Mamme, il 40%torna in ufficio

11/02/2011

E’ la quota di chi trova un lavoro full time dopo aver cresciuto i figli
Per favorire la crescita economica nei prossimi anni, i Paesi e le aziende di tutto il mondo dovranno fare in modo che ci sia un numero maggiore di talenti e con maggiori competenze. Eppure, ancora nel 2011, l’ 85%delle donne che hanno lasciato il lavoro per crescere un figlio vorrebbero rientrare al lavoro ma solo il 40%trova un’occupazione full-time. La «sete» di tecnici — A causa dell’invecchiamento della popolazione e della sempre più frequente mobilità globale dei beni, dei capitali e delle risorse umane di qualità c’è infatti il rischio che ci possa essere una carenza di tecnici, manager, personale qualificato in ogni campo. Professionisti che saranno richiesti soprattutto nei settori del commercio, trasporto, comunicazione nei Paesi in via di sviluppo. Nei prossimi due decenni ci sarà un rialzo della domanda di più del 10%in questi ultimi di esperti nel comparto manifatturiero. E tra le nazioni che dovranno porre rimedio per prime: la Cina avrà bisogno di raddoppiare i propri profili «high skilled» entro il 2020 perché già adesso il 12%dei residenti ha più di 60 anni, mentre Canada, Germania, Inghilterra e Stati Uniti necessiteranno di più immigrazione e una migliore preparazione scolastica. Per il 2030 gli Usa infatti dovranno far entrare nel mondo del lavoro 25 milioni di persone e l’Europa 24 milioni. A rivelare questi dati è il report «Global Talent Risk-Seven Responses» , commissionato dal World economic forum a Boston consulting group, che ha analizzato la possibile mancanza di talenti tra il 2020 e il 2030 in 25 Stati, 13 settori, in nove diversi ruoli. Le previsioni — «La crisi dei talenti colpirà ogni regione del mondo nel prossimo decennio. Il problema non è solamente riferibile ad una scarsità "localizzata"dei talenti, ad esempio maggiore in Italia e minore negli Usa; bensì ad una scarsità "temporale"che persisterà per molti anni a venire. Un deficit che ridefinirà le attuali politiche di gestione del capitale umano e i modi di fare business per molto tempo» , afferma Gennaro Casale, partner e managing director di Bcg, per il quale la comunità internazionale e i governi devono quindi impegnarsi ad agire sin da subito, adottando politiche educative e migratorie più efficienti, stimolando la collaborazione tra gli Stati e le imprese. Le «sette soluzioni» suggerite per migliorare la situazione sono infine: introdurre una pianificazione strategica della forza lavoro necessaria per soddisfare le esigenze future; facilitare la migrazione per attrarre talenti a livello globale, anche con riforme della burocrazia che in alcuni Paesi come l’Italia è molto complessa e non incoraggia l’entrata di giovani stranieri, come per esempio gli americani; favorire la circolazione dei cervelli; aumentare la possibilità d’impiego con una formazione più avanzata anche dal punto di vista tecnologico; avvantaggiare la mobilità temporanea e virtuale; estendere maggiormente la scelta per esempio alle donne e ai professionisti più anziani e alle categorie svantaggiate; sviluppare un percorso per diventare talenti.