Madrid: legare aumenti salariali e produttività

04/04/2002





Madrid: legare aumenti salariali e produttività

Michela Coricelli

(NOSTRO SERVIZIO)

MADRID – «La revisione salariale dovrebbe abbandonare come principale criterio di attualizzazione l’indice generale dei prezzi, e dovrebbe dipendere più strettamente dai risultati a medio termine delle imprese, vincolando gli aumenti alla produttività e alla situazione dei mercati». Di fronte all’ultimo indice di crescita delle imprese, che nel 2001 ha registrato un calo del 3,7%, rispetto a un eccezionale aumento del 22,6% nel 2000 (anno particolarmente positivo per il settore industriale), la Banca di Spagna propone, nel suo Bollettino economico, una drastica revisione dei criteri di aumento salariale. Nonostante la decelerazione economica degli ultimi mesi, il costo del lavoro ha continuato a crescere a ritmo sostenuto. La retribuzione media per lavoratore è aumentata lo scorso anno del 3,6%, mentre nel 2000 si era assestata intorno al 3,1% e nel 1999 era ferma al 2,6 per cento. Per l’istituto centrale spagnolo, la revisione retributiva in funzione dei prezzi al consumo ha avuto effetti assolutamente dannosi sul mercato del lavoro: «Il legame della revisione dei salari con l’inflazione, e non con l’aumento della produttività nei diversi settori dell’economia, ha alimentato la crescita delle remunerazioni medie nel 2001 e ha avuto effetti negativi sull’occupazione» dichiarano gli esperti della Banca di Spagna. Le imprese che hanno creato nuovi posti di lavoro, ricorda l’autorità spagnola, hanno registrato un aumento nella remunerazione media del 3,2%, mentre quelle che hanno distrutto impiego hanno speso un 5,2% in più per ogni lavoratore. Le raccomandazioni della Banca di Spagna coincidono con la pubblicazione del tasso di disoccupazione di marzo: per la prima volta negli ultimi sette mesi, il governo Aznar tira un sospiro di sollievo di fronte a un leggero calo dell’indice dell’1,02% rispetto allo scorso febbraio. Il che significa che il 9,65% della popolazione attiva in Spagna è senza lavoro: in totale i disoccupati sono 1.649.046. La leggera diminuzione della disoccupazione è legata anche alla Settimana Santa e alle vacanze pasquali, tradizionale boccata d’ossigeno nel settore dei servizi. In particolare la crescita di occupazione, anche se temporale, è stata registrata nel turismo: la Spagna, dopo l’11 settembre, si è trasformata in una meta sicura per milioni di europei e americani. Vacanze a parte, però, per il ministro dell’Economia Rodrigo Rato «l’intensa creazione di occupazione registrata a marzo» è frutto della riforma del mercato lavorativo messa in atto a partire dallo scorso anno. A marzo sono stati firmati un milione di contratti: di questi oltre 100mila a tempo indeterminato. Rispetto al 2001, i posti di lavoro fissi sono cresciuti del 21,11 per cento. La parte del leone resta comunque quella del part-time: i contratti a tempo parziale sono aumentati del 31,30% in confronto al 2001. «La realtà sta dando ragione» alla politica lavorativa del Governo, ha sottolineato Rato, ribadendo ancora una volta l’importanza della moderazione salariale nei contratti collettivi. Ma il tasso di disoccupazione è ancora troppo alto rispetto alla media europea: il ministro dell’Economia ha ricordato che il Governo spagnolo sta preparando una riforma dell’indennità di disoccupazione che «incentivi la ricerca di lavoro» attraverso aiuti speciali. Il lieve calo della disoccupazione «potrebbe indicare un cambiamento nella tendenza negativa degli ultimi tempi» anche secondo gli industriali spagnoli (Ceoe), ma il «dato è ancora isolato e insufficiente per confermare» il nuovo trend. I sindacati accusano invece il Governo Aznar di puntare troppo sui contratti a termine: «L’indice di temporalità del mercato lavorativo spagnolo – sostiene l’Unione generale dei lavoratori – è ormai insopportabile».

Giovedí 04 Aprile 2002