Manovra di Confindustria per cambiare i rituali dei contratti

26/10/2007
    martedì 23 ottobre 2007

      Pagina 14 – Economia

        Il retroscena

          Dietro la mossa della Fiat la strategia del mondo imprenditoriale. Altre aziende metalmeccaniche pronte al passo

          Una manovra targata Confindustria
          per cambiare i rituali dei contratti

            Il presidente Montezemolo si è consultato con i suoi vice a viale dell´Astronomia

              LUCA IEZZI

              ROMA – «Quella della Fiat non è stata una corsa in avanti, anzi presto qualcun´altra potrebbe seguirla»: ai vertici di Confindustria l´annuncio fatto dal cda del Lingotto non è giunto inaspettato. Anzi c´è chi si aspetta scelte analoghe.

              Tutto, dalle modalità dell´annuncio fino allo scenario di Maranello, portano chiara la firma del "doppio" presidente Luca Cordero di Montezemolo. I vicepresidenti di Confindustria, a cominciare da Alberto Bombassei e Emma Marcegaglia, sono stati informati direttamente. E non è un caso se la somma che l´ad di Fiat Sergio Marchionne ha anticipato (30 euro), non è lontana dai calcoli fatti in Federmeccanica sui costi che subiranno le aziende per il periodo di vacanza contrattuale nel caso il rinnovo arrivi solo a fine anno.

              «Ognuno fa le sue scelte in base alla realtà dell´azienda – spiega il direttore generale di Federmeccanica, Roberto Santarelli – l´elemento più positivo della proposta è sicuramente il tentativo d´innovare e rompere i soliti rituali delle relazioni contrattuali diventati ormai troppo lunghi e troppo complessi».

              Dal punto di vista degli imprenditori l´obiettivo da raggiungere è la riforma dei rinnovi contrattuali grazie a forti iniezioni di "normalità". Il meccanismo attuale dei due anni per l´adeguamento salariale e dei quattro per quello normativo, rende difficili dei rinnovi fisiologici: la formazione delle piattaforme di sindacati e imprenditori porta a proposte lontanissime tra di loro, a trattative lunghe e potenzialmente infinite. Inoltre il fatto che ci siano sempre vertenze "politicamente delicate" (gli statali, i metalmeccanici) rende impossibile che arrivi mai il momento giusto per sedersi al tavolo per una riforma delle relazioni industriali. E così i buoni propositi di premiare la produttività e dare più peso alla contrattazione aziendale e territoriale rimangono sulla carta, anche quando i sindacati sono possibilisti e il governo, vedi protocollo Welfare, finalmente mette dei soldi per incentivare l´innovazione contrattuale.

              Così la scelta di Fiat per gli imprenditori è al tempo stesso un´apertura e un monito nei confronti del sindacato. Un´apertura perché dimostra che con un meccanismo meno ritualizzato, i periodi "buoni" per le aziende si trasformerebbero più velocemente in un vantaggio in busta paga per i lavoratori. Anche se, esattamente come per i sindacati, per viale dell´Astronomia la conseguenza migliore che quei 30 euro di anticipo possono avere è la chiusura del contratto metalmeccanico entro l´anno. E il buon esito del confronto di ieri tra le parti lascia qualche spiraglio all´ottimismo dopo mesi di stallo.

              Il monito, invece, riguarda la difesa ad oltranza dell´intangibilità e delle prerogative dei contratti nazionali, lasciando al livello territoriale e aziendale ruoli troppo marginali. Ogni rinnovo diventa una battaglia campale come dimostra lo stato di mobilitazione permanente di certe categorie. Per Confindustria invece il contratto di ogni categoria (peraltro da semplificare nelle sue troppe articolazioni) dovrebbe difendere potere d´acquisto e diritti di base, lasciando al secondo livello più libertà per rispecchiare meglio lo stato di salute dell´azienda. Se una grande vertenza come quella dei metalmeccanici venisse "frantumata" in tanti accordi anticipati nelle aziende che si possono permettere di venire incontro alle richieste dei loro dipendenti, anche Fiom, Fim e Uilm, per non indebolirsi, avrebbero un incentivo a chiudere in tempi brevi. Non a caso ieri qualcuno ricordava la battuta che spesso Montezemolo ripete: «Le nostre proposte piacciono più ai lavoratori che non ai sindacati».

              Ma non è una scelta priva di rischi per il presidente di Confindustria: non tutte le imprese vivono tempi di vacche grasse come la Fiat, e i mugugni nella base non sono mancati. Il vertice è compatto nel sostenere l´idea che dalla competizione nessuno deve sottrarsi, le imprese per prime, e chi rimane indietro non deve condizionare le scelte di tutti. Chi vive Confindustria come il "sindacato degli imprenditori" non è così d´accordo.