Ma per i lavoratori è stata una buona annata

31/01/2001

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Mercoledì 31 Gennaio 2001
italia – lavoro
—pag—19


Ma per i lavoratori è stata una buona annata

di Luca Paolazzi

Un anno orribile per le buste paga ma non per i lavoratori. Il confronto tra la dinamica delle retribuzioni e il costo della vita vede le prime uscire malconce, con una perdita secca di oltre mezzo punto percentuale in termini reali. E già da tempo sono partiti alti lai e rivendicazioni per recuperare il potere d’acquisto perduto. Ma è proprio così nero quest’anno?

Allargando lo sguardo all’intera foresta, e non ossessionandoci sul solo albero delle retribuzioni contrattuali, si devono considerare tre elementi che tingono di colori rosei il quadro 2000 del monte retributivo, cioè dell’insieme dei guadagni dei lavoratori: lo slittamento salariale, il fisco e l’occupazione.

Lo slittamento salariale parte dalla constatazione che la busta paga è fatta di diverse voci, di cui la retribuzione contrattuale, determinata dal contratto nazionale, è la principale ma non l’unica nel determinare la dinamica. Si aggiungono infatti contratti integrativi, riconoscimenti individuali e avanzamenti di carriera. Normalmente, l’effetto di questo slittamento è positivo, per cui la crescita del monte retributivo è superiore a quella contrattuale. Però non sempre ciò accade, perché le altre voci della busta paga possono salire come o meno del contratto e per un effetto composizione: si riducono le posizioni meglio remunerate e aumentano quelle meno pagate. Così, nel 1997 lo slittamento è stato negativo per l’1,1%, mentre nel ’98 e ’99 è stato positivo per lo 0,2% e l’1% rispettivamente. Per il 2000 non è dato sapere, perciò possiamo considerare in prima battuta che le retribuzioni di fatto siano andate grosso modo come quelle contrattuali.

Ma anche considerando questo andamento meno favorevole, due elementi sono intervenuti l’anno scorso ad accrescere il benessere dei lavoratori. Anzitutto, il bonus fiscale, che ha avuto un’incidenza percentuale crescente al calare del reddito e che era stato aumentato proprio per dare ai sindacati un riconoscimento da spendere presso gli iscritti e ridurre le pressioni rivendicative. Nel pubblico impiego la carta fisco è stata (volutamente) giocata male dal datore di lavoro (il Governo), ma questo non giustifica gli altri datori a usarla altrettanto male.

Il secondo e più importante elemento è la dinamica occupazionale: i posti di lavoro dipendenti sono saliti del 2,1%, l’incremento più elevato da tempo immemore. Questo aumento ha fatto sì che il monte retribuzioni è aumentato in termini reali dell’1,5%, meno degli anni precedenti ma pur sempre un buon incremento. Che si lega alla moderazione salariale, nel senso che questa rende conveniente l’impiego del fattore lavoro nelle attività produttive.

Infine, il discrimine ultimo, sbandierato in campo sindacale per giudicare l’accordo del 1993, è la tenuta su un arco pluriennale del potere d’acquisto delle retribuzioni unitarie. Bene, il 2000 rimane dello 0,8% superiore ai livelli di sette anni prima.