Ma Ubs è ottimista sui consumi

26/01/2004


      Sabato 24 Gennaio 2004


      Ma Ubs è ottimista sui consumi


      MILANO – Il punto di partenza è la crescita dei consumi: nell’ultima parte del 2003, in Eurolandia, il primato se lo è aggiudicato l’Italia. Una delle ragioni, secondo lo studio di Ubs intitolato "Il Rinascimento italiano", è la relazione estremamente dinamica – quasi inedita per il nostro Paese – tra crescita del Pil, nuovi posti di lavoro e aumento dei consumi. Un circolo che sta diventando virtuoso: negli anni Novanta, spiegano i modelli econometrici messi a punto dagli analisti di Ubs, la "elasticità" del mercato del lavoro italiano al Pil era vicina allo zero: l’occupazione non reagiva, in altre parole, alla crescita economica del Paese. Ma negli ultimi anni il tasso è salito all’80%: per ogni punto percentuale di crescita del prodotto interno lordo, l’occupazione cresce dello 0,8 per cento. Più occupazione significa più consumi, come dimostrano i dati del terzo trimestre 2003 (gli ultimi disponibili). Ma non basta: secondo lo studio Ubs, la recente perfomance del mercato del lavoro italiano è "impressionante": il nostro è il Paese di Eurolandia che ha visto calare maggiormente il suo tasso di disoccupazione negli scorsi anni, mentre la maggior parte dei Paesi della zona euro lo hanno visto crescere, sia nel 2002 sia nel 2003. La disoccupazione in Italia è passata dall’11,9% del quarto trimestre 1998 al l’8,5% della fine dello scorso anno. All’inizio del 2000, il tasso italiano era di due punti percentuali superiore alla media europea, ora è di mezzo punto inferiore ed è la prima volta in dieci anni che questo accade. Le ragioni sono molteplici: tutto è iniziato, ricorda Stephane Deo di Ubs, con l’abolizione della scala mobile, nel 1992, ma il cammino è continuato, fino alla riforma Biagi, l’ultima approvata in ordine di tempo. I cambiamenti nel mercato del lavoro sono legati solo in parte ai salari: il singolo più importante motore del cambiamento è stata la flessibilità, per molti anni quasi assente in Italia, che ora invece è stata introdotta sia nel settore privato sia nel settore pubblico. Grandi mutamenti ci sono stati anche nel costo unitario del lavoro: la strada per rendere il nostro Paese più competitivo è ancora lunga, ma passi avanti ne sono stati fatti. Nella prima metà degli anni Novanta il costo del lavoro cresceva del 3,9% medio all’anno, una percentuale che dal 1996 ad allora – in media – si è dimezzata. Segnali di ottimismo anche dal monitoraggio di un altro istituto finanziario, Goldman Sachs: nel quarto trimestre 2003, anche grazie al dato italiano, il mercato del lavoro di Eurolandia si è ripreso. Questo ha avuto un doppio effetto sulla crescita: con un reddito disponibile maggiore, le persone sono incoraggiate a spendere di più e a ridurre i "risparmi precauzionali". La crescita dell’occupazione quindi deriva e alimenta – quasi contemporaneamente – la crescita del Pil. Ecco perché gli economisti di Goldman Sachs prevedono, per il 2004, una crescita del 2,6% dell’economia di Eurolandia. Per quanto riguarda l’Italia, spiega Ines Lopes, una degli analisti che ha curato il report, nel 2004 e 2005 anche i consumi continueranno ad aumentare, grazie alla parallela e robusta crescita del mercato del lavoro vista nello scorso anno.

      GIULIA CRIVELLI