Manovra: 700 emendamenti per l’Aula

05/11/2007
    domenica 4 novembre 2007

    Pagina 13 – Economia & Lavoro

      Manovra: 700 emendamenti per l’Aula

        Si rischia la fiducia. Morando: «Sulle copertura polemica ridicola. Più spese? No, ci sono meno tasse»

          di Bianca Di Giovanni / Roma

          SORPRESA Il centrodestra grida all’incostituzionalità sulla Finanziaria, per una procedura (la bollinatura della Ragioneria su una proposta del relatore, non del governo) che nell’ultima legislatura non è stata mai – ripetiamo: mai – seguita. Ancora: parla di maggiori spese introdotte in Senato, quando in realtà si tratta di meno tasse – ripetiamo: meno tasse – per cittadini e imprese. Non è finita: definisce norma Pol Pot il tetto agli stipendi dei manager pubblici, ma poi subito dichiara che non darà nessun risparmio. Magari Pol Pot fosse stato così magnanimo.

          Sta di fatto che l’assalto alla manovra da parte del centro destra si nutre di molto fumo, ma di assai poco arrosto. Ma forse qualche consapevolezza su questo già c’è, se è vero che ieri Silvio Berlusconi ha dichiarato: «Non ci aspettiamo momenti di crisi della maggioranza per lunedì». Domani prima prova sulla manovra con il voto in Aula sulle pregiudiziali di costituzionalità. Il senatore a vita Giulio Andreotti va anche oltre: «Sulla finanziaria Prodi non cadrà». Intanto è già iniziata la schermaglia sugli emendamenti: in Aula ne sono piovuti 700, di cui circa 530 della casa delle liberà e il resto di singoli senatori o gruppi minori. L’Unione li ha ritirati tutti. «Apprezzo lo sforzo dell’opposizione che ha ridotto il numero – ha dichiarato il relatore Giovanni lengini – Ma con 700 proposte non si può escludere la fiducia. Mi auguro un nuovo sforzo». Anche nei ranghi di centrosinistra, però, ci sarebebro degli sforzi da chiedere. i diniani insistono perché si sfili quella che chiamano sanatoria dei precari della pubblica amministrazione (in realtà verrà stabilizzato chi ha vinto un concorso o superato un esame, e a precise condizioni). Turigliatto insiste sulle sue 40 proposte, visto che la commissione non ne ha accettata neanche una. I socialisti spingono per quattro misure che li caratterizzano, mentre Willer Bordon chiede mani libere. Insomma, altre fibrillazioni in vista con la maggioranza risicata che c’è a palazzo Madama.

          Intanto continuano le polemiche, spesos sollevate da osservatori che fino a 13 mesi fa non si accorgevano nemmeno di quanto spendesse la macchina pubblica. Evidentemente i tormentoni piacciono. «Il senato ha speso troppo? Fanno davvero ridere – replica Enrico Morando, presidente della commissione Bilancio – Il senato ha alleggerito le spese dei cittadini, eliminando il ticket, aumentando la detrazione sulel rate del mutuo,, introducendo il credito d’imposta per le assunzioni a sud che aumenta in caso di lavoratrici donne, introducendo lo sconto sull’accise del gasolio per il riscaldamento, eliminando il tetto di 50mila euro per lo sconto Ici. Non è spesa pubblica, sono meno tasse. Ma nessuno sembra accorgersene». Ebbene sì, accade anche che si tolgono tasse e balzelli e ci si lamenti: è-troppo-è-troppo.

          Ancora più «divertente» (si fa per dire) l’attacco sul «tetto» agli stipendi dei manager pubblici (circa 270mila euro). «Dicono che non produrrà nulla, che ci sono 25 esenzioni (capirai) – continua Morando – Eppure sono due giorni che mi tartassano di telefonate da tutta Italia , da molte amministrazioni mi dicono che sopra quella cifra ci sono parecchi dirigenti. Qualcosa alla fine si risparmierà pure. Per non parlare degli Ato (gli ambiti territoriali): ce ne asono anche due per provincia. Da giugno saranno soppressi e le competenze passeranno alle province. Scompariranno poltrone di presidente e consiglieri: è un terremoto». Quanto al «caso» di mancata bollinatura (una sorta di visto concesso dalla Ragioneria) sull’emendamento che elimina il ticket sulla diagnostica, Morando parla di decisione «esoterica» e di atteggiamento anche ridicolo dell’opposizione. «La bollinatura ce la siamo autoimposta, perché le norme la prevedono solo per le proposte del governo, non del parlamento – spiega il presidente – Quest’anno per la prima volta accade che ci sia una relazione tecnica anche sugli emendamenti del relatore, cosa mai avvenuta prima. Un fatto di trasparenza. E gli altri protestano». Sul merito, poi, i lati oscuri restano molti. All’inizio il relatore aveva indicato maggiori risparmi dalla Consip (cioè 100 milioni dalla spesa per beni e servizi dei ministeri) e dalla gestione degli immobili demaniali (già si prevedono 400 milioni, se ne sarebbero attesi altri 250). «Due voci attendibili, visto che molte Regioni con gli acquisti centralizzati dimezzano le spese – spiega Morando – e visto che lo stato nella gestione spende molto di più del privato». Ma il governo consiglia di sostituire con due misure: tagli ai costi della politica (che viene approvata) e una parte di cofinanziamento Ue, che viene ritenuta inefficace per la cassa (non per la competenza). Il tesoro accetta, la Ragioneria no, anche se appena 6 mesi fa aveva già approvato quella misura. Più esoterico di così.