Manovra, in gioco anche sanità e pensioni

14/07/2004


        sezione: PRIMO PIANO
        data: 2004-07-14 – pag: 2
        autore: R.BOC.
        Manovra, in gioco anche sanità e pensioni
        Doppio scenario per la Finanziaria da 30 miliardi: tagli da 12 a 18 mld
        ROMA • Il vertice notturno dei segretari dei partiti della coalizione è servito a partorire un numero: 30 miliardi. La cifra dell’intervento complessivo per garantire la correzione dei conti pubblici nel 2005, il sostegno allo sviluppo e la riforma dell’Irpef è sufficientemente condivisa da tutti i partiti. E permetterà oggi al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in Parlamento per ricostruire le vicende economiche dall’uscita di Giulio Tremonti in poi (gli impegni assunti con l’Ecofin, il decreto con i tagli, le prospettive del Dpef), di ribadire che la riforma dell’Irpef è essenziale, perché una mera correzione dei conti pubblici avrebbe un impatto deflattivo.
        Eppure, raccontata da ciascuno dei partecipanti al Governo, l’aritmetica della manovra in gestazione ha ancora molti margini di soggettività. E i dissensi con l’Udc appaiono tutt’altro che appianati.
        A Palazzo Chigi battono sul tasto dell’esigenza di sostenere lo sviluppo mediante la riduzione delle imposte e di non ammazzare il cavallo a colpi di rigore: «Se ci limitassimo alla mera correzione dei conti pubblici — osserva il capo degli economisti della Presidenza del Consiglio Gianfranco Polillo — un taglio ex ante di quasi due punti di Pil finirebbe con il deprimere l’economia.
        L’effetto finale netto della manovra sui conti pubblici sarebbe modesto, perché il rallentamento congiunturale ridurrebbe le entrate».
        Dunque, quei 30 miliardi complessivi vanno intesi come una manovra di risanamento da un punto di Pil per 13 miliardi, più 12 miliardi per finanziare la riforma dell’Irpef e 5 per il sostegno all’economia.
        I tagli di spesa sarebbero in primo luogo sulla sanità, a cominciare dalla spesa farmaceutica con l’estensione del ticket a tutte le regioni; ma si pensa anche a un’ulteriore riduzione della spesa dei singoli ministeri e a una riduzione degli acquisti per beni e servizi attraverso il meccanismo di acquisto centralizzato presso la Consip che potrebbe comportare un risparmio di 4 miliardi, oltre alla trasformazione degli incentivi alle imprese private e al taglio dei trasferimenti alle imprese pubbliche che potrebbe comportare un risparmio di altri 4 miliardi.
        Quanto alla spesa previdenziale, per frenarne la crescita nel "menù" i tecnici stanno considerando anche il blocco di una o due finestre d’uscita per l’anzianità o una stretta sulle pensioni d’invalidità; ma è prevista anche la rimodulazione della spesa per il pubblico impiego.
        Una versione più impegnativa sul versante tagli di spesa, alla quale lavoravano ieri alla Ragioneria, prevedeva un intervento di correzione dei conti pubblici pari a 18 miliardi, e una riforma dell’Irpef del costo di 7 miliardi.
        Sul versante della riforma dell’Irap, invece, si ragiona sull’ipotesi di una franchigia fissa sul costo del lavoro pari a 200 mila euro. Grazie alle risorse da restituire all’economia il Governo conta di riuscire a garantire per il 2005 un tasso di sviluppo del 2%, senza preoccuparsi troppo di ritornare subito entro la soglia di Maastricht.
        Anche nella bozza di documento economico messa a punto dal sottosegretario all’Economia Mario Baldassarri e che ha funzionato come base di discussione per la verifica, del resto, l’obiettivo del ritorno sotto il 3% nel rapporto fra deficit e Pil veniva collocato al 2008.
        L’importante, secondo collaboratori di Berlusconi, è governare il debito pubblico garantendo la continuità di un percorso in discesa. Come? Riuscendo a ottenere anche l’anno prossimo una riduzione di 2 punti percentuali nello stock del debito sul Pil, attraverso la vendita di beni dello Stato, cartolarizzazioni su crediti dello Stato e residui attivi oltre a cartolarizzazioni di dividendi futuri di imprese a maggioranza pubblica. Tuttavia l’Udc continua a fare i conti diversamente: «In primo luogo — osserva Ivo Tarolli — va certificata con esattezza la dimensione del disavanzo tendenziale del 2005. Se esso, come noi stimiamo, è pari al 4,7% del Pil, la prima cosa da fare è cifrare l’ammontare della manovra necessaria per garantire il rientro entro il 3% e il sostegno allo sviluppo.Per noi la riforma fiscale deve essere innanzitutto sostenibile, altrimenti non garantisce il rilancio dell’economia. Per questo abbiamo proposto di spalmarla su due anni e di limitarsi a fare, nel 2005, solo 4,5 miliardi di sgravi per l’Irap e redistribuire 1,5 miliardi al quoziente familiare. Rinviando il resto della riforma dell’Irpef, si risparmierebbero, rimandandoli al 2006, 6 miliardi di tagli alla spesa pubblica».