Manovra da rifare, mancano 12 miliardi

08/10/2002

      Economia




    08.10.2002
    Manovra da rifare, mancano 12 miliardi

    di 
    Bianca Di Giovanni


     È iniziata la corsa agli emendamenti alla Finanziaria. I gruppi parlamentari stanno già elaborando le loro proposte, mentre il governo è pronto a stilare il maxi-emendamento da presentare in aula. A rivelarlo, ieri è stato il ministro dell’Agricoltura Gianni Alemanno, uomo di punta di Alleanza Nazionale.
    «Di fronte alle proteste del mondo imprenditoriale – ha affermato – e alle perplessità di molte parti sociali credo che ci sia il tempo e lo spazio per rilanciare lo spirito del Patto per l’Italia». Il tempo c’è di sicuro. Molti dubbi sullo «spazio», sui margini contabili che il governo ha per accontentare gli scontenti (cioè tutti). In altre parole: dove si prenderanno le risorse necessarie per finanziare le misure in favore del Mezzogiorno, dei consumi, degli enti locali (tanto per citare i nodi più intricati) che Silvio Berlusconi e i suoi vanno promettendo da una settimana a questa parte?
    La domanda rischia di restare drammaticamente senza risposta (e i nodi di rimanere tali): il pericolo di sforare è talmente alto che secondo indiscrezioni Palazzo Chigi avrebbe allestito una task force (guidata dal sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas) per «filtrare» tutti gli emendamenti e «stoppare» in tempo quelli che farebbero saltare i conti. Ma è assai probabile che il setaccio si trasformi in un tappo, e che la legge arrivi in Parlamento più blindata di una corazza. Secondo alcuni, infatti, i conti sarebbero già «sballati», con uno sforamento di 10-12 miliardi di euro (più della metà della manovra). Figuriamoci che accade se si aumentano le spese.
    A non convincere molti osservatori è l’incasso previsto dal concordato fiscale (8 miliardi) e quello indicato nei «tagli» alle spese (altri 8 miliardi). Da queste due voci potrebbe arrivare meno della metà di quanto previsto. Gli altri 4 miliardi della manovra non sono che il risultato di un marchingegno contabile (si mettono fuori bilancio le spese per l’alta velocità e la rete stradale). Insomma, se davvero si vuole centrare l’1,5% di deficit sul Pil (che è già il doppio di quanto previsto nel Dpef) i conti non tornano già adesso (si sarebbe oltre il 3%).
    Questo lo scenario su cui si scatenano in questi giorni le pressioni di molte forze sociali, determinate nel chiedere più fondi. Qualcuno bisognerà accontentarlo. Per farlo è ormai scontato che il concordato fiscale si trasformi in un condono «tombale» (lo dicono esponenti della maggioranza e Luca Volonté avrebbe già stilato l’emendamento), mentre c’è ancora silenzio su quello edilizio, che potrebbe arrivare alla fine con un blitz in Parlamento.

    Dopo l’affondo di Confindustria, è partito ieri quello di Confcommercio. Altro stile, stesse rischieste.
    L’associazione dei commercianti ha invitato Giulio Tremonti a partecipare ad un consiglio straordinario a porte chiuse,

      in cui saranno espresse le perplessità della categoria.
      I commercianti spingono per l’emanazione di un decreto che
      favorisca i consumi fin da subito, prima di Natale. I tempi della finanziaria sarebbero troppo lunghi. Così al Tesoro si saterebbe lavorando all’ipotesi di un fondo rotativo per finanziare gli
      sconti sugli acquisti rateali di beni durevoli.
      Un’altra ipotesi riguarda la possibilità di detrarre le spese per interessi sulle rate.
      Altra partita decisiva è quella sulle risorse per il Mezzogiorno
      (concentrate quasi tutte sul 2005) e più in generale del rispetto
      del Patto per l’Italia. Ieri il segretario confederale della Cgil
      Giuseppe Casadio ha denunciato il fatto che nella Finanziaria
      manca la norma sullo stanziamento di 700 milioni di
      euro per gli ammortizzatori sociali (la cifra compare nelle tabelle). Secondo il sindacalista sarebbe un modo per prender tempo e magari «consentire risparmi di spesa». Sull’imprenditoria
      meridionale dovrebbe partire un tavolo in settimana. Praticamente tutte le forze politiche sono pronte a presentare emendamenti. L’Ulivo proporrà di risttivare tutte le misure che erano in
      vigore (dal credito d’imposta alla 488). Nonostante il blocco della Lega, sul Mezzogiorno qualcosa si dovrà dare, pena il fallimento di quel Patto che Confindustria, Cisl e Uil hanno firmato
      solo tre mesi fa.
      Altro fronte caldissimo è quello degli enti locali, che sono riusciti a
      strappare la sospensione del taglio del 2% sui trasferimenti. Ma le parole sono una cosa, le carte un’altra. La partita è ancora tutta da giocare e molto probabilmente non basterà quel 2% recuperato a far tacere le proteste dei presidenti regionali. Lo scontro sarà
      durissimo, visto che Umberto Bossi ha già fatto capire che gli enti devono accontentarsi del tavolo sul federalismo (anche qui, parole) che condurrà all’autonomia fiscale. Ancora una volta
      un rinvio ad una riforma di là da venire, mentre la crisi economica colpisce le famiglie in questo momento. Per le Regioni si tratterà di tagliare servizi (o di imporre maggiori tasse locali).
      In Finanziaria è prevista anche l’abolizione del divieto di cumulo tra reddito da lavoro e quello pensionistico. Nulla di più. Ma stando alle indiscrezioni si tenterà con una serie di incentivi di alzare l’età pensionabile.