Magri i redditi da lavoro, ma i ricchi sono sempre più ricchi

24/12/2004

    venerdì 24 dicembre 2004

    analisi

    IL LISTINO ITALIANO HA CORSO PIÙ DI TUTTI NEL 2004. GUADAGNATO IL 14 PER CENTO DA GENNAIO. IL MIBSTAR E’ SALITO DEL 23 PER CENTO
    Magri i redditi da lavoro, ma i ricchi sono sempre più ricchi
    Nonostante la crisi, Piazza Affari regina delle Borse europee. Chi può, compra azioni

    Francesco Spini

    ITALIANI che non spendono, italiani che investono. Se i negozianti non festeggiano, in Borsa stappano champagne. In questo stentato 2004, in cui gli italiani si sono riscoperti meno propensi ad aprire il portafoglio e che alla vigilia di Natale invadono le strade e meno i negozi, la Borsa di Milano, per dirla con il rigore del suo amministratore delegato Massimo Capuano, si appresta ad archiviare «un anno estremamente positivo». Vediamo i numeri. Il nuovo indice di Piazza Affari, l’S&P/Mib, che ha mandato in pensione il vecchio Mib30 riunendo i 40 titoli a maggiore rappresentatività (e flottante), guadagna da inizio anno oltre il 14%, mentre il caro vecchio Mibtel supera il 17%, il MibStar (che calcola l’andamento del circolo ristretto dei titoli ad alti requisiti) viaggia addirittura a +23%.

    Non sono briciole se solo consideriamo come si stanno comportando le altre piazze finanziarie: a ruota del nostro Mibtel c’è solo l’esotico Hang Seng della Borsa di Hong Kong (+13%). Gli altri sono distanziati, con l’americano Standard & Poor’s 500 a +8,5%, senza contare la svalutazione del dollaro che bene agli investimenti certo non fa. Insomma la Borsa milanese ha battuto tutti, e ha visto aumentare la capitalizzazione dai 487 miliardi di euro di fine 2003 ai 571,3 al 20 dicembre, facendo salire al 42,4% il rapporto con il prodotto interno lordo. Così nei primi 11 mesi dell’anno (sono i dati ad oggi disponibili) il totale del denaro raccolto da Piazza Affari è salito a 13,40 miliardi di euro: 2,34 sono andati a finanziare le imprese. L’anno ha visto il ritorno dei collocamenti, con ben 8 debutti: da Terna ad Azimut, da Geox a Dmt, per una raccolta di 2,7 miliardi.


    Insomma, proprio mentre il consumatore sembrerebbe tirare la cinta, apre all’investimento in Borsa? Spiega Giovanni Ajassa, economista a capo del Servizio Studi di Bnl: «Consumi e Borsa stanno agli opposti di una lunga catena. La prima scelta di allocazione del reddito sono proprio i consumi. L’ultima, invece, è proprio quella che riguarda l’investimento più rischioso, quello azionario, cui viene destinata una minima parte della rimanenza del reddito: il risparmio». E proprio quest’ultimo nell’anno che va chiudendosi è tornato protagonista nei sogni degli italiani. «Anche se resta una buona fetta (la metà) di italiani che non riesce a risparmiare – dice l’economista -, aumenta per tutti la voglia di farlo di fronte a molte incertezze legati al futuro pensionistico, lavorativo, sanitario». Proprio tale incertezza da un lato provoca «una maggiore oculatezza e morigeratezza nei consumi», dall’altro però spinge «ad accantonare qualcosa per fronteggiare gli imprevisti del futuro».
    Ma questo non basta a giustificare un certo ritrovato amor di Borsa, dove gli scambi medi giornalieri sono aumentati del 7,6% rispetto al 2003. «Una chiave di lettura dell’interesse per la Borsa è da ricercare piuttosto nell’altra variabile per le famiglie: la ricchezza». Già perché mentre se a reddito stiamo messi come stiamo messi, a ricchezza non ci si può lamentare.

    «Quest’anno – spiega Ajassa – la crescita del Pil è stata contenuta, i redditi da lavoro non sono stati brillanti, ma la ricchezza delle famiglie a metà 2004 ha raggiunto il massimo storico a 3 mila miliardi di euro». Merito soprattutto delle case (pesano nella ricchezza per il 60%) che si sono rivalutate in presenza di tassi bassi, mettendo il turbo ai patrimoni dei più fortunati. E chi ha registrato plusvalenze ad esempio proprio sulla vendita di un immobile si è rivolto alla Borsa. «Una scelta dettata spesso dalla disperazione – commenta Antonio Cesarano, a capo della ricerca di Mps Finance -. I rendimenti dei titoli di Stato ai minimi hanno convinto molti investitori a tornare proprio sulla Borsa Italiana che offre molti titoli (rispetto ad altre piazze) del settore delle utility, tra ex municipalizzate e colossi dell’energia. Questi, anche solo attraverso i loro dividendi, offrono rendimenti ben superiori non solo ai Bot, ma anche alle loro stesse emissioni obbligazionarie a 10 anni». E se la Borsa, nella sua crescita, ha guardato poco alla situazione economica italiana ed europea, ha saputo trovare altri spunti. Secondo Andrea Beltratti, docente all’Università Bocconi «il suo buon andamento è stato legato a storie specifiche di titoli a grande capitalizzazione quotati a Milano, come Eni che ha beneficiato dell’andamento del petrolio, Telecom-Tim sull’onda della ristrutturazione societaria, Enel con dividendo straordinario e terza tranche».

    Eventi di richiamo insomma, che hanno messo in secondo piano i dati economici poco confortanti. Ora si tratta di capire se l’anno prossimo Milano saprà replicare la performance. «Piazza Affari potrà ancora essere effervescente, ma solo se – avverte Beltratti – si vedranno prospettive di ripresa economica almeno a partire dal 2006. In caso contrario è difficile pensare a un anno particolarmente positivo».