Manovra dai piedi d’argilla

16/10/2002

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
245, pag. 3 del 16/10/2002
di Claudia Morelli


La bocciatura del servizio bilancio della camera nella nota tecnica sulla legge.

Manovra dai piedi d’argilla

Concordato svuota casse e risparmi pari a zero

Una Finanziaria con i piedi di argilla. Con probabili buchi di bilancio per le minori entrate effettive da concordato e scudo fiscale e risparmi pari a zero (nel 2004) se non si cambierà la norma sul patto di stabilità interno per gli enti territoriali.

Il servizio bilancio della camera dei deputati ha pubblicato ieri la sua nota tecnica sulla legge finanziaria 2003, evidenziando tutti i potenziali ´buchi neri’ della impalcatura voluta dal ministro dell’economia Giulio Tremonti che potrebbero derivare, in alcuni casi, da alcune sovrastime dei dati di risparmio e maggiori entrate e in altri da scelte legislative che non si chiariscono nei loro presupposti.

Tra le misure sulle quali si appuntano i dubbi dei tecnici di Montecitorio vi sono quelle che caratterizzano la manovra: il primo modulo della riforma fiscale, il concordato per gli anni pregressi, la riapertura dei termini per lo scudo fiscale, i risparmi di spesa nella pubblica amministrazione, il patto di stabilità degli enti territoriali, con riferimento al quale la relazione tecnica alla Finanziaria iscriverebbe risparmi non prudenziali. Senza contare che i risparmi calcolati sul blocco delle assunzioni e sulla riduzione del personale della p.a. risultano già scontati.

Riforma fiscale Irpef. Confermato lo scarto tra l’ammontare degli sgravi previsto nel 2003 nel Patto per l’Italia (5 miliardi e 500 milioni di euro) e quello quantificato nella relazione tecnica (la differenza è di 2 miliardi di euro), che risulterebbe ascrivibile allo slittamento al 2004 degli sgravi di competenza 2003 per i lavoratori autonomi e la quota di sgravi fiscali di cui i contribuenti avrebbero comunque goduto nel 2003 in base alla legislazione vigente. Tanti gli elementi di criticità evidenziati dal servizio bilancio sull’articolo.

Intanto l’operatività della clausola di salvaguardia (per la quale i contribuenti possono applicare il regime vigente alla data del 31 dicembre 2002 per il calcolo dell’imposta dovuta nel 2003) potrebbe comunque non essere conveniente; non risulterebbe inoltre chiara la natura del dato relativo all’autotassazione dietro cui potrebbe nascondersi il rischio della mancata ripresa di gettito stimata da Tremonti (587 milioni di euro nel 2004 e 335 milioni di euro nel 2005).

Riduzione aliquota Irpeg al 34%. La nota evidenzia che gli effetti di minore entrata possono risultare inferiori a quelli stimati (1.290 milioni di euro per il 2003 e 1.340 milioni di euro per il 2004), ma non dispone di elementi informativi di chiarimento.

Concordato preventivo. La nota richiede spiegazioni sulle modalità di applicazione dell’istituto in rapporto agli studi di settore ´anche al fine della verifica del rispetto della invarianza di gettito’. ´Appaiono opportuni chiarimenti circa i meccanismi che saranno eventualmente introdotti in sede regolamentare al fine di incrementare il tasso di adesione’.

Concordato per gli anni pregressi. Sovrastima del tasso di adesione e quindi del gettito atteso. Il servizio bilancio fa presente, infatti, che il concordato ’94 , preso a modello da Tremonti nell’articolo 7, ha scontato una sovrastima delle entrate di circa 3 mila miliardi di lire. A questa sovrastima si aggiungerebbe anche quella della percentuale di adesione dei soggetti congrui.

Scudo fiscale. La stima proposta (2 miliardi di euro) non appare sufficientemente ´prudenziale’. ´Infatti essa, nonostante il maggior costo dell’emersione, sconta un tasso di adesione da parte dei soggetti che non abbiano ancora provveduto alla regolarizzazione pari a circa il 34% delle attività ancora detenute all’estero, a fronte di un tasso di adesione realizzato in occasione del precedente intervento pari a circa il 29%’.

Patto stabilità enti locali. Preliminarmente la nota fa presente che l’iscrizione nei saldi di risparmi (1.796,6 milioni di euro), che si realizzeranno solo qualora il comparto degli enti territoriali raggiunga pienamente gli obiettivi programmatici fissati dalla norme, ´non appare ispirata a criteri di prudenzialità’. Inoltre con riferimento a comuni e province i dati di Tremonti sarebbero sovrastimati, visto che rischia di essere inefficace, per come è scritta la norma, il vincolo alla crescita del disavanzo finanziario.