Maggioranza compatta all’assalto del tesoretto

15/06/2007
    venerdì 15 giugno 2007

      Pagina 4 – Primo Piano

        CONTI PUBBLICI
        VERTICE DELL’UNIONE

          Maggioranza compatta
          all’assalto del tesoretto

            ANTONELLA RAMPINO

            ROMA
            La sinistra canta vittoria, il governo pure, ma in realtà nulla è stato ancora deciso. In una giornata di vertici, il governo ieri ha affrontato lo spinosissimo nodo della fase due. «Il rilancio, dopo il risanamento», per dirla con Prodi. «La redistribuzione, dopo il risanamento», come ha ammesso anche Tommaso Padoa-Schioppa soddisfacendo l’esigenza di «risarcimento sociale» della sinistra massimalista, ma contemporaneamente esponendosi alle più disparate ed esose richieste, e proprio in una giornata in cui da Bruxelles e da Francoforte arrivavano gli ennesimi moniti a destinare le risorse alla riduzione del disavanzo. Tanto che poi, in fine giornata, sia da Palazzo Chigi che da Via XX Settembre, si diramavano note il cui succo era: non ci sono soldi per far tutto.

            Il tavolo di trattativa tra Prodi, Padoa-Schioppa e i capigruppo dell’Unione, preceduto a sua volta da una colazione a Palazzo Chigi presenti i vicepremier Rutelli e D’Alema e il sottosegretario Enrico Letta (definito da un testimone «lungo, e molto faticoso»), è stato interlocutorio al punto che si è chiuso con un appuntamento al prossimo 25 giugno: «Aspettano di incontrare prima i sindacati, la cui linea è la ridotta della sinistra», chiosa il capogruppo dell’Udeur Mauro Fabris, scuotendo la testa. Dentro, Udeur e Italia dei Valori avevano ribadito quel che al vertice della mattina aveva detto anche Rutelli: le parti sociali non sono solo i sindacati, ci sono anche le imprese piccole e piccolissime, che chiedono la revisione degli studi di settore. Pare che da parte del governo non ci sia stata alcuna risposta. Perché la linea è ancora quella dell’attendismo, del temporeggiamento: il dossier è stato insomma appena istruito.

            Acquisita l’ammissione del ministro dell’Economia, restano aperte le modalità: il governo disporrà del tesoretto (forse) per decreto, ma l’entità verrà quantificata entro fine mese, «sempre che l’andamento delle entrate per il 2007 confermi la tendenza registrata nel 2006», ha detto Padoa-Schioppa. Dunque, la cifra potrà superare i 2 miliardi e mezzo di euro, ma ancora non si sa di quanto: come dire che il ministro si riserva di decidere come e quanto spendere. Secondo poi il capogruppo dei Comunisti italiani Pino Sgobio, Tps avrebbe assicurato alle sinistre non solo che non intende «destinare tutte le risorse alla riduzione del debito», ma anche «che si può sforare il rapporto deficit/Pil, che al momento è al 2,3 per cento, di qualche decimale». E probabilmente proprio queste «ricostruzioni» hanno poi indotto Padoa-Schioppa a definire «inquietanti» le richieste che girano e che, a esaudirle tutte, non basterebbero 16 miliardi.

            La linea di mediazione politica con le sinistre, alla quale Prodi lavora anche attraverso un filo diretto con Franco Giordano, al momento sembra reggere. Con qualche prima crepa. Non solo ieri Paolo Ferrero faceva sapere a Tps che «due miliardi e mezzo per pensioni e welfare è impensabile, è troppo poco», soprattutto le sinistre puntano ad affrontare la riforma delle pensioni a luglio e non a settembre, come sembra al momento orientato a fare il governo. E questo perché in quest’ultimo caso le pensioni finirebbero nel tritacarne della Finanziaria. Qualcosa in più lo si capirà oggi, perché molto dipende dalla linea di mediazione che verrà individuata, se verrà individuata, con i sindacati. «Dobbiamo scegliere la possibilità più idonea per i tempi parlamentari» è la spiegazione che offre l’ulivista Anna Finocchiaro, «perché il Dpef arriva in Aula il 28 giugno, e tra fine luglio e agosto chiudono le Camere».

            Estremamente significativa la polemica politica che ha inaugurato il lungo vertice. «Prodi e Padoa-Schioppa si sono presentati come i risanatori, come quelli che ci mandano i provvedimenti per poi vederseli bloccare da noi», sbuffava con i suoi Dario Franceschini, il capo dell’Ulivo alla Camera. E questo perché i capigruppo di Montecitorio sono stati bacchettati per aver limato il decreto sulle liberalizzazioni, limitandone l’efficacia. «E’ chi sta da questa parte del tavolo che esprime il governo, non viceversa», ha replicato duro Franceschini. Beh, ha chiosato Prodi alla fine di un battibecco che ha coinvolto tutti i capigruppo della Camera, «anche io ho da ridire su come vi comportate voi in Parlamento». Perché i rapporti tesi non sono solo quelli all’interno della coalizione, ma anche e soprattutto tra maggioranza e governo. Riformisti e sinistra massimalista paiono però aver ormai compreso il gioco del governo, voi litigate tra voi, così poi a decidere saranno Prodi e Padoa-Schioppa. Tanto che c’è un via libera della sinistra-sinistra anche sul taglio dell’Ici così caro a Rutelli. Sempre che Tps trovi i soldi, nelle pieghe del bilancio dello Stato, e magari tagliando la spesa.