32 per centri storici, per i Comuni montani sotto i mille abitanti, per i centri abitati con meno di 500 abitanti situati negli altri Comuni montani, per le zone lungomare, per i Comuni inseriti nei parchi e aree protette.