“Ma qui chi vince fa la spesa gratis…”

28/11/2000



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28 Novembre 2000Oggi in edicola Pagina 14
"Ma qui chi vince
fa la spesa gratis…"

Sogni e amarcord del popolo del tabellone

di JENNER MELETTI


BOLOGNA – La più sincera è Maria Monzali, 73 anni, quasi tutti passati a lavorare come cuoca. "Altro che stare in compagnia. Il bello della tombola è vincere. Quando esce il numero giusto, io grido "tombola" con tutto il fiato che ho. Non capisco le altre signore, che a volte dicono "ho vinto" con una vocina da pulcini. Se vinci, puoi fare la spesa gratis, con il buono della Coop. Se perdi, ci hai rimesso dodici o diciassette mila lire".
Il tabellone luminoso con 90 quadratini, l’uomo con il microfono che annuncia i numeri estratti. Dieci tombole, lire 12.000. Ma dopo sei "partite" c’è una pausa: dolce per tutti, e poi via con il Bingo. I pensionati – nel centro sociale autogestito Katia Bertasi, dietro la stazione – non hanno certo aspettato la nuova legge, per provare la novità che spopola in America e in Spagna. "Il Bingo ha un vantaggio: è più veloce. Si vince con dieci numeri. E allora a metà tombola facciamo tre mani di Bingo, con 5.000 lire a testa".
C’è una notizia, per chi non gioca più a tombola da quando i giovanotti andavano in Lambretta a cercare la morosa al dancing. Non ci sono più l’ambo, il terno, la quaterna. Si vince – almeno nelle decine di sale bolognesi – con la cinquina, la decina e, appunto, la tombola. "Una volta – dice Fernando Casari, 62 anni, ex ferroviere – c’erano tanti premi perché tanto non si vinceva nulla. Un mandarino per l’ambo, due per il terno, quattro noci per la cinquina. Noi giocavamo nella stalla, bambini e adulti di sei o sette famiglie. Le cartelle si tenevano sulle balle di paglia".
Quello della tombola è un popolo migrante. I "malati" hanno un calendario che non salta un solo giorno, e fra centri anziani e circoli Arci trovano una tombola in ogni ora della settimana. E al sabato sera ci sono i "tomboloni" con il primo premio di lire 200.000. Qui al centro Katia Bertasi si vincono buoni spesa da diecimila con la cinquina, ventimila con la decina e 40.000 con la tombola. Venti e cinquantamila con le vincite al Bingo.
"Quando si gioca, non si scherza". Marina Colussi, ex impiegata Fs, spiega che "la tensione si taglia con il coltello". "Una volta si facevano le battute, ad ogni numero chiamato. Uno, capo di mille e padron di nessuno; 77, le gambe delle donne; 90, il numero dei matti. Adesso, se qualcuno si azzarda a dire qualcosa, subito tutti gridano: silenzio, qui non si scherza". "Noi diamo i buoni spesa – dice il presidente del circolo, Mario Del Balzo – e non denaro contante, ma la voglia di vincere prende tutti. Diciassettemila lire, per alcuni, sono una spesa. Ci sono signore che mi chiedono: "Signor Mario, mi dia un buono da diecimila lire, glielo pago. Così porto a casa qualcosa, e mio marito non può dire che vengo qui a buttare via i soldi"".
La tombola – anche se non si scherza – serve comunque a tornare bambini. "Tutte noi – raccontano Angelina Vitali, 84 anni e Velia Toschi, 81 anni – ci abbiamo giocato da piccole. La cartella con i numeri ci ricorda la vigilia di Natale, o l’ultimo dell’anno. Si coprivano i numeri con i fagioli, e con pezzetti di buccia dei primi mandarini. C’erano i genitori, i nonni, i cugini. Poi la vita è diventata un’altra cosa. C’è stata la guerra, e dopo sono arrivati i figli da tirare su. Noi due abbiamo ritrovato la tombola quattro anni fa, quando siamo venute qui al circolo anziani".
Il ballo alla domenica, con le orchestre Adriano e gli amici e Angela e Pippo, che per suonare fisarmonica e clarinetto chiedono soltanto i soldi per pagare la Siae. Il biliardo, i tavolini per le carte, il bar dove la consumazione non è obbligatoria. Per il Veglione di San Silvestro le prenotazioni sono già esaurite da un mese. L’importante è non restare soli, in certi giorni.

"La tombolata – spiega il presidente – serve per autofinanziarci. Ma anche quelli che non pagano le cartelle, entrano nel salone e stanno a guardare. La fetta di torta, o la crescentina fritta, la diamo a tutti. Per tanti anziani che sono soli, anche una piccola cosa è comunque importante. E’ un segno di affetto, di amicizia. E sono queste le cose che mancano, più dei soldi. Non è che noi pensiamo solo alla tombola e al Bingo. Prepariamo feste per ragazzi handicappati, e tutti assieme abbiamo adottato a distanza un bambino del Ruanda, Jean Bosco, che con le nostre 600.000 lire riesce ad andare a scuola".
Nei grandi saloni, milioni di chiacchiere. La tombola è all’ordine del giorno anche quando è finita. Quelli che hanno vinto mostrano il "buono" come un trofeo, quelli che hanno perso si consolano con i ricordi. "Io una volta ho vinto il motorino per la macchina della sfoglia". "Io una volta ho vinto un prosciutto, ed era anche buono". Velia Toschi è arrabbiata e non lo nasconde. "E’ un mese che mi va storta. Sto sempre per un numero, e quello non esce. Sapesse lei che voglia ho di gridare con tutto il mio fiato: "tombola". E guardare le facce degli altri".