Marche: il negozio prova a rialzare la testa

17/01/2005
    Centro-Nord
    venerdì 14 gennaio 2004

    sezione: MARCHE – pagina 11

    COMMERCIO- Nel 2004 esercizi aumentati dell’1% a fronte di una grande distribuzione che continua la corsa

      Il negozio prova a rialzare la testa

        Boom di ipermercati (21) dal ’97, ma le attività al dettaglio toccano quota 19.500 (crescita annua di 200 unità)
        Nei supermercati cala il numero degli occupati

          Marco Giovenco

            Continua a crescere la grande distribuzione organizzata nelle Marche, ma i dati regionali mostrano anche la tenuta del sistema del commercio al dettaglio, cresciuto dell’1% fra il 2003 e il 2004. La parte del leone è giocata dagli ipermercati, passati dai quattro del 1997 ai 21 del 2003, con una crescita del 425% e un incremento del 685% nell’occupazione, passata nello stesso periodo da 348 a 2.732 addetti. Trend di crescita più lieve per supermercati e grandi magazzini, aumentati rispettivamente del 9,4% e del 38% nel numero, seppure con un lieve calo nell’occupazione.

            Cerca di preservare l’equilibrio del sistema commerciale marchigiano la riforma regionale (nata in seguito al Dlgs 114/98, la «riforma Bersani»), varata con legge regionale 26/99 e modificata dalla 19/02, che ha offerto strumenti operativi diretti per avviare progetti di riqualificazione delle attività commerciali, in particolare con l’iniziativa dei «centri commerciali naturali», cioè progetti utili a coniugare la riqualificazione della rete distributiva con la valorizzazione dei centri storici e, per le zone più svantaggiate dell’entroterra, con formule dei «servizi minimali di carburanti» e dei «servizi commerciali polifunzionali» soprattutto per i piccoli Comuni dell’entroterra sotto i mille abitanti per i quali si richiedono comunque correzioni delle modalità applicative e agevolazioni fiscali (si veda l’articolo qui sotto).

            Un riequilibrio comunque difficile: i numeri confermano che le Marche sono ai primi posti in Italia per il rapporto fra superficie dei centri commerciali e numero di abitanti, pari a 230 metri quadrati ogni mille abitanti (49 in più rispetto al 1997) per un totale di 338mila metri quadri, 71mila in più rispetto al 1997. Sostanziale tenuta del commercio al dettaglio che, nel terzo trimestre 2004, era rappresentato da 19.514 imprese attive (1,3% del totale nazionale), 193 in più rispetto al 2003, in linea con il 2000.

            È stata la particolare conformazione del territorio a suggerire i termini della riforma: poco meno di un milione e mezzo di abitanti suddivisi in 246 Comuni, 31 al di sopra dei 10mila abitanti (12%), 215 al di sotto e, fra questi ultimi, 184 con meno di 5mila unità. La maggior parte dei centri è situata in zone collinari e montane, fra i 200 e i 600 metri d’altezza, in posizioni spesso penalizzate dal sistema viario sviluppato a pettine, con le infrastrutture principali lungo la costa.

            «Con le leggi del 1999 e del 2002 — spiega l’assessore regionale al Commercio Marcello Secchiaroli — si sono voluti perseguire gli obiettivi della concorrenza, libertà d’impresa, efficienza e modernizzazione della rete distributiva, alla luce dell’equilibrio delle strutture distributive, della rivitalizzazione dei centri storici e della tutela e promozione dei centri polifunzionali nei paesi con meno di mille abitanti. La normativa ha favorito un dialogo proficuo fra amministrazioni comunali e pmi, attori che spesso, in passato, non sono riusciti a far coincidere programmi fondamentali per l’economia locale».

            Negli ultimi anni lo sviluppo della Gdo ha acuito la desertificazione dei centri minori e dei centri storici, la cui situazione è aggravata dai problemi di traffico e parcheggio. È per questo che la Regione, con il coinvolgimento di Comuni, imprese e associazioni di categoria, ha incentivato la costituzione dei «Centri commerciali naturali», identificati con gli stessi centri storici che, oltre a svolgere la funzione sociale del commercio, salvaguardano le identità storico-culturali del territorio. La Regione partecipa al costo dei progetti per un massimo del 40% e per il momento, su 37 proposte presentate, 27 sono state ammesse al finanziamento, per un costo complessivo di 8,5 milioni, 2,2 dei quali a carico delle Pmi. I primi sei della graduatoria — cioè Macerata, Fermo, Offida, Senigallia, Fabriano e Fossombrone — hanno già ottenuto 570mila euro, a fronte di una spesa complessiva che supera di poco 2,3 milioni. Entro aprile saranno impegnati fondi regionali per 1,7 milioni per contribuire alla realizzazione degli altri 21 progetti già approvati. Convenzioni fra negozi e parcheggi, fidelity card, ristrutturazioni e nuovi arredi urbani, aree baby-sitter, attività promozionali e siti Internet, bonus-spese per sgravare le tariffe dei servizi comunali sono solo alcune delle novità introdotte dai progetti.

            «Un importante passo avanti per la gestione della politica del commercio nella regione — afferma Massimiliano Polacco, coordinatore regionale Confcommercio — che tuttavia, in alcuni casi, è stato sfruttato dai Comuni non tanto per rivitalizzare il commercio, quanto per risolvere i problemi di arredo urbano. Credo sia necessario insistere su questo filone, con il chiaro obiettivo di fornire prima di tutto strumenti di aiuto alle imprese, in un contesto economico collegato ai settori del turismo, dell’enogastronomia e dei prodotti tipici. La legge 19/02 ha avuto il merito di stabilire regole più chiare rispetto al passato, adatte a rivitalizzare i centri storici e i piccoli paesi dell’entroterra. In poche parole, a invertire una tendenza che, negli ultimi anni, ha creato serie difficoltà alle singole attività commerciali».

            Punta molto sul programma dei «centri commerciali naturali» anche la Confesercenti e, del resto, esperimenti similari, condotti a livello nazionale sia nel Centro che nel Sud-Italia, cominciano a dare risultati soddisfacenti. «La legge regionale 19 ha cercato di limitare i danni che, nell’ultimo decennio, la folle corsa alla grande distribuzione ha arrecato al commercio al dettaglio delle città», sostiene il segretario regionale Confesercenti, Paolo Perazzoli. La situazione attuale è particolarmente difficile per il settore perché, se da un lato si intraprende con fiducia la strada dei centri commerciali naturali e polifunzionali, dall’altro l’economia familiare deve fare i conti con un ridotto potere d’acquisto. Per questo è necessario che il comparto sappia operare sempre più in ottica di sistema».