Manette per l’ipermercato di Cosa Nostra

08/03/2006
    mercoled� 8 marzo 2006

    Pagina 17 – Cronache

    MAFIA – INSTALLATO VICINO A PALERMO MUOVEVA UN GIRO D’AFFARI DI 200 MILIONI

      Manette per l’ipermercato di Cosa Nostra

        Lirio Abbate
        corrispondente da PALERMO

          Un ipermercato della mafia, attorno al quale giravano interessi per 200 milioni di euro, il cui affare per i boss � sfumato grazie alle rivelazioni di due pentiti e alle indagini della Dda di Palermo ha portato all’arresto di manager, professionisti, imprenditori, politici e commercianti. I mafiosi, seguendo le indicazioni di Bernardo Provenzano, volevano trasformare le cosche in imprese, avviando il nuovo corso di Cosa nostra di fare impresa e quindi diventare sempre meno evidente dal punto di vista criminale. L’inchiesta dei pm della Dda Pignatone, Prestipino, De Lucia e Di Matteo, ruota attorno alle dichiarazioni dei collaboratori Francesco Campanella, ex presidente del Consiglio comunale di Villabate, vicino a Palermo, sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2001 e nel 2003, e di Mario Cusimano, indicato come affiliato alla famiglia mafiosa di Villabate. L’indagine mette in risalto anche le protezioni offerte dalla cosca a Provenzano, ricostruendo anche le responsabilit� di altri indagati nel viaggio del latitante a Marsiglia dove � stato ricoverato.

            Si scoprono coinvolgimenti da parte dei responsabili dell’Asset srl di Roma, la societ� che si occupava della progettazione e realizzazione dell’ipermercato, i cui vertici, Paolo Pierfrancesco Marussig e Giuseppe Daghino, sono agli arresti domiciliari per corruzione.

              I flussi finanziari relativi a diverse tangenti sono stati ricostruiti dai finanzieri del nucleo di polizia valutaria di Palermo che collabora alle indagini condotte da carabinieri e polizia. In cella anche l’ex sindaco di Catania, Francesco Lo Presti, titolare di una societ� di intermediazione con sede a Malta, attraverso la quale transitavano tangenti per i politici. Arrestato anche l’ex sindaco di Villabate, Lorenzo Carandino, accusato di concorso in associazione mafiosa. E’ tornato in carcere infine Antonino Mandal�, ritenuto il capomafia di Villabate e padre di Nicola, arrestato a gennaio 2005 perch� aveva organizzato il viaggio di Provenzano a Marsiglia. E proprio al ritorno dalla Francia il padrino venne accolto da un comitato di festeggiamenti che ha poi portato il boss a trascorrere la notte al Jolly Hotel di Palermo.

                Con i fatti di Villabate Campanella collega anche il capogruppo al Senato di Forza Italia, Renato Schifani, che fra il ’94 e il ’98 era consulente del Comune. �Con Antonino Mandal� – dice Campanella – cominciammo a ragionare sul piano regolatore di Villabate. Tutti i cambi di destinazione che concordammo con Mandal� furono passati a Schifani per calarli nella bozza definitiva�. I magistrati ripercorrono anche la vicenda riferita dall’avvocato Giovanni Battista Bruno, vicino a Campanella; il legale ha confermato ai pm di avere incontrato il presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, che avrebbe sollecitato il pagamento di una tangente di 5 miliardi per il centro commerciale.