Marcegaglia: serve per tornare a crescere Scettico Epifani: per ora solo parole

21/10/2010

Berlusconi e Tremonti aprono con le parti sociali il cantiere della riforma fiscale. Ieri al ministero del Tesoro – presenti imprenditori e sindacati, che ieri si sono limitati ad ascoltare – è così partito con l’illustrazione della filosofia generale cui si vuole ispirare l’Esecutivo un percorso di riforma «epocale» del nostro sistema tributario. Un percorso che certamente non sarà semplice, tenendo conto della complessa situazione dei conti pubblici. Berlusconi delinea una riforma «con grandi ambizioni», che si articolerà in tre fasi: raccolta e analisi dei dati – intanto cominceranno a riunirsi dei tavoli tecnici per entrare nel merito – presentazione di una legge delega in Parlamento, discussione e varo dei collegati. La razionalizzazione del sistema fiscale – che dovrà disboscare il sistema degli incentivi e degli sgravi oggi vigente, si parla di oltre 240 forme di erosione della base imponibile – potrà «permettere a suo tempo – dice il premier – anche di abbattere le aliquote su famiglia, lavoro e ricerca». E dovrà concretamente abbattere un macigno fatto di 140 miliardi di evasione fiscale, permettendo di acquisire risorse «per abbassare le aliquote».
Ma il ministro dell’Economia Giulio Tremonti chiarisce che la riforma futura dovrà essere «euro-compatibile», con «numeri seri e credibili», e che dunque «non può essere coperta dal recupero dell’evasione fiscale». «Il contrasto all’evasione fiscale è fonte di finanziamento e funzionamento fondamentale della riforma fiscale, ma per l’Europa – spiega – il recupero dell’evasione fiscale prima va realmente fatto, poi utilizzato; non l’opposto». Sempre Tremonti fa capire che non ne vuol sapere dell’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie. «Abbiamo qualche refrattarietà – dice – tassare i Bot non è la cosa più razionale». Però, aggiunge, «siamo aperti a qualsiasi ipotesi». In generale, la riforma «prevede lo spostamento – dice Berlusconi – dell’asse del prelievo dalle persone alle cose e dal centro alle periferie», con «un sistema più trasparente e serio e centrato sulla famiglia», che «deve essere responsabile di allocare le risorse». Sempre Berlusconi dice che «il Fisco è complicato tanto che è difficile anche per chi vuole pagare», ma da «primo contribuente italiano provo vergogna per certe dichiarazioni dei redditi».
Il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, che chiede sgravi per lavoratori e pensionati e aggravi su rendite e patrimoni, pare scettico: «se vogliamo fare le cose seriamente dobbiamo fare delle scelte, altrimenti non trovo onesto raccontarci un altro film». Il leader della Cisl Raffaele Bonanni vede invece nell’apertura del confronto con il governo un primo passo verso una «riforma importante». «Siamo molto soddisfatti – afferma – basta che non si carichi troppo sull’Irpef», e che si punti sulla famiglia con un nuovo assegno familiare». Il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia si dice pronta a «collaborare», ma sostiene – pur riconoscendo la «complessità» della riforma – che «qualche segnale va dato in tempi non troppo lunghi», cominciando da «lavoro e imprese». Anche la Uil, con il segretario confederale Domenico Proietti, afferma la necessità «intervenire già nei prossimi mesi con un primo pacchetto di interventi». Chiede l’introduzione del quoziente familiare l’Ugl, con Giovanni Centrella. Invece, il leader Pd Pierluigi Bersani è convinto che la «riforma è urgente, ma non si farà mai. Non lo vedo questo governo prendere di petto la questione dell’evasione fiscale».