Madri e sindacaliste nel Sud, in lotta tra diritti e realtà

10/02/2002





Madri e sindacaliste nel Sud, in lotta tra diritti e realt�
Lina Palmerini
(DAL NOSTRO INVIATO)

RIMINI – Non � un paradosso. Essere sindacalista e madre di un giovane che lavora in nero � una realt� che Filomena Trizio, della segreteria regionale Cgil-Puglia, condivide con molti genitori del Mezzogiorno. �Una lacerazione terribile. Soprattutto vedere che di fronte a una situazione di nero che pi� nero non si poteva, da parte del ragazzo c’era una seriet� per il lavoro senza deroghe. Puntualit� negli orari, attenzione e rispetto per le sue funzioni, mai un’assenza senza un valido motivo. Ma io non mi sono mai permessa di imporgli niente, di dirgli: ti stanno sfruttando, fai la vertenza. Naturalmente era consapevole della sua condizione ma non gli ho mai dettato percorsi. Perch� � il ragazzo, l’individuo che decide. Che sceglie come passare attraverso le difficolt�, affrontarle e superarle. Come in effetti � successo: ora ha 29 anni, ha trovato un’occupazione stabile e regolare in un’altra azienda�. Filomena � determinata e non ama la retorica. A essere infilata in una storia di madri del Sud proprio non ci sta. Lei che ha tre figli, parla di sviluppo e di investimenti, di come rendere il territorio competitivo (�ma non con l’Albania�), della concorrenza �perdente fatta solo sul basso costo del lavoro�, del pericolo per il Mezzogiorno di tornare indietro. �Basta con questa storia del piccolo � bello, il problema � come attrarre aziende significative qui da noi. L’obiettivo � quello della creazione di insediamenti industriali e del mantenimento di quelli che ci sono gi�. Il rischio che devo fronteggiare � di non far tornare indietro il Sud. Qualche passo in avanti in Puglia l’abbiamo fatto ma non siamo alla svolta, il precipizio del passato incombe ancora�. Le ricette, naturalmente, sono quelle della sua confederazione ma lei � soprattutto testimone in prima linea, come sindacalista e come madre, dei problemi dei ragazzi del Mezzogiorno, i pi� disoccupati, i pi� flessibili, i pi� sommersi. �Il collocamento pubblico non esiste, � rimasto fermo a due leggi fa. Qualcosa fanno le agenzie private perch� per il resto non c’� niente. Il sindacato fa un po’ tutto: informazione, orientamento. Perch� qui i ragazzi pensano che il sommerso sia una cosa regolare, legittima�. Giovanna Marano � giovane, ha due figlie e lavora alla Cgil Sicilia. Quello che pi� la preoccupa � come si fanno nascere le opportunit�. �Una preoccupazione doppia: come possiamo trattenere le imprese, perch� molte hanno chiuso, sono scappate. E come, attraverso questo lavoro sul tessuto imprenditoriale, possiamo dare opportunit� ai ragazzi�. Gi�, perch� Giovanna ha due figlie e ci mette impegno in questa ricerca delle opportunit�. �Una delle mie figlie ha 21 anni, studia all’universit�, conosce tre lingue ed � consapevole che per realizzarsi andr� fuori, forse all’estero. Questi ragazzi con la voglia di realizzarsi c’hanno gi� in testa la fuga perch� qui non c’� scelta�. Mobilit�, flessibilit�, sono entrate nel linguaggio e nella testa dei giovani ma anche dei genitori, una generazione che non ha vissuto i cambiamenti di oggi. �Qui bisogna essere chiari. Il problema non � la mobilit�, che c’� e che accettiamo. Il problema � far nascere anche da noi un’alternativa, non far diventare la fuga l’unica strada�. Marcella Coppa, della Cgil di Siracusa, si confronta con una realt� drammatica. �Diciamo pure con il vuoto. Il livello di sommerso � altissimo come � alta la paura di vedere aziende che non arrivano o, peggio, dismettono stabilimenti, disinvestono�. Filomena, Giovanna e Marcella ieri hanno applaudito Sergio Cofferati, convinte della �sacrosanta� battaglia per i diritti, per l’articolo 18. Oggi, per�, tornano in trincea, in casa e nel sindacato.

Domenica 10 Febbraio 2002