Mandato a termine per il governatore delle coop

09/11/2006
    CORRIERECONOMIA di Luned� 6 novembre 2006

      Pagina 2 – Attualit�

      Il potere sei tu – Dall’era Consorte all’era Salvatori. Il sistema oggi ha una grossa opportunit� di cambiamento? L’idea circola nel libro di Giulio Sapelli, che anticipiamo

        Mandato a termine per il governatore delle coop

          Riuscir� a passare questa rivoluzione? La risposta l’avremo dopo il congresso di marzo della Lega. Intanto � battaglia

          di Giorgio Meletti

          R iuscir� il mandato a termine per i top manager a sbarcare negli statuti delle cooperative? La risposta l’avremo nel marzo prossimo, in uno dei pi� drammatici congressi della Legacoop. La durata dell’incarico degli amministratori non � un tecnicismo ma un nodo politico. Cos� come l’idea di Vincenzo Visco di trasformare le cooperative in una specie di fondazioni, proprietarie a loro volta di societ� per azioni, generalizzando in sostanza il modello Unipol. In gioco c’� la natura stessa delle coop: un sistema di propriet� diffusa e popolare dell’impresa capitalista, come sembra immaginare Visco, o proprio un modo peculiare di gestire l’impresa?

          Le cooperative devono ridefinire il loro ruolo nel capitalismo moderno sotto il peso di due choc storici. Il primo risale agli anni di Tangentopoli, quando il coinvolgimento delle coop rosse in numerosi scandali spinse l’allora segretario del Pds Achille Occhetto a una drastica presa di distanza da quel mondo. Sotto accusa fin� il rapporto patologico tra coop e politica, che negli anni successivi � stato affrontato con una decisa logica del profitto �senza se e senza ma�, simboleggiata da Giovanni Consorte. Ma proprio qui arriva il secondo choc, quello di un anno fa. Il caso Unipol-Bnl, con il numero uno della compagnia assicurativa bolognese sotto i riflettori della cronaca e della magistratura, ha messo sul banco degli imputati il rapporto tra le coop e la finanza. E se 15 anni fa la ferita riguardava il rapporto con il contesto, adesso in discussione c’� proprio l’essenza cooperativa.

            Da quando i vertici dell’Unipol decisero la drastica defenestrazione di Consorte – alla fine dello scorso anno – il paesaggio � nettamente cambiato. E’ bastato, in quelli stessi giorni, l’arrivo di Mario Draghi al vertice della Banca d’Italia per modificare le regole del risiko bancario, e pi� in generale del potere finanziario. Anche le coop sono costrette a giocare in campo aperto, persi alibi storici come le ragioni strategiche della cosiddetta finanza rossa o la difesa dell’italianit�. E paradossalmente il fallimento della scalata alla Bnl pu� trasformarsi da castigo divino in opportunit� storica. I manager cooperativi pi� avvertiti – soprattutto nel settore dei servizi – hanno capito di potersi giocare la partita dell’innovazione sul piano dei rapporti di lavoro, tema finora considerato poco chic: laddove il capitalismo � afflitto dalle contraddizioni dei meriti e delle aspettative diversificate (come racconta Pietro Ichino), chi meglio di una societ� di lavoratori pu� elaborare una risposta?

              L’idea che il sistema delle imprese mutualistiche, a dispetto di quanti ne predicono l’estinzione, abbia davanti un’occasione aleggia anche nel libro di Giulio Sapelli (�Coop – Il futuro dell’impresa cooperativa�, di cui pubblichiamo un estratto). A partire da una corrosiva diagnosi, facilmente riferibile al gruppo dirigente diessino: �Di norma, le classi politiche riformiste attingono le loro conoscenze dai detentori del potere capitalistico manageriale antiriformista… Tali classi politiche fanno ci� in primo luogo per la sociologica morfologia di se stesse che non consente una conoscenza diretta delle imprese, in secondo luogo, per la loro subalternit� al potere economico dominante�. Una fotografia che chiude i conti con l’ormai mitico �abbiamo una banca� di Fassino a Consorte, cio� con la stagione dei Ds impegnati a difendere le cooperative �imprese come le altre�.

                Invece non possono essere per definizione imprese come le altre. Non sono contendibili, sono societ� di persone e non di capitali. Non potendo per legge distribuire utili, se vanno bene sono costrette a crescere, fino al punto in cui le dimensioni entrano in conflitto con la governance. Tipico il caso delle coop di consumo, i supermercati Coop. Quando i soci sono centinaia di migliaia � chiaro che il loro controllo sui vertici viene meno, a maggior ragione se sono clienti e non lavoratori: per farli votare ci vorrebbe un reality. Si creano cos� gruppi di potere autoreferenziali, che puntano a legittimarsi con gli utili, come qualunque altro management. Silurati Consorte e il suo braccio destro Ivano Sacchetti, l’Unipol ha scelto di farsi guidare dal banchiere Carlo Salvatori, una vita tra Banca Intesa, Banca di Roma e Unicredit. Un manager come gli altri, appunto. Ma che nelle coop pu� diventare eterno. Il caso di Turiddo Campaini, alla guida dell’Unicoop Firenze per pi� di 30 anni, � leggendario. Ma lo stesso Aldo Soldi ha lasciato dopo una vita l’Unicoop Tirreno solo per salire al vertice della potente associazione di settore.

                  Contro l’idea di un limite alla rieleggibilit� dei manager si sta preparando la fiera opposizione di un sistema di potere consolidato. Ma chi la sostiene pensa che sarebbe un modo di rifondare il rapporto tra il lavoratore-padrone e la sua azienda. Cio� l’essenza della cooperativa.