Maggio di piazza: Ogni due giorni uno sciopero

15/05/2007
    martedì 15 maggio 2007

    Pagina 13 – Politica

      LA ROTTURA TRA RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI E GOVERNO

        Maggio di piazza
        Ogni due giorni
        c’è uno sciopero

        Raffaello Masci
        ROMA

        Tra sindacato e governo di centrosinistra – governo potenzialmente «amico» e «sensibile» – l’atmosfera è pessima, e i fatti lo dimostrano: 10 scioperi (per un totale di 20 agitazioni in corso) da qui al 4 giugno, una gragnuola di colpi come non si vedeva da tempo. «C’è molta delusione per la politica economica» racconta una fonte vicina ai vertici sindacali. Per questo oggi si tenta una ricucitura difficile. Alle 16 i tre leader sindacali – Epifani, Angeletti e Bonanni – andranno alla Camera per incontrare Rutelli e Fassino. Alle 17,30 l’appuntamento con Franco Giordano.

        Nell’agenda, le tre materie rispetto alle quali governo e sindacati sono entrati in rotta di collisione: la prima è costituita dalle pensioni, vero pomo della discordia, specie da quando il ministro Padoa-Schioppa ha dato sostanzialmente un aut-aut e ha fatto ventilare la possibilità che, in mancanza di un accordo entro giugno, lo “scalone” tanto contestato possa restare così com’è. Secondo argomento il “tesoretto” e la sua parziale ridistribuzione a vantaggio dei redditi più bassi. Il terzo – grande campo di battaglia anche questo – il contratto del pubblico impiego per il quale sono aperte le trattative fin da gennaio.

        I tre leader sentiranno le proposte dei vertici dell’Unione, sapendo già – però – che non potranno risparmiare loro un ennesimo «schiaffo» proprio domani. E’ previsto, infatti, per mercoledì 16, un incontro all’Aran sulla vertenza degli statali. Ma poiché l’unico argomento da dirimere è l’ammontare dell’aumento in busta (101 euro chiesti dai sindacati contro 92 offerti dal governo) e non ci sono ipotesi di accordo, è inevitabile andare alla rottura: «O si chiude il confronto con una firma nell’arco di 2 o 3 giorni o gli scioperi saranno inevitabili», ha detto il leader Cgil Epifani.

        Una nota congiunta di Cgil, Cisl e Uil ha ribadito il concetto: «O il governo assicura i 101 euro di aumento medio mensile per i 300 mila lavoratori dei ministeri, come previsto dagli accordi del 6 aprile, oppure ce ne andiamo prima di iniziare a discutere». Resta dunque proclamato lo sciopero generale del primo giugno. I tecnici del governo, per la verità, stanno cercando in queste ore una soluzione per avvicinarsi ai 101 euro e sbloccare anche la contrattazione di secondo livello, come chiedono i sindacati, ma la cifra richiesta sembra sforare il budget disponibile. A Milano il ministro della Funzione pubblica, Luigi Nicolais, ha detto che «nel governo si sta ancora discutendo. Spero, tra qualche giorno, di poter dare buone notizie».

        C’è poi la questione scuola. Lunedì 4 giugno lo sciopero generale, con manifestazioni in ogni capoluogo di regione, mentre lunedì 11 giugno è in programma una manifestazione nazionale, a Roma, con tutte le Rsu della scuola e i segretari provinciali della categoria, alla quale parteciperanno i segretari generali delle Confederazioni.

        Altro contenzioso aperto, quello sui trasporti: tra 18 e 22 maggio, a cavallo del terzo week end di maggio, non si potrà viaggiare. Il 18 scioperano le Ferrovie, il 21 gli assistenti di volo di Alitalia, il 22 i controllori di volo, che replicheranno la protesta anche il 4 giugno. L’iniziativa del ministro Alessandro Bianchi (Pdci) di ridurre l’impatto concentrando le proteste in otto ore del 18, è stata presa come una intimidazione dal sindacato, e quindi respinta.

        Stasera a palazzo Chigi ci sarà anche un incontro sulle Ferrovie che, insieme con Alitalia, costituiscono altri due motivi di contesa tra governo e sindacati. La possibilità che questi nodi si sciolgano dipende molto dall’incontro di oggi tra i leader sindacali e quelli dell’Unione. Ma di mezzo c’è Padoa-Schioppa, che pure non potrà fare un totale dietrofront. Nel frattempo altri due scioperi si affacciano all’orizzonte: quello dei lavoratori delle università e della ricerca, e quello dei giornalisti Rai preoccupati per la situazione dell’azienda.