Mancano soldi e l’esecutivo studia alternative

10/09/2007
    lunedì 10 settembre 2007

    Pagina 6 e7 – Primo Piano

    Retroscena
    Mancano soldi e l’esecutivo studia alternative

      Doppio bonus Irpef
      al posto dei tagli
      all’Ici e agli affitti

        PAOLO BARONI
        ROMA

        Informalmente e molto sottotraccia Romano Prodi, dopo la rottura dei rapporti avvenuta a fine luglio, nelle scorse settimane ha ripreso i contatti con i Comuni. Sul piatto la posta in gioco è alta: il taglio dell’Ici sulla prima casa, da cui dipende una fetta importante delle entrate degli enti locali. Conti alla mano i tecnici stanno affinando le soluzioni: visto che i soldi non abbondano l’idea è quella di graduare gli sconti in base ai redditi prevedendo detrazioni Irpef sia per i proprietari che per gli inquilini.

        I comuni, dopo essersi visti sottrarre 4 miliardi di avanzi di bilancio l’anno passato, guardano con molta diffidenza alle proposte in campo. Non sono ovviamente contrari alla proposta di tagliare l’Ici, ma chiedono garanzie. Pretendono compensazioni «contestuali» e soprattutto scritte «nero su bianco». Oppure, in alternativa, rilanciano l’idea dello sconto-Irpef che avrebbe il vantaggio di alleggerire la pressione fiscale sulle famiglie lasciando intatte le entrate dei Comuni. Come ha proposto nei giorni scorsi il sindaco di Firenze Leonardo Domenici che presiede l’associazione dei Comuni.

        In settimana, intanto, arriverà il parere della Commissione bilancio della Camera sul disegno di legge delega in discussione da tempo nel quale, dietro pressione della maggioranza, lo sconto-Ici è già stato fissato in 290 euro per famiglia. Con molta probabilità la Commissione sarà costretta a certificare che un’esenzione secca di questa portata non ha copertura. «L’alternativa – spiega il sottosegretario alle Finanze Alfiero Grandi – è dire che lo sconto viene scaglionato, in maniera tale da consentire al ddl di essere approvato prima del varo della Finanziaria». In caso contrario il bonus-Ici finirà nella manovra di bilancio, dentro al decreto fiscale di fine anno oppure in un collegato. Ma in questo modo l’intervento verrebbe decisamente ridimensionato, perché ancor prima di conoscere le richieste dei ministeri che saranno formalizzate oggi, è certo che le risorse disponibili sono insufficienti ad esaudirle tutte.

        Come prima cosa, a fronte di un extragettito che viaggia attorno ai 4 miliardi, si dovrà capire quanto delle altre spese (gli 11 miliardi indicati nel Dpef) verranno coperte coi risparmi e quanto resterà per i nuovi interventi (incapienti, famiglie con i redditi più bassi ecc). E posto che l’«operazione casa» dovrebbe essere a tutto campo e prevedere una sorta di bonus sia per i proprietari, sia per gli inquilini, il conto è presto fatto: solo lo sconto di 290 euro sull’Ici costa all’incirca 2 miliardi, mentre un intervento analogo a favore delle famiglie in affitto ne costa 1. Per evitare di vanificare i vantaggi dell’operazione si studia la possibilità di procedere per gradi, con «grigliature» che secondo Grandi possono essere effettuate in base al reddito ed alle dimensioni dei comuni per il taglio dell’Ici, oppure legate ai canoni concordati ed ancora una volta al reddito per gli sgravi sugli affitti. Tutti interventi che potrebbero tranquillamente transitare via Irpef, come chiedono i comuni e come prevede un emendamento al ddl delega su cui il governo non si è ancora espresso. Mentre per i cosiddetti «incapienti», che non hanno possibilità di effettuare detrazioni, l’idea è quella di assegnare loro una specie di bonus che verrebbe erogato dai comuni attraverso un fondo apposito.

        Nonostante le molte difficoltà tra le file della Margherita insistono: «Il taglio dell’Ici è una misura popolare, non si torna indietro». «Sbagliano i Dl a farne una bandiera – ribatte Grandi -. Perché questa proposta appartiene a tutta o quasi la coalizione che da tempo si è convinta che questa è l’unica via praticabile per ridurre un poco le tasse: il pretendere tutto e subito è stato uno sbaglio, perché ora il parere della commissione Bilancio è destinato a lasciare un segno».

        Visto dall’esterno il balletto delle cifre e delle proposte sulla Finanziaria inizia già a produrre una certa insofferenza. «Non ne possiamo più – sbotta il segretario della Cgil Guglielmo Epifani -. Vorrei pregare il governo di non fare uscire indicazioni se non quando queste sono ponderate e sono quelle giuste».