Ma tra governo e sindacati distanze incolmabili

11/07/2007
    mercoledì 11 luglio 2007

    Pagina 6 – politica & società

      Ma tra governo e sindacati distanze incolmabili

        Per Padoa Schioppa una riforma a costo zero. Irrigidimento su quote «scalini» e coefficienti. E il Pd vuole la «stangata» sui lavori usuranti: solo 7mila esenti su 140mila

        Matteo Bartocci

        Roma
        A poche ore dal ritorno di Prodi in Italia il barometro della trattativa sulle pensioni tende decisamente al peggio. Un incontro pomeridiano tra Franco Giordano ed Enrico Letta è servito solo a registrare le reciproche posizioni. «Le distanze con le ipotesi che girano nel governo sono quasi incolmabili. C’è un irrigidimento generale verso qualsiasi richiesta fatta dai sindacati», dicono in serata da via del Policlinico. «Una cosa è certa, il Prc non voterà nulla che non sia coerente con il programma», avverte Maurizio Zipponi, responsabile lavoro del Prc.

        Il morale è sotto le scarpe. Uniche note positive di giornata l’esclusione delle donne dalla stangata sulle pensioni e, per il Prc, la fuoriuscita dall’isolamento in cui pareva finito il partito che più di altri aveva fatto dell’abolizione dello «scalone» una questione di vita o di morte. Di abolire lo «scalone», invece, per ora non se ne parla proprio. Anzi. Perfino sulla platea degli esenti le varie ipotesi sono ancora agli antipodi. Da palazzo Chigi avrebbero ventilato una mini esclusione per 7mila persone sulle oltre 140mila bastonate dallo «scalone». Un’ipotesi inaccettabile per il Prc. Mentre si torna a parlare di una nuova offensiva sui coefficienti di calcolo dietro la parola magica «giovani». Sullo scalone invece si fa sempre più concreta l’ipotesi di un mix che non penalizzi i conti pubblici (quindi a costo zero) composto da «scalini» e quote che di fatto ratificherebbero la riforma Maroni solo addolcendola solo un po’.

        In ambito sindacale comunque di referendum tra i lavoratori o di mobilitazioni e scioperi nemmeno si parla, al massimo si ipotizza una semplice «consultazione» tra gli iscritti. Dimenticando che, parafrasando Aldo Natoli, si può andare in pensione anche senza avere una tessera in tasca. Dopo le intemerate di Epifani e gli equilibri nel direttivo della Cgil, Rifondazione si è allineata alle mosse sindacali e si è impegnata in un lavoro di tessitura nella maggioranza. Abbastanza coperta, finora, anche la Fiom. Nessuno "scontro" a sinistra nemmeno con Mussi, più vicino ai riformisti che in altre occasioni. Subito prima della stretta finale insomma si intravede di nuovo, almeno per ora, un fronte compatto.

        Di tutto ciò la segreteria di ieri di Rifondazione non si è occupata, concentrandosi invece sulla preparazione del prossimo congresso del partito. Sabato e domenica l’assise sarà convocata all’inizio del 2008 dal comitato politico nazionale.. Sarà un appuntamento delicato, soprattutto per la maggioranza «bertinottiana» che voleva focalizzarlo sul «soggetto unitario» a sinistra e invece rischia di iniziare a discuterne all’indomani di una rottura sullo scalone e dopo una finanziaria dai contorni incerti e con un Pd «veltroniano» sempre più «autosufficiente».

        Nell’attesa di Prodi, la sensazione dominante è che l’ala riformista del governo si prepari a un braccio di ferro con i sindacati. Oggi il premier inizierà i contatti informali che dovrebbero portarlo a formalizzare un documento definitivo da presentare al consiglio dei ministri di venerdì prossimo. Ma dovrà per forza scontentare qualcuno. «Dovrà scegliere se rilanciare questa coalizione e questo governo recuperando il rapporto con la sua base sociale oppure subire l’offensiva di chi punta tutto sul dopo: un governo istituzionale e una legge elettorale fatta apposta per avvantaggiare il Pd e il futuro partito formato da Fi e An», commenta preoccupato Giovanni Russo Spena. Per la risposta basterà attendere.