“Manifestazione” Plebiscito per il Cavaliere (C.Maltese)

04/12/2006
    domenica 3 dicembre 2006

      Prima Pagina (segue a pag.3) – Interni

      IL PERSONAGGIO

      Il Cavaliere in piazza afferma la sua leadership nel giorno in cui la Casa delle libert� perde i centristi, assenti a San Giovanni

        Un plebiscito per il Cavaliere

          Ruba la scena agli alleati e su Pier dice:"Sar� il figliol prodigo"

            Stravolto l�ordine degli interventi,
            Berlusconi ha preso la parola in
            apertura dei comizi
            Il senatur, guardando la piazza:
            "L�assenza dell�Udc non si nota".
            E il presidente di An assesta un
            paio di legnate al leader centrista
            Ma cos� la Cdl entra in crisi

              Curzio Maltese

              Roma
              Quasi un milione di persone, un�uscita da mito. Fra i tanti Berlusconi-day di questi dodici anni, quello di ieri � stato forse l�ultimo ma uno dei pi� grandiosi. La spallata a Prodi � ormai fallita, la protesta contro il governo quasi un pretesto. La verit� � che Berlusconi ha voluto portare il suo popolo in piazza a Roma per dimostrare ancora una volta d�essere lui il padrone della destra. Vi � riuscito alla grande. Si sono inchinati tutti al signore di Arcore, da Fini in gi�, come vassalli devoti alla religione del berlusconismo. E l�eretico Casini, nei discorsi dal palco e nei commenti, risulta pi� di Prodi il vero nemico. E� stata una celebrazione faraonica, caduta per caso nel giorno stesso in cui l�Italia chiudeva l�avventura in Iraq, punto massimo del suo potere personale a Palazzo Chigi.

              Con il contingente italiano che tornava da Nassiriya senza quei diciannove ragazzi �morti, in fondo, per Berlusconi�, come ammise una volta Gianni Baget Bozzo. Perch� potesse vantare la fama di pi� fedele alleato di Bush e farsi fotografare col cappello da cowboy nel ranch texano di �mister president�.

              Ora Berlusconi chiede all�intero centrodestra d�immolare il proprio futuro politico alla gloria personale del leader.

              Perch� se Bossi pu� dire, guardando la folla, che �l�assenza dell�Udc non si nota� e se Fini pu� attaccare dal palco gli assenti, la verit� politica � un�altra e come spesso contraddice l�immagine. Senza l�Udc si possono riempire le piazze ma non vincere le elezioni e ieri si � consumato uno spettacolare divorzio: la Casa delle Libert� non esiste pi�. Nel centrodestra � cominciata ieri, fra balli e canti, una �profonda crisi politica�, come nota Cossiga. Il centrodestra si � arreso, consegnato, rinchiuso nel pensiero unico del berlusconismo, nel culto personale, fisico del suo ormai settantenne artefice.

              Non c�� stato un solo istante nella giornata in cui la persona di Berlusconi non occupasse l�intera scena. Nemmeno quando hanno parlato gli altri leader. Bossi poco e con fatica, quasi soltanto per rilanciare il solito e disperato appello al ritorno in "gabina" elettorale ma soprattutto per rivolgere auguri e complimenti al padrone di casa. Fini si � preoccupato di coltivare il proprio delfinato non impallando mai il Cavaliere. Si � esibito da spalla, incaricandosi anche del lavoro �sporco� di assestare un paio di legnate sull�assente Casini, in modo da lasciare al capo la generosa offerta di perdono al "figliol prodigo".

              Il resto della corte, deputati e portavoce e organizzatori, si � profuso in un incessante inchino neppure tanto metaforico alla sacra figura del capo. Nel favorire il Berlusconi-day � stato perfino stravolto l�ordine degli interventi e il Cavaliere ha parlato in apertura dei comizi, per la gioia dei fedeli che poi hanno cominciato a defluire dalla piazza quando attaccavano Bossi e Fini.

              All�affresco regale � mancato soltanto un tocco, il discorso del festeggiato. Un po� debole, incerto, a tratti banale, sotto lo standard di populismo incendiario esibito in altre cento occasioni meno solenni. Forse non era al massimo della forma, dopo il malore che l�ha costretto per tre giorni in ospedale. Milioni di occhi non guardavano il palco col Berlusconi in carne e ossa ma erano rivolti al megaschermo per cogliere sul faccione dilatato il minimo indizio dello stato di salute. Fra l�apprensione delle signore in prima fila, che si passavano il cannocchiale puntato come alla Scala: �Come ti sembra? E� pallido? Sta bene?�. Qualcuno si � interrogato sulla ragione per cui Bossi avesse salutato Berlusconi con il motto lombardo che la Padania aveva rivolto a lui dopo l�ictus: �Tegn dur, mai mul�. Quale che sia la verit� clinica, il solo discutere cos� ossessivamente sullo stato di salute testimonia il grado di devozione quasi fisica alla persona del leader.

              E� sicuro in ogni caso che dopo ieri Berlusconi non moller�. A costo di portarsi la destra italiana, almeno come la conosciamo, nel mausoleo di Arcore. Se pure non si candider� alle elezioni del 2011, come la logica suggerisce, sar� comunque lui a scegliere il successore pi� fedele, quasi un prestanome. Fini e Casini l�hanno capito e per questa ragione hanno sciolto l�alleanza che li ha legati per tanti anni, il primo rientrato del tutto nei ranghi di corte, l�altro ormai completamente fuori.

              Berlusconi ha ottenuto l�ultimo plebiscito dal suo popolo. L�ha voluto maestoso, chiaro a tutti. A costo di smentire per l�ennesima volta s� stesso, quello che per cinque anni aveva ripetuto l�anatema contro gli �inutili cortei di perdigiorno�, che aveva paragonato �i colpi di piazza� di Cofferati e dei girotondi ai �colpi di pistola� del terrorismo. Ma chi dovrebbe davvero festeggiare la data del 2 dicembre 2006 � Romano Prodi. In fondo, con le piazze separate, il centrodestra ha testimoniato che l�illusione della spallata � morta. Senza volere, ha consegnato al nemico di sempre una polizza per governare i prossimi cinque anni.