Marcegaglia: due donne per battere la grande crisi

03/11/2010

Su una cosa concordano Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria e Sergio Cofferati, europarlamentare Pd, ex sindaco di Bologna e, soprattutto, ex segretario generale della Cgil: Susanna Camusso è la persona giusta per gestire una nuova stagione della confederazione che fu di Di Vittorio, Lama e Trentin. Il primo segretario donna della Cgil avrà come interfaccia il primo presidente donna degli industriali. «I tempi cambiano, per fortuna – sospira la Marcegaglia – É un bene che ad affrontare una crisi senza precedenti ai vertici delle rispettive organizzazioni siano due donne. Stimo la Camusso, conosco il suo percorso, so che è una persona combattiva e aperta, e forse non è un caso che qualche anno fa abbia avuto un duro scontro con la Fiom. Nel rispetto ciascuna del proprio ruolo, ci confronteremo positivamente. Ognuna di noi deve portare avanti un forte cambiamento, superando ogni resistenza interna».
Spiega a sua volta Cofferati, l’uomo dei 3 milioni in piazza in difesa dell’articolo 18: «Il fatto che per la prima volta al vertice della Cgil ci sia una donna non è un fatto banale. Nel ruolo di segretario generale Susanna porterà come novità il punto di vista delle donne in un Paese che nei prossimi mesi vedrà un acuirsi delle difficoltà. E si sa che le prime a pagare quando c’è una crisi sono proprio le donne. La Camusso arriva al nuovo incarico senza forzature, dopo un percorso lungo e faticoso come si usava un tempo e con un grande consenso. Sarà un buon segretario, ha la struttura mentale per esserlo».
Proprio il nodo della Fiom è una delle quattro sfide che la neosegretaria è chiamata ad affrontare nei prossimi mesi. Milanese, proveniente da una famiglia borghese (il padre era direttore editoriale della Mondadori), sposata, una figlia, sportiva di abbigliamento e di indole (appassionata velista, quando può va in barca d’estate, ma l’affitta), due splendidi occhi chiari (e c’è chi non manca di raccontare della bella ragazza della Statale che a metà degli anni Settanta faceva il suo esordio con i corsi delle 150 ore), la Camusso è considerata una donna pragmatica, riformista e tanto, tanto tosta. Una che non ama il conflitto per il conflitto, perché compito del sindacato è fare accordi per i lavoratori, ma che sui sui diritti non transige.
Con i duri della Fiom non ha avuto e non ha rapporti idilliaci. Quando era responsabile del settore auto fu rimossa senza tanti complimenti da Claudio Sabattini. Giorgio Cremaschi, membro dell’odierna segreteria, ha dichiarato all’Espresso: «Non sono mai stato d’accordo con lei su qualcosa». Eppure Cofferati, che all’epoca la recuperò imponendola poi come segretario della Cgil lombarda dice convinto: «Credo che la sua conoscenza profonda della Fiom, anche delle sue dinamiche interne, le sarà di aiuto». È evidente che uno dei compiti prioritari della nuova leader sarà quello di ristabilire un dialogo vero con il sindacato dei metalmeccanici, cercando di fargli superare quella deriva antagonista che ha finito per legare le mani alla segreteria del suo predecessore, Guglielmo Epifani. La vertenza Fiat – e siamo alla seconda sfida – sarà il banco di prova della sua gestione. Difficile che dia un taglio netto alla linea che ha portato alla rottura fra la Cgil e il Lingotto di Sergio Marchionne. Anche perché la Camusso ha condiviso la battaglia in difesa di quei diritti che la Fiat avrebbe messo in discussione. La sua presenza sul palco accanto a Maurizio Landini, segretario generale Fiom, il giorno della manifestazione dei metalmeccanici non significa però appiattimento sulle sue posizioni. Nonostante un certo scetticismo manifestato ai piani alti del Lingotto, c’è chi scommette che la tenace Camusso farà di tutto per trovare una linea autonoma capace di far ripartire il dialogo.
Terza sfida, inevitabilmente legata alle prime due, il rapporto con Cisl e Uil, logorato dall’intesa separata con Fiat su Pomigliano. Ricucire lo strappo è nel dna della Camusso, sostenitrice convinta dell’importanza di iniziative unitarie dei sindacati. La crisi economica, la disoccupazione (soprattutto giovanile e femminile) in aumento, la necessità di irrobustire le buste paga dei lavoratori dipendenti fanno sì che i particolarismi delle singole organizzazioni siano diventate un lusso. Ed è evidente che il sindacato, se vuole ottenere qualcosa di positivo per i lavoratori, non può presentarsi lacerato e diviso all’appuntamento con imprenditori e governo.
Sì, perché la quarta sfida potrebbe essere quella più suggestiva e innovativa. La costruzione di un patto dei produttori, tante volte evocato, che passando magari attraverso nuove forme di partecipazione dei lavoratori alle sorti delle aziende, possa fornire quella scossa indispensabile a far ripartire il Paese