Manovra, gli enti locali dicono no ai tagli flessibili proposti dal governo

01/07/2010


ROMA – Uniti contro la manovra. Regioni, Comuni e Province fanno fronte comune contro i tagli. Stilano un comunicato congiunto e chiedono un incontro immediato con il premier. C´è qualche defezione, ma anche tanti strappi, da Formigoni, che ha aperto il fronte del dissenso, al sindaco di Roma Alemanno. «A mia memoria non ricordo un´altra iniziativa con questo grado di compattezza e unitarietà», ha commentato il presidente dell´Anci Chiamparino. Lapidario Vasco Errani, che boccia senza appello l´emendamento del relatore Azzolini (che a saldi fermi: 4 miliardi nel 2011 e 4,5 nel 2012) concede alle Regioni quella flessibilità di spesa che non soddisfa nessuno. «L´emendamento è peggiorativo – ha commentato il presidente della Conferenza delle Regioni – in quanto del tutto ingestibile». L´unica strada è rendere più «equa la manovra». Inflessibile anche Formigoni, presidente della Lombardia, che giudica l´emendamento «una pezza peggiore del buco». Definizione che sposa anche il segretario del Pd Bersani.
E quando Bossi, in serata, annuncia in che «è scoppiata la pace tra Tremonti e le Regioni», Errani rincara la dose: «La pace vera arriverà nel momento in cui il governo si renderà disponibile a rivedere i tagli». Un punto irrinunciabile. Nel documento comune gli enti locali chiedono una migliore redistribuzione dei tagli, propongono l´istituzione di una Commissione governo-regioni-autonomie locali per verificare i «costi di funzionamento delle pubbliche amministrazioni» e chiedono che il federalismo venga gestito in «maniera coordinata, coerente e contestuale per tutti i livelli di governo». Ma non tutti ci stanno ad alzare la voce. Cinque governatori di centro destra (Lazio, Campania, Calabria, Abruzzo e Molise) insistono sulla necessità del confronto. «L´emendamento non aiuta – dice la Polverini (Lazio) – ma è bene andare avanti col confronto».
Giornata intensa ieri sul fronte manovra. Mentre gli enti locali si riunivano, i magistrati, nonostante le promesse di Tremonti (che ancora non sono sulla carta), hanno confermato lo sciopero per oggi. Ed è di ieri l´adesione anche di quelli della Corte dei Conti. Non è solo una questione di soldi per le toghe. Ciò che brucia è che si tratta di una manovra «punitiva», che «mina l´indipendenza e l´autonomia» della categoria, che grava solo sui pubblici dipendenti e non tocca «evasori fiscali, patrimoni illeciti, grandi rendite e ricchezze del settore privato». E altre manifestazioni si annunciano. Oggi scenderanno in piazza i sindacati di polizia e gli invalidi, mentre il Pd annuncia una mobilitazione per il 16 e 17.
A Palazzo Madama la commissione Bilancio prosegue intanto l´esame degli emendamenti. In quello del relatore Azzolini c´è l´innalzamento dal 75% all´85 per il grado di invalidità. «Un passo apprezzabile – commenta Morando (Pd), membro della Commissione bilancio – ma che cambia poco». Novità anche per le forze dell´ordine con un ridimensionano dei tagli che riguardano il pubblico impiego. Qualche novità sui lavoratori socialmente utili, sui fondi immobiliari chiusi e sul catasto. Tra gli argomenti rimasti fuori c´è ancora la scuola, la sanità e la sicurezza.