Mancano i soldi per la svolta, pensioni nel mirino

23/07/2002

23 luglio 2002



IL RETROSCENA / Riduzione delle tasse, opere pubbliche e nuova scuola in forse, ministri in allarme

Mancano i soldi per la svolta, pensioni nel mirino

      ROMA - «Non c’è Consiglio in cui non si affronti il nodo economico, e non c’è volta in cui un ministro non si lamenti per la carenza di risorse. Anche i fondi per la siccità sono stati reperiti attraverso uno stratagemma, tutto si basa su una logica emergenziale. D’altronde, se è vero che abbiamo ereditato dall’Ulivo conti disastrosi, è anche vero che la nostra Finanziaria non ha centrato l’obiettivo. E Berlusconi ne ha preso coscienza». Tra i rappresentanti del governo non c’è irritazione né sorpresa per l’esternazione del premier, perché tutti sapevano quanto il Cavaliere ha spiegato ieri: la realtà del bilancio sta appesantendo lo slancio necessario per superare l’asticella delle riforme. E c’è chi interpreta le sue parole come «un segno di pessimismo» persino rispetto al taglio delle tasse annunciato da Palazzo Chigi per i redditi più bassi, perché «al momento – sussurrano nel centrodestra – non sembrano esserci i margini, ma, siccome si spera in un’inversione di tendenza, nessuno oggi ha interesse a parlarne». Ecco come la riforma fiscale si incrocia con il tema delle riforme istituzionali: a Berlusconi serviva aprire un’officina attorno alla Costituzione, vista la difficoltà di aprire i cantieri. Anzi, a sentire autorevoli esponenti della Cdl, le grandi opere pubbliche rischiano di rimanere tali solo sulla carta, «perché non ci sono nemmeno i soldi per i progetti esecutivi. Figuriamoci per posare la prima pietra». E se il Cavaliere ha nuovamente tagliato il nastro della stagione costituente, annunciando che ricercherà il consenso dell’opposizione, non lo ha fatto per ricucire con l’Ulivo – colpevole di aver varato a colpi di maggioranza la riforma federalista -, ma per sanare lo strappo con il Colle. Nei giorni scorsi si era già mosso il presidente del Senato e «la clamorosa sculacciata di Pera a Berlusconi» ha stupito un ministro non centrista, «perché mi chiedo cosa sarebbe successo se lo stop fosse venuto da Casini».
      Il grido di dolore del premier non solo irriterà la Moratti, che più volte ha minacciato le dimissioni se non avrà i soldi per la riforma scolastica, non solo spiazzerà Fini, che aveva preannunciato al parlamentino di An i fondi per il comparto sicurezza, l’ «ahimè» del Cavaliere che anticipa ai ministri ciò che i ministri già sapevano è letto nella maggioranza come un «preavviso» di future scelte draconiane in politica economica. Lo si intuisce dal ragionamento di Follini, quando avvisa che «se la tassa più salata l’abbiamo pagata a Bin Laden, è anche vero che la crisi internazionale ci costringerà ad affrontare con tutta l’equità possibile i nodi strutturali. Pensioni comprese». Il presidente del Ccd apre uno squarcio sul capitolo più temuto dai sindacati che hanno appena firmato il Patto per l’Italia. Ma nella Cdl in molti sostenevano da settimane che, dopo l’accordo, «prima o poi» si sarebbe dovuto affrontare il problema, «perché prima o poi ce lo chiederà l’Europa».
      Ecco il punto attorno alla quale discutono in privato le più alte cariche politiche, istituzionali ed economiche. Non è dato sapere se l’argomento sia stato affrontato da Casini e Fazio nel corso del loro recente incontro, e se questo tema sia stato anche al centro di un colloquio tra il premier e il governatore di Bankitalia. E’ certo che Berlusconi conosce la questione, sa che – superato il ciclo elettorale – Germania e Francia difficilmente saranno disposti a essere «indulgenti» con l’Italia sui conti pubblici. Non è un mistero che, dinnanzi alle critiche dei colleghi di governo, più volte Tremonti si sia difeso attaccando, «perché, se servono risorse per le riforme, bisogna tagliare da altre parti». E le riforme servono alla Cdl, se vuole presentarsi alle elezioni Europee con qualche risultato nel carniere. Il 2004 sarà un anno decisivo per il centrodestra, «allora – come disse Bossi a Mastella il giorno della fiducia – ci conteremo. E io deciderò cosa fare». Ma quel giorno non sarà solo un problema del Senatùr. Lo sarà soprattutto per Berlusconi.
Francesco Verderami