Marcegaglia riapre l’articolo 18

03/03/2011

«C’è un problema di flessibilità in uscita» . No di Camusso
ROMA — Perché la Germania ha salari più alti dei nostri? Perché nell’anno della crisi, il 2009, il Pil è crollato del 5%e la disoccupazione è aumentata solo dello 0,2%? E ancora, perché la loro cassa integrazione (Kurzarbeit) funziona meglio? La sintesi è che il modello tedesco genera più produttività perché il mercato del lavoro e quello delle regole associative è più flessibile (almeno in entrata) e perché c’è forte convergenza negli obiettivi da raggiungere tra imprese e lavoratori. Di questo si è discusso al workshop organizzato da Tito Boeri (fondazione Rodolfo DeBenedetti) al quale hanno partecipato economisti del lavoro tedeschi, i leader sindacali italiani (Angeletti, Bonanni e Camusso) e il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Sindacati e Confindustria hanno convenuto che l’attuale cassa integrazione in deroga (che pesa ormai per 1/3 sul totale) deve essere superata, riassorbita ed eventualmente rimodulata con contributi che coinvolgono tutti. La Marcegaglia, a margine del convegno tenuto nella sede dell’Einaudi institute for economics and finance (Eief, voluto dal governatore della Banca d’Italia Mario Draghi per stimolare ricerca a livello internazionale) ha precisato che in Italia «c’è un mercato del lavoro duale forse con una eccessiva flessibilità in ingresso ma con un problema di flessibilità in uscita che prima o poi va affrontato» . Il presidente di Confindustria ha così sfiorato il tabù dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, già oggetto di un duro scontro con la Cgil nel 2002. Marcegaglia ha quindi toccato il tema dell’opting-out (l’uscita temporanea di una impresa dall’associazione, come il caso Fiat) «una possibilità che in Germania c’è dal 2005» . «In un momento di grande discontinuità -ha aggiunto -dobbiamo concordare regole per raggiungere livelli più elevati di produttività e salari» . Un percorso da fare insieme ai sindacati perché «dobbiamo decidere se questo percorso lo vogliamo subire o gestire» . Sulla flessibilità in uscita, un tema affrontato recentemente con proposte operative formulate da Boeri-Garibaldi e dal senatore Pd e giuslavorista Pietro Ichino, il segretario generale della Cgil Susanna Camusso -ha successivamente evitato commenti suggerendo che al momento è meglio occuparsi della crescita. Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi si è trovato d’accordo con la Marcegaglia «quando sottolinea l’esigenza di completare la regolazione del mercato del lavoro e fa bene a voler cercare un’intesa con i sindacati» . Nelle quasi quattro ore di relazioni e dibattito coordinati da Boeri con Michael Burda (Humboldt university di Berlino) e con i docenti di Norimberga Claus Schnabel ed Herbert Brucker, al centro c’è stato il tema di quali siano le lezioni per l’Italia dalla Germania sulla contrattazione e la cassa integrazione. Sintetizza per tutti Boeri, in una conversazione al termine dei lavori, spiegando che la cassa integrazione made in Germany protegge meglio i lavoratori primo perché costa molto di più e in secondo luogo perché non viene mai spinta fino a zero ore come invece avviene in Italia. A monte c’è un forte ricorso delle imprese tedesche al work-sharing, alla riduzione degli orari di lavoro e in genere a soluzioni in nome della solidarietà che spesso porta anche a forti riduzioni di salario. Un posizionamento d’attesa che ha evitato la dispersione di professionalità e ha permesso alla machina produttiva tedesca di ripartire appena l’economia ha ripreso a girare. Altri punti di forza del mercato del lavoro tedesco sono i contratti di ingresso molto flessibili e graduali ma che poi sfociano in posti fissi. E la rappresentanza e la gestibilità dei contratti resi più agevoli dal sindacato unitario dei metalmeccanici e dallo sciopero consentito solo se il via libera arriva da almeno il 75%degli iscritti.