Manovra finanziaria senza gettito

15/10/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
244, pag. 3 del 15/10/2003
di Giampiero Di Santo e Luigi Berliri


È quanto rileva il servizio bilancio del senato nella relazione al ddl e al decreto legge collegato.

Manovra finanziaria senza gettito

Non garantiti i 3,6 mld di entrate dal concordato preventivo

Più che una manovra, un elenco di buchi negli incassi del condono edilizio, del concordato preventivo per le piccole e medie imprese, delle cartolarizzazioni e delle operazioni di lease back (cioè di vendita e riaffitto degli immobili sedi di uffici pubblici). Comincia con un verdetto davvero negativo del servizio bilancio di palazzo Madama il cammino in parlamento della Finanziaria 2004 e del decretone che la accompagna. I tecnici ritengono assolutamente non scontato il fatto che il concordato preventivo riesca a rastrellare i 3,6 miliardi di euro previsti dal governo. Così come non sembra realistica l’ipotesi di ottenere 3,5 miliardi di euro con la sanatoria edilizia, perché il provvedimento non tiene conto del fatto che molti abusi non saranno condonabili. Osservazioni talmente stringenti da costringere il sottosegretario all’economia, Maria Teresa Armosino, che ieri ha partecipato al vertice di maggioranza su Finanziaria e pensioni che si è svolto nella sede del gruppo di Forza Italia al senato, ad ammettere che probabilmente il governo sarà costretto a presentare qualche emendamento non certo di secondaria importanza. Un’eventualità che potrebbe costringere la commissione bilancio del senato a spostare il termine per le presentazione delle modifiche al decretone e alla Finanziaria, previsto per oggi e domani. O che potrebbe indurre il governo a proporre i cambiamenti direttamente in aula. L’unica certezza, in una giornata contrassegnata dalla mancata presentazione dell’emendamento alla delega previdenziale, che conterrà l’innalzamento dell’età pensionabile e contributiva a partire dal 2008 e i disincentivi per chi sceglierà di andare in pensione di anzianità (si veda l’articolo in proposito), e dal conseguente stop dell’esame della Finanziaria, è arrivata dunque dal servizio bilancio.

- LE OSSERVAZIONI SUL CONDONO EDILIZIO. L’incasso di 3,5 miliardi di euro atteso dalla sanatoria, scrivono i tecnici, non è basato su stime attendibili. Nella relazione tecnica ´le modalità di calcolo sono basate su una serie di ipotesi difficilmente verificabili’, si legge nel documento. In particolare, l’estensione delle superfici condonabili resta indeterminata, perché molti abusi potrebbero essere insanabili. ´È evidente che la considerazione di una seppur minima quota di unità non sanabili porterebbe a una stima inferiore del gettito atteso’, sottolinea il testo. Per di più, le stime sulle unità immobiliari che rientreranno nel condono sono state fatte sulla base dei dati ottenuti dalla sanatoria del 1987. ´Da allora è intervenuta una serie di atti normativi che hanno sottoposto, anche a seguito di numerosi eventi calamitosi, parti del territorio italiano a vincoli idrogeologici o ambientali che potrebbero aver aumentato i casi di abusi edilizi non condonabili’, scrive il servizio bilancio.

LE CARTOLARIZZAZIONI. I tecnici spiegano che il decreto non indica gli immobili che rientreranno nelle operazioni di cartolarizzazione, né il loro valore. Non sono stati inoltre ´quantificati gli effetti degli sconti introdotti, né dei mutui agevolati concessi’. La relazione non spiega quanto bisognerà pagare agli advisor coinvolti nelle operazioni di vendita e non prende in considerazione ´i rischi connessi all’operazione e il peso negativo degli affitti’.

IL CONCORDATO PREVENTIVO. In questo caso i tecnici sottolineano che dalla relazione non risulta chiaro se le stime di maggiore incasso tengono conto, ´come correttamente dovrebbe essere, dei soli effetti derivanti dalla differenza tra quanto i soggetti interessati avrebbero dovuto pagare effettivamente a titolo di imposte (dirette e indirette) per effetto dell’applicazione della normativa vigente e quanto pagheranno per effetto dell’applicazione delle aliquote agevolate previste per l’applicazione del concordato’. Urge quindi un chiarimento, ´perché considerare l’introito globale derivante dall’applicazione del concordato, e non la differenza tra questo e il gettito a legislazione vigente, non risponde a un corretto criterio di quantificazione’. Tanto più che al concordato preventivo sono interessati contribuenti soggetti agli studi di settore, che aderiranno solo ´in caso di sicura convenienza, ovvero quando vi è un esborso minore in termini di imposta’.