Manovra senza soldi La vota mezzo governo

15/10/2010

Arriva la nuova legge Finanziaria, ribattezzata di «stabilità»: un solo articolo e molte tabelle già scritte con la manovra di metà anno. Nulla di nuovo: ancora solo tagli e investimenti zero sullo sviluppo. L’Italia resta ferma, paralizzata sotto la scure dell’ultima manovra, che prevedeva 12 miliardi di risparmi l’anno prossimo e 24 quello successivo. In gran parte a carico degli enti locali. Un vero salasso. Ma accanto all’allarme conti stavolta c’è anche la forte instabilità politica a pesare, con un fronte anti-Tremonti che si concretizza in consiglio dei ministri. Per di più c’è anche l’ultimo incidente diplomatico che fa infuriare i parlamentari. La manovra viene varata prima che il Senato abbia dato il suo ok al Dpef (oggi chiamato Dfp), documento propedeutico alla Finanziaria. Insomma, un pasticcio politico-istituzionale, con pochi soldi e molta tensione. Giulio Tremonti prova ad allargare l’orizzonte: annuncia da subito una sessione per lo sviluppo, con l’avvio della riforma fiscale (mercoledì il primo tavolo) e promette a fine anno «il massimo stanziamento possibile per l’università nel decreto di fine anno». Ma fuori dal Palazzo la realtà è un’altra: precari sul piede di guerra e possibile fuoco amico in Parlamento. l’Università resta un nodo politico molto difficile da sciogliere. A questo servirà la fiducia già concessa ieri in consiglio. Il titolare del Tesoro si presenta alla stampa attorniato da cinque colleghi ministri, per dare almeno un segno di collegialità. Dichiara che nella serata precedente c’è stata «un’ottima riunione in cui è stato chiarito tutto», e che il consiglio ha votato all’unanimità dopo appena mezz’ora di discussione «estremamente responsabile».
COLLEGIALITÀ
Ancora una volta la favola bella del governo del fare. Eppure le liti ci sono state, eccome. Tanto che Mariastella Gelmini non si presenta in conferenza (pare avesse un altro impegno), Sandro Bondi non va neppure al consiglio (pare proprio in polemica con Tremonti), così come Roberto Maroni, che però si dichiara certo che non ci saranno nuovi tagli al suo ministero. Quanto al ministro Giancarlo Galan, non solo non partecipa, ma fa dichiarazioni al calor bianco. «È una tragedia – dichiara – Il problema è che non ci sono soldi». Questa è l’unanimità vantata dal titolare del Tesoro. Il quale rivela anche che il consiglio (assente il premier per motivi di salute) ha già varato anche la fiducia.Eil cerchio si chiude: di stabile a questo punto non c’è nulla, né i conti, né la politica. È il finiano Italo Bocchino a dipingere un quadro a tinte fosche. «Mi sembra inevitabile che il governo sia costretto a mettere la fiducia in Parlamento perché le divisioni all’interno del Consiglio dei ministri sono evidenti – dichiara – la fiducia è lo strumento più agevole per Berlusconi per risolvere i problemi di un fronte ampio di ministri che non condivide le scelte di Tremonti». In effetti soltanto Umberto Bossi si è schierato a difesa del superministro: «Lui è come von Bismarck, il cancelliere di ferro».
TAGLI E ANNUNCI
Dai banchi dell’opposizione è partito un fuoco di fila. Anna Finocchiaro ha scritto a Renato Schifani, chiedendo il rispetto istituzionale che il Parlamento merita. Cesare Damiano ironizza: «Fase due? Dopo i tagli ancora tagli». «Il governa umilia il Parlamento », attacca Stefano Fassina (Pd). Sotto la coltre della polemica politica restano pochi numeri legati alla manovra. Per il 2011 c’è una manovra di unmiliardo, di tre miliardi nel2012 e di 9,5 miliardi nel 2013. Ancora presto per valutare gli interventi: nessun documento cartaceo è stato fornito. Per ora siamo agli annunci. Tremonti promette una fase nuova di sviluppo, di cui discutere in Europa, concentrata su nucleare, Sud, pubblica amministrazione, sociale e riforma fiscale. Per ora, tuttavia, si comincia dai tagli.