Ma sarà ancora lunga la partita delle due sinistre – di Stefano Folli

11/07/2002


11 luglio 2002

il punto

Ma sarà ancora lunga la partita delle due sinistre
di Stefano Folli
      Non stupisce che l’incontro tra i Democratici di sinistra e la Cgil sia andato ufficialmente «molto bene». Utile quanto meno ad avviare «una discussione di grande interesse», come ha riferito Fassino (salvo che sul punto del referendum contro le modifiche all’articolo 18). Un simile bilancio del colloquio di ieri era obbligato, cioè nell’interesse generale. Come è logico che tutte le correnti della Quercia si siano riunite per l’occasione dietro il segretario. Lo si vedrà meglio la prossima settimana, quando il partito voterà unito un documento sui rapporti con il sindacato. In realtà il momento dei rapporti a sinistra resta drammatico e impone a tutti, al vertice diessino non meno che a Cofferati, estrema attenzione negli atti e nelle parole. Tanto che la stessa intervista di Fassino a Repubblica , apparsa poche ore prima dell’incontro, era sembrata alla Cgil quasi un affronto: un’iniziativa fuori luogo del partito rispetto al sindacato. Poi, nel colloquio, ognuno ha recitato la sua parte. E di fatto è rimasto nella propria trincea.
      Non c’è stata, né poteva esserci, alcuna magica guarigione delle ferite che dividono il partito dal sindacato. Soprattutto sul punto di frizione immediata, che investe il nodo dell’unità sindacale; o meglio il giudizio su Cisl e Uil, sulla loro strategia, sulla firma del patto separato: sono o no recuperabili, Pezzotta e Angeletti? Per la segreteria della Quercia «non vanno regalati a Berlusconi»; per Cofferati hanno già fatto la loro scelta di campo.
      Sullo sfondo c’è dell’altro, il punto etico-politico riassunto da Michele Salvati: «Cofferati si sente investito del compito – come sindacalista e se necessario come politico – di difensore ultimo dei valori profondi della sinistra, da lui identificata con il movimento operaio. Difensore ultimo perché buona parte dei politici del suo stesso partito, a suo giudizio, questi valori li hanno compromessi».
      Due sinistre, allora. Forse due mondi che non si riconoscono più all’interno della stessa cornice. Alle viste non c’è (non c’è ancora) una scissione formale tra due segmenti della Quercia, ma può esserci qualcosa di altrettanto irreparabile: una frattura culturale non ricomponibile tra le diverse anime in cui si articola l’area un tempo coincidente con il Pci. Uno che può permettersi di stare alla finestra e di accarezzare, lui sì, l’idea di una scissione, ossia Bertinotti, lo ha già detto con franchezza: «Da un lato ci sono i blairiani, dall’altro i laburisti».
      I seguaci di Blair sono nella Margherita e nella maggioranza di Pesaro dei Ds: da Prodi, a Rutelli, a D’Alema. Ma i laburisti, quelli che privilegiano il tema dell’identità nel segno del lavoro, hanno oggi in Sergio Cofferati il loro leader. E se un punto è emerso con chiarezza nelle ultime settimane, è questo: Bertinotti – dopo anni da «separato in casa» – riconosce tale leadership, saldando a essa il partito della Rifondazione (insieme a un arcipelago di sigle e movimenti). Al tempo stesso lo sviluppo segna la crisi forse mortale del vecchio centrosinistra.
      L’incontro di ieri ha fotografato questa situazione. Il nuovo, fantomatico Partito del lavoro, di cui si vocifera, non è dietro l’angolo. Ma solo perché l’operazione in corso è più complessa e drammatica di quanto non sarebbe una scissione classica. E’ sotto gli occhi di tutti che le sinistre sono già due e tali resteranno in attesa di future sintesi.
      Si capisce allora che Berlusconi sorrida a Cofferati per mettere in imbarazzo lui e il resto dell’opposizione. Oggi conviene al premier aprire la porta del negoziato alla Cgil, visto che il vantaggio tattico è di Palazzo Chigi. E anche un invito a pranzo serve a sottolinearlo.
di STEFANO FOLLI