Manifestazione: Il premier chiama, i suoi vanno in barca

07/11/2003

    venerdì 7 novembre 2003

    Lettera aperta all’Ansa per spronare all’unità. Castelli fa sapere che il 19 ha una regata.
    E La Russa: «Mica è obbligatorio». L’Udc non prende posizione

    Il premier chiama, i suoi vanno in barca
    Berlusconi incita a partecipare alla manifestazione contro il terrorismo. Ma gli alleati fanno spallucce

    Simone Collini

    ROMA Non deve essere stato bello, per Silvio Berlusconi, lanciare una proposta, chiamare a raccolta i suoi e ritrovarsi con più defezioni che adesioni. Non deve essere stato bello, specie dopo aver visto il suo governo andare sotto in Parlamento per colpa di una folta truppa di franchi tiratori proprio mentre lui diceva «vado avanti e la coalizione mi segue». E allora può capitare che, pur di convincere gli alleati renitenti, non esiti a ricorrere a singolari iniziative, come scrivere una lettera aperta al direttore dell’Ansa.

    «Se il nuovo terrorismo non distingue, perché dobbiamo distinguerci e dividerci noi?», si chiede il presidente del Consiglio in un paio di cartelle inviate a Pierluigi Magnaschi, nelle quali viene rinnovato l’invito «alle forze politiche della maggioranza» ad aderire alla manifestazione indetta dai sindacati per il 19 novembre a Firenze. A chi parla il premier? Alla Lega, ma non solo. A distinguersi, in questi giorni, è stato soprattutto il Carroccio, con buona pace dell’inviso (ad An e Udc) asse Bossi-Berlusconi.

    «Il 19? Mi spiace, ha una regata di vela», fa sapere il ministro della Giustizia Roberto Castelli. «Mi rifiuto di manifestare a fianco di chi, potenzialmente, potrebbe essere uno di quelli che di giorno condanna il terrorismo e alla sera confeziona i pacchi bomba», dice senza tanti giri di parole il coordinatore della segreteria leghista Roberto Calderoli chiedendo alla Cgil di «farsi un bell’esame di coscienza prima di manifestare contro il terrorismo». E casomai il messaggio non fosse arrivato alle orecchie di Berlusconi sufficientemente forte e chiaro, interviene anche il direttore della Padania Gigi Moncalvo, che attacca pesantemente la Cgil e Sergio Cofferati: «Mai, nella Cgil, si è discusso della volta in cui Cofferati additò pubblicamente Biagi come traditore. Certo, la mano di Cofferati non sparò, ma il suo dito, per quanto involontariamente, ha indicato a qualcuno l’obiettivo».

    Questa è la risposta che ha ricevuto Berlusconi dagli alleati della Lega. Ma con gli altri partner di governo non è che gli sia poi andata molto meglio. L’Udc si è ben guardato dall’esprimere una qualsiasi posizione. An si è detta favorevole a questa «occasione bipartisan»: parole del coordinatore Ignazio La Russa, che ha però precisato: «Non è obbligatorio andare, nemmeno io so se materialmente ci andrò». E Gianfranco Fini si è limitato ad auspicare una «corale partecipazione».

    Se questo è lo scenario all’indomani del suo appello, non stupisce che prima il vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto fa sapere che «occorre ancora definire i termini dell’adesione» alla manifestazione, e poi Berlusconi ricorre alla lettera aperta, così simile nei riferimenti a quanto scritto in un editoriale di ieri del “Foglio” (la reciproca delegittimazione tra gli schieramenti, l’impossibilità di ripetere il modello di unità nazionale realizzato in passato), che per primo ha lanciato la proposta poi rilanciata dal premier. Dice il presidente del Consiglio: «Il nostro è un paese di democrazia difficile, nelle parole e nei fatti. La delegittimazione dell’avversario politico è pratica corrente. Ciò che accomuna è infinitamente meno forte di ciò che divide». Afferma anche che «non è immaginabile una ripetizione, vent’anni dopo, dell’esperienza dell’unità nazionale, con le sue luci e le sue ombre (lo ha giustamente ricordato il ministro dell’Interno, Beppe Pisanu)» (l’ultima volta lo ha ricordato, guarda caso, proprio sul giornale di Giuliano Ferrara di ieri). Ma contemporaneamente sottolinea che «nelle parole e nelle azioni del nuovo terrorismo, che ha concreti legami ereditari con quello della seconda metà degli anni Ottanta, c’è qualcosa che deve spingerci all’unità e alla condivisione simbolica degli stessi valori».

    Insomma, Berlusconi insiste. E casomai gli andasse male con i suoi, punta a convincere quelle forze del centrosinistra che già hanno declinato seccamente l’invito (Comunisti italiani e Verdi, che propongono una manifestazione alternativa da organizzare lo stesso giorno a Roma). «Non c’è nessuna adunata convocata dal governo, come è stato detto in commenti malaccorti», precisa. E poi, visto il poco entusiasmo suscitato tra i suoi stessi alleati, aggiunge: «È ovvio e chiaro di per sé che nessun partito è convocato, a meno che non sia autenticamente convinto della necessità di questa testimonianza».