Mai dire broglio (M.Travaglio)

30/11/2006
    gioved� 30 novembre 2006

    Pagina 10 – Politica

      Uliwood party

      Mai dire broglio

        Marco Travaglio

        L’altra sera, a Porta a Porta, Gianfranco Fini festeggiava con l’insetto l’iscrizione di Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani nel registro degl’indagati della Procura di Roma per diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico. La qual cosa dimostrerebbe, ad avviso di Fini, che la videoinchiesta di Diario � una bufala. Elementare, Watson.

        A seguire fino in fondo il ragionamento di Fini, che ha portato in Parlamento dieci fra imputati e indagati, � come dire che An � un’associazione a delinquere. In realt� l’iniziativa della Procura di Roma, in linea con la migliore tradizione della casa, non implica nulla sul merito del dvd. Anche perch� i pm han fatto sapere che non procederanno ad alcun riconteggio delle schede, nemmeno a campione, per verificare se la denuncia di Diario sia fondata o meno.

        Il che lascia prevedere che, alla fine, tutto si concluder� col peggiore degli esiti, il nulla di fatto: archiviati i due giornalisti, archiviati i presunti brogli e con gli eventuali autori. Pari e patta, come chiede a gran voce tutta la casta politica, da Bertinotti a Fini.

        In attesa del pareggio che fa contenti tutti (a parte, si capisce, i cittadini), lo strepitoso revival giudiziario degli anni 50, con i giornalisti indagati per un polveroso reato di opinione, lascia aperte due domande.

        La prima riguarda l’interpretazione piuttosto singolare che i pm romani danno dell’obbligatoriet� dell’azione penale. Sotto la loro giurisdizione, sull’asse via del Plebiscito-Montecitorio (o, in alternativa) Palazzo Chigi, si agita un ometto di Stato che da undici anni non fa che parlare di brogli, cio� – nell’ipotesi dei sagaci pm capitolini – turba l’ordine pubblico con notizie false o esagerate o tendenziose. Con due differenze, rispetto a Deaglio e Cremagnani: lui i brogli li attribuisce alla sinistra; e non porta mai, a suffragio delle sue accuse, uno straccio di indizio.

        La prima volta fu quando perse le sue prime elezioni, le regionali del ’95, quelle delle bandierine di Emilio Fede: visto che gli exit-poll lo davano ben messo, mentre dalle urne usc� a pezzi, concluse che �la gente s’� sbagliata, erano giusti gli exit-poll� (26-4-95). Il 21 aprile ’96 fu raso al suolo da Prodi. E cominci� a ripetere che la sinistra gli aveva fregato un milione di voti. Nell’aprile 2001 invent� il broglio preventivo, annunciando che di l� a un mese la sinistra avrebbe imbrogliato sulle schede: �Gi� nel ’96 un milione e 171mila schede sono state distrutte. In Italia la sinistra ha una lunga tradizione di brogli� (14-4-2001). Alla vigilia delle ultime elezioni, l’ometto di Stato ricominci� a turbare l’ordine pubblico con notizie false e tendenziose, avvertendo i suoi seguaci che, �secondo mie informazioni, i professionisti della sinistra ci hanno sottratto circa un milione e 700mila voti� (ma non erano un milione e 100) e si accingeva a scippargliene almeno altrettanti il 9 e 10 aprile 2006. Perci� invit� alla vigilanza democratica e diede vita al �Motore Azzurro�, affidato alle cure di un personaggio al di sopra di ogni sospetto: Dell’Utri. Perse le elezioni, cominci� a gridare ai �brogli della sinistra� prim’ancora di conoscere i risultati e rifiut� sempre, fino a oggi di riconoscere la sconfitta e la legittimit� del governo Prodi. Ora, dovendo scegliere, chi � che turba di pi� l’ordine pubblico: due giornalisti che raccolgono indizi e fanno domande, o un ex premier con milioni di seguaci che li arringa con toni da guerra civile delegittimando tutte le istituzioni? Che c’� di pi� falso e tendenzioso di un presidente del Consiglio che, mentre deve assicurare la regolarit� del voto, accusa l’opposizione di brogli che non possono essere avvenuti per la semplice ragione che non s’� ancora votato? Ma contro quest’ometto la Procura di Roma non ha proceduto ad alcuna iscrizione o interrogatorio, n� si � mai sognata di chiedergli le prove di quanto va cianciando da undici anni. Strano, nevvero?

        La seconda domanda riguarda il mondo della cosiddetta informazione. Nei giorni scorsi abbiamo letto accorati appelli in difesa di un giornalista spione al soldo del Sismi e di vari giornalisti telecomandati da Moggi. Nulla di tutto questo, invece, per la tragicomica incriminazione di Deaglio e Cremagnani. Anzi, i noti garantisti Belpietro, Feltri, Ferrara e Vincino non hanno saputo trattenere un piccolo orgasmo. La prossima volta, prima di indagare sui brogli, converr� iscriversi al Sismi o alla Gea World. O pi� semplicemente alla P2, che si porta su tutto.