Manovra al voto di fiducia. Fini: decisione deprecabile

16/12/2009

«Una scelta deprecabile » dice, infastidito, Gianfranco Fini. «Solo una decisione politica che appartiene al governo» replica, secca, la maggioranza. Il presidente della Camera da una parte, il governo e quasi tutto il Pdl dall’altra sono tornati di nuovo ai ferri corti. Al centro del nuovo scontro i commenti del presidente della Camera dopo la decisione del governo di chiedere, nell’Aula di Montecitorio, il voto di fiducia sulla Finanziaria. «Una scelta deprecabile perché impedisce all’Aula di pronunciarsi sulla manovra» ha detto Fini, dopo aver sottolineato il comportamento «non ostruzionistico dell’opposizione » e la possibilità di rispettare i tempi d’esame.
«La questione di fiducia è sempre stata una decisione politica e come tale appartiene alla competenza e alle valutazioni del governo e della maggioranza » hanno subito replicato, con una nota congiunta, i presidenti dei gruppi Pdl e Lega della Camera, Fabrizio Cicchitto e Roberto Cota. Una dichiarazione nella quale ha detto di «identificarsi» perfettamente anche il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Ancor più duro Sandro Bondi, ministro dei Beni Culturali, secondo il quale «la valutazione espressa da Fini, al di là della questione in sé, è destinata, e lo dico a malincuore, a non aiutare l’apertura di un clima politico nuovo. Anzi, rischia di rinfocolare immediatamente le polemiche». «Dalla presidenza della Camera ci si attende l’applicazione e il rispetto dei regolamenti e della Carta Costituzionale e non certo valutazioni sul fatto se sia deprecabile o meno una richiesta di fiducia», ha detto il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, sottolineando che fin qui il lavoro sulla Finanziaria era andato avanti «nel pieno rispetto delle indicazioni ricevute: esame approfondito in Commissione ed eventuale fiducia solo sul testo votato in Commissione ». Che «non è cambiato di una virgola» aggiunge il viceministro dell’Economia, Giuseppe Vegas.
Anche per il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, la presa di posizione del presidente della Camera «ha oggettivamente un significato politico ». Al di là di quel «deprecabile », al Pdl non è piaciuta neanche la valutazione offerta da Fini dei rapporti tra esecutivo
e maggioranza. «La questione di fiducia da parte del governo, che è una prerogativa legittima perché costituzionalmente prevista, non è in alcun modo una decisione tecnica, perché non ci sono ostacoli procedurali, ma è legata a ragioni di carattere politico non rientranti nel rapporto tra governo e opposizione, ma tra governo e maggioranza» aveva detto Fini. «La scelta della fiducia — hanno replicato Cicchitto e Cota — è un segnale politico di conferma della forte condivisione da parte del governo e della maggioranza del testo della Finanziaria licenziato dalla Commissione bilancio». Anche qualcuno dei fedelissimi di Fini ha preso le distanze dal presidente della Camera. «La fiducia la ritengo superflua, ma non deprecabile » ha detto Italo Bocchino.
Lo stesso Fini ieri ha avuto un colloquio telefonico con Silvio Berlusconi, nel quale avrebbe espresso al premier