MANOVRA: LIBERALIZZAZIONE DELLA VENDITA DEI FARMACI DI FASCIA C DESTA PREOCCUPAZIONE

07/12/2011

7 dicembre 2011

Manovra: liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C desta preoccupazione

Fra i provvedimenti contenuti nel così detto “Decreto Salva Italia” spicca quello riguardante la possibilità per le parafarmacie e i corner della salute di vendere farmaci che si possono acquistare oggi solo nelle farmacie con ricetta medica.
L’iniziativa del Governo sulle liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C, che rappresentano il 12/15% del fatturato delle farmacie, desta preoccupazione.
“Il settore della dispensazione intermedia e finale del farmaco” afferma Cristian Sesena segretario nazionale della Filcams Cgil “ha perso ormai il suo carattere anticiclico ed è stato fortemente stressato da anni di tagli governativi che hanno abbattuto notevolmente la marginalità per le imprese preposte alla distribuzione, con conseguenze dolorose anche sull’occupazione.”
“I farmaci in generale sono però fra i pochi beni che nel tempo hanno registrato un progressivo ribasso dei prezzi, anche a fronte dell’introduzione dei “generici” e con la scontistica ulteriore astutamente aggiunta sempre all’ultimo momento dagli estensori del decreto, non mancheranno, dall’ottica del consumatore, nuovi seppur limitati benefici.”
La possibilità di vendere farmaci con prescrizione medica anche nelle parafarmacie e nei corner della salute rischia di rendere eccessivamente consumistico e commerciale un bene, il farmaco, che non è certo assimilabile agli altri generi di consumo.
Se questa opportunità comporterà una “boccata di ossigeno” per le parafarmacie, da un biennio ormai in forti difficoltà economiche a causa di uno sviluppo disordinato e deregolamentato, è pur vero che l’incremento dell’occupazione in queste ultime potrebbe essere drammaticamente bilanciato dalla perdita di posti di lavoro nelle farmacie tradizionali.
Sempre sul fronte occupazionale poi, si pongono questioni di natura non solo quantitativa, ma anche qualitativa. Parafarmacie e corner della salute non applicano i contratto nazionale di settore.
“Sull’inquadramento professionale dei farmacisti negli ipermercati si è ampiamente discusso senza giungere purtroppo ai risultati auspicati” prosegue Sesena.
Le Associazioni di Categoria, nei giorni scorsi, non hanno mancato di far sentire la loro voce; Federfarma ha chiesto un incontro al Ministro delle Attività Produttive e minaccia azioni forti di protesta e 18mila esuberi a fronte delle 8mila annunciate nuove assunzioni nelle parafarmacie per effetto della liberalizzazione.
“Non crediamo sia questo il giusto approccio per affrontare il problema, la pressione dal punto di vista occupazionale, non è il modo per creare dei presupposti sereni e un dibattito costruttivo per trovare delle soluzioni”.
Su un tema così delicato, in una fase economica stagnante e recessiva, interventi che potrebbero avere riverberi sull’occupazione e anche indirettamente sul benessere dei cittadini, dovrebbero essere assunti cercando il più largo consenso degli attori coinvolti e non per strappi, e accelerazioni non giustificabili.
“Auspichiamo pertanto che si avvii un percorso di confronto con tutte le parti coinvolte” conclude Cristian Sesena “che per quanto ci riguarda, dovrà avere come priorità la tutela della professionalità dei circa 35mila operatori delle farmacie e la difesa del diritto alla salute di tutti i cittadini italiani.
Il settore ha bisogno di un ridisegno complessivo e ponderato del quadro normativo di riferimento e non di interventi SPOT frettolosi e ambigui.