Maggioranza alla resa dei conti sulle pensioni

12/01/2004



12 Gennaio 2004

FORZA ITALIA E CARROCCIO VOGLIONO ANDARE AVANTI COMUNQUE. AN E CENTRISTI SONO PER IL RINVIO
Maggioranza alla resa dei conti sulle pensioni
Oggi vertice decisivo per preparare l’ultimo incontro con i sindacati
ROMA
Maggioranza alla resa dei conti sulle pensioni. Alla vigilia dell’incontro (in programma alle 12) di palazzo Chigi con Cgil-Cisl-Uil, si risolverà in un vertice politico mattutino il duello tra chi nel governo sostiene la linea del dialogo con le confederazioni, a costo di annacquare il progetto di riforma pensionistica, e chi intende andare avanti per una rapida approvazione del progetto, a costo di scatenare una mobilitazione sindacale a pochi mesi da delicate elezioni. Non è chiaro chi parteciperà alla riunione: presumibilmente, ci saranno i diversi ministri che in rappresentanza dei partiti della Casa delle Libertà si sono più o meno occupati di pensioni, da Rocco Buttiglione (Udc) a Roberto Maroni (Lega), da Gianfranco Fini (An) a Giulio Tremonti.
Il primo progetto di delega sulle pensioni venne presentato nel lontanissimo novembre 2001, e da allora di incontri presumibilmente «decisivi» se ne sono tenuti moltissimi. Così come da sempre è noto a tutti che nel centrodestra ci sono valutazioni molto diverse sulle scelte da compiere, con perplessità e dubbi sull’opportunità di rischiare di pregiudicare le sorti elettorali della Cdl sfidando le confederazioni su di un tema socialmente delicato come quello delle pensioni. Valutazioni diverse, che però si sono sempre ricomposte. Stavolta, però, la situazione è differente, e i due punti di vista («dialogante», propugnato da An e Udc, e «coraggioso», sostenuto dalla Lega e da Forza Italia) dovranno confrontarsi apertamente: il governo dovrà infatti comunicare a Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti se intende aprire un negoziato che richiederà tempo e imporrà revisioni drastiche del progetto di riforma, oppure se sceglie di andare avanti con l’esame parlamentare del provvedimento, «congelato» in Commissione Lavoro del Senato. Nel primo caso, appare inevitabile che l’eventuale intesa cui potrebbe approdare il confronto preveda «due tempi»: via libera del sindacato al riassetto e rilancio dei fondi pensione, oltre alla correzione degli incentivi per chi rinuncerà al pensionamento, e rinvio (presumibilmente al 2005, nel quadro della verifica della legge Dini già prevista) della modifica dei requisiti e delle prestazioni pensionistici. Incassando una disponibilità delle confederazioni a rivedere al ribasso certe voci di spesa. In alternativa, andare avanti in Parlamento, a rischio di pagare un prezzo elettorale, facendo qualche concessione in tema di decontribuzione e di volontarietà del conferimento delle liquidazioni ai fondi pensione.
Impossibile fare previsioni sulle conclusioni della riunione che dovrà dettare la linea con cui il governo si presenterà all’appuntamento con i segretari generali di Cgil-Cisl-Uil. Sicuramente, si eviterà di accettare la pregiudiziale posta dai sindacati del «ritiro della delega». Possibilmente, si cercherà comunque di lasciare aperto un canale di confronto. Una strettoia davvero angusta: si tratterà di soppesare convenienze e opportunità. Meglio rischiare di deludere i mercati finanziari facendo sostanzialmente marcia indietro sulla riforma, o rischiare una forte conflittualità sociale in tempi di elezioni, col crescente malcontento legato ai salari troppo leggeri? A complicare le cose, l’accavallarsi della verifica politica di maggioranza, aperta su due versanti opposti da Gianfranco Fini e Umberto Bossi; le polemiche sul ruolo e il peso di Giulio Tremonti; la volontà di Silvio Berlusconi di non dare l’impressione di un governo in «ripiegamento».
Il sindacato attende. Ieri, hanno parlato soprattutto i rappresentanti della linea «morbida» nel governo. Il ministro per le Politiche comunitarie Rocco Buttiglione è tornato ad auspicare un «un confronto più ampio» con i sindacati. Un confronto – ha detto il ministro Udc – che «dal tema delle pensioni si estenda a quello del welfare e della politica economica». Per il suo collega delle Politiche agricole, Gianni Alemanno, le pensioni possono evitare di entrare nella verifica politica, ma solo «se si trova una soluzione su cui concorda tutta la Casa delle Libertà». E in ogni caso la verifica dovrà avere in agenda «la riforma del welfare ed il metodo del dialogo sociale».