Manovra e salari, sindacati in trincea

10/09/2003

      Mercoledí 10 Settembre 2003







      Manovra e salari, sindacati in trincea

      I fronti più caldi: previdenza, misure anti-inflazione, interventi per il Mezzogiorno e lo sviluppo


      ROMA – Il pericolo di un autunno caldo non è scampato. E la pace sociale preventiva lanciata dal ministro del l’Economia Tremonti sulle pensioni («faremo le riforme senza scontri»), rischia di non materializzarsi. Il sindacato, infatti, resta sul piede di guerra sulla previdenza e non solo. Innanzitutto perché Cgil, Cisl e Uil non giudicano così soft le misure fin qui annunciate da alcuni esponenti del Governo, in secondo luogo perché la partita sulla delega previdenziale resta apertissima. Ma le pensioni non sono tutto. I conti con il Governo questa volta i sindacati, la Cisl in particolare, li vogliono fare fino in fondo. A cominciare dalla questione prezzi-salari fino all’esame delle misure in Finanziaria soprattutto sui temi Sud e sviluppo. Molto è cambiato dallo scorso anno. Cisl e Uil avevano appena firmato il Patto per l’Italia, dunque, puntavano all’incasso più che alla protesta. L’anno scorso, poi, si era nel vivo dello strappo con la Cgil che infatti proclamò da sola uno sciopero contro la Finanziaria. Quest’anno i ripetuti annunci del Governo sulla riforma delle pensioni hanno ricompattato il fronte sindacale che oggi si riconosce anche sull’altro tema dei prezzi e dei salari. La Cgil, inoltre, si guarda bene dalle fughe in avanti: lo stesso leader, Guglielmo Epifani, sottolinea che un confronto con Cisl e Uil è propedeutico a qualsiasi opzione di sciopero del suo sindacato. Ci sono i contenuti per accendere una protesta ma c’è anche un clima che si è lentamente deteriorato. In Cisl fanno notare che dal Patto per l’Italia fino a oggi, c’è stata un’involuzione nel dialogo con il Governo. Due fatti recenti lo evidenziano: nella stesura del Dpef il Governo ha saltato il confronto con i sindacati salvo poi annunciare l’apertura di 11 tavoli mai aperti. Inoltre, il documento sulla competitività siglato da imprese e sindacati non è stato fin qui oggetto nemmeno di un incontro con l’Esecutivo. Sui prezzi e salari, poi, tutto tace. «Non capisco perché il ministro Marzano non ci convoca. La questione per noi è serissima e non intendiamo abbandonarla», dice Pierpaolo Baretta, segretario confederale Cisl. Insomma, la politica dei redditi ritorna in primo piano «perché – continua Baretta – con lo scorso Dpef si è creato un vulnus all’accordo di luglio: per la prima volta sono state inserite due tabelle sull’inflazione, una programmatica (più bassa) l’altra previsionale. Come rinnoviamo i contratti?». Gli spazi di confronto con il Governo si sono oggettivamente ridotti: sia per una ragione politica, (le continue spaccature nella maggioranza creano incertezza); sia perché la carenza di risorse non dà margini per scambi negoziali. Le pensioni, dunque, restano la frontiera più visibile ma non l’unica. «Se ci viene proposta e imposta una riforma strutturale delle pensioni, reagiremo con lo sciopero», ha detto ieri il leader della Uil, Luigi Angeletti. Sulla stessa linea il leader della Cgil Epifani: «C’è una grande confusione. Cinque persone che fanno vertici su vertici per decidere del futuro di milioni di persone mentre il Paese va alla deriva». Oltre al metodo, il sindacato non ci sta neppure sui contenuti. «Se, come sembra, si fisserà per il 2008 il requisito dei 40 anni di contributi per andare in pensione, sarà sciopero. Non possiamo accettare una penalizzazione così aspra per una fascia di lavoratori che potranno andare in pensione a 70 anni. Inoltre, se la decontribuzione resta, la protesta sarà scontata», spiega Baretta. Proprio sulla decontribuzione, però, stanno lavorando le diplomazie sindacali. L’ipotesi di mediazione, ancora tutta da negoziare tra sindacato e imprese, è di azzerare la decontribuzione in cambio di un conferimento del Tfr ai Fondi solo parziale e graduale, lasciando così parte della liquidazione ancora nelle casse delle imprese.
      LI.P.