Maggio, produzione ferma

13/07/2004


        Torino


martedì 13 luglio 2004

L’ISAE PREVEDE UN ANDAMENTO CON NOTEVOLI OSCILLAZIONI
Maggio, produzione ferma
Sindacati: non c’è crescita
Il governo: segnali positivi

L’Istat: +2,4% nel confronto con un 2003 totalmente negativo
Dal Cer allarme sui conti pubblici: il pil salirà solo dell’1 per cento
Vanni Cornero

Un incremento annuo del 2,4% per la produzione industriale di maggio con la precisazione che l’indice corretto per giorni lavorativi (21 nel 2004 come nel 2003) è aumentato del 2,7%, facendo segnare il dato è il più alto da 18 mesi a questa parte. Ma a raffreddare parecchio l’effetto di questo risultato comunicato ieri dall’Istat c’è, in parallelo, un’altra rilevazione dell’Istituto di statistica, da cui emerge come, rispetto ad aprile, l’aumento sia invece nullo. Una situazione che, nel complesso, da parte del governo viene letta in chiave positiva perchè conferma la ripresa economica, ma al contrario, da parte sindacale e di alcuni analisti, denuncia una notevole fatica del nostro Paese a sfruttare con profitto la crescita dell’economia mondiale ed evidenzia la necessità di una nuova politica in grado di rilanciare la produttività.

La pensa così il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta: «I dati di maggio confermano che il Paese non sta crescendo – dice – e che bisogna imboccare una strada diversa da quella dei tagli, dall’effetto assolutamente depressivo per l’economia». E, secondo un gruppo di economisti sul sistema Italia pesano gli elevati costi del lavoro, uniti alla bassa produttività. Senza dimenticare, inoltre, la frenata dell’export causata dalla forza dell’euro e la sempre più agguerrita concorrenza internazionale. Un mix di fattori che, sommati alla stagnazione dei consumi interni, fa del nostro Paese il fanalino di coda della zona euro. Come dichiara Marco Valli, di Ubm, all’agenzia Reuters: «La crescita mondiale è ai massimi degli ultimi vent’anni, mentre l’Italia mostra numeri appena decenti».


Il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, si rifiuta però di vedere le cose in questi termini: «Il dato è positivo, perchè stabilizza quello precedente», dice il ministro, con il quale concorda il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi: «Ci sono buoni indicatori oggi per quanto riguarda l’incremento della produzione industriale, quindi c’è ripresa – sostiene Sacconi – Ora dobbiamo renderla più consistente con misure di impulso alla crescita che sono allo studio proprio in queste ore. La ripresa c’è ed è una ripresa con occupazione, come anche l’Ocse ci rappresenta e tutti gli indicatori ci confermano».


A questo punto vediamo il rapporto dell’Istat. Innanzitutto produzione industriale a maggio +2,4% rispetto allo stesso mese 2003 e una variazione nulla su aprile. Segue una precisazione: «Anche se il numero dei giorni lavorativi è stato lo stesso a maggio di quest’anno come a maggio del 2003, il dato corretto cambia per i calcoli statistici legati alle festività come il 1 maggio o la Pasqua e ai giorni di ferie corrispondenti. Il dato corretto per giorni lavorativi presenta, rispetto a maggio 2003, variazioni positive in tutti i raggruppamenti di industrie: l’incremento è del 5,5% per i beni di consumo (+6,1% per i beni durevoli e +5,5% per i beni non durevoli), del 3,6% per l’energia, del 2,3% per i beni strumentali e dell’ 1,1% per i beni intermedi. Rispetto ad aprile 2004, l’energia mostra un aumento del 2% e i beni strumentali dello 0,2%. In calo invece i beni intermedi (-1,3%) mentre i beni di consumo hanno presentato una variazione nulla (+0,7% per i beni non durevoli, -1,9% per i beni durevoli). L’indice della produzione corretto mostra quindi una risalita che però, sottolineano all’ Istat «si confronta con una fase particolarmente negativa dell’ anno scorso». Nei primi cinque mesi dell’ anno, invece, la produzione è aumentata dell’ 1,7% a livello grezzo e dello 0,6% a livello corretto.


Sulla base dei dati Istat fa le sue considerazioni l’Isae: «La produzione industriale nei prossimi mesi resterà stabile ma con notevoli oscillazioni. In particolare, si prevede un leggero calo in giugno (-0,3%), che porterebbe la variazione nel secondo trimestre a +0,2%, seguito da un buon incremento in luglio (+1,6%) e da una nuova diminuzione ad agosto (-1,6%), mese soggetto a una maggiore incertezza a causa della forte variabilità che lo caratterizza».
Tutto questo mentre dal Cer arriva un segnale d’allarme per i conti pubblici, che, dicono gli analisti: «In una prospettiva di medio periodo restano a rischio e contemporaneamente, visto il contesto internazionale, non può essere esclusa l’eventualità di una riapertura del differenziale sui tassi di interesse in danno del nostro Paese». Secondo il Centro Europa ricerche, che anticipa i contenuti del secondo rapporto del 2004, in via di pubblicazione, il deficit italiano, dopo la manovra correttiva presentata all’Ecofin di Bruxelles, quest’anno si attesterà al 3,1% del Pil, per poi passare al 3,9% nel 2005. Il Cer per quest’anno prevede una crescita economica dell’1,0% e un debito pubblico a quota 106,8% del Pil e commenta: «Nel momento stesso in cui si consolidano i segnali di ripresa, tornano a manifestarsi gli affanni per il deficit nazionale, con una crescita che non è sufficiente ad evitare la necessità di interventi correttivi sull’andamento dei conti pubblici».