Ma per Cofferati è in arrivo «un autunno caldo»

31/07/2002


31 luglio 2002



Ma per Cofferati è in arrivo «un autunno caldo»
ROMA – Non mancano le premesse per un autunno caldo. Sergio Cofferati, nonostante la sua uscita dalla Cgil a settembre, pronostica una ripresa dalle ferie «difficile» per il Governo e le forze sociali. Da Cagliari dove è stato accolto da una folla di oltre 2mila persone ha soprattutto condannato il terrorismo invocando la «massima unitarietà dei sindacati» per reagire ai recenti episodi accaduti a Monza (alla sede Cisl) e Milano (alla sede Fiat) dove sono stati trovati due ordigni. «Non c’è solo solidarietà nei confronti della Cisl – ha detto il segretario generale della Cgil – ma dobbiamo attuare iniziative comuni nella lotta al terrorismo che ha sempre considerato il sindacato confederale il principale nemico. Noi siamo gli stessi che hanno manifestato in piazza contro la violenza e continueremo così con uguale fermezza e vigore. In particolare da chi con atti sconsiderati danneggia seriamente le lotte dei lavoratori e la democrazia». Nella sala congressi della Fiera di Cagliari, dove ha tenuto il suo discorso, Cofferati ha smentito un suo futuro impegno in politica: «Se accettassi – ha detto – fornirei ai miei interlocutori un argomento, seppur strumentale». Ma il leader Cgil ha soprattutto posto l’accento sulle scelte «sbagliate» di politica economica del Governo. «Non so se l’autunno sarà caldo, perché non sono un meteorologo, ma credo di poter dire che ci sono buone premesse». Il test vero è quello della Finanziaria, che sarà presentata dal Governo in settembre. «Si può facilmente prevedere che le settimane della ripresa dopo la pausa estiva, saranno settimane difficili – ha aggiunto – anche perché è quello il periodo tradizionale della legge Finanziaria». E se sul terrorismo Cofferati invoca «unitarietà» di azione del sindacato, restano intatte le divisioni con Cisl e Uil sul Dpef e sul Patto per l’Italia, che la Cgil non ha firmato. «So che gli altri sindacati si arrabbiano quando dico questo – ha detto – ma c’è un intreccio tra quel Patto pessimo e il Dpef, che contiene obiettivi ambiziosi e difficilmente raggiungibili. Devono essere i lavoratori e i pensionati a decidere, per questo abbiamo deciso di promuovere un’iniziativa di legge popolare. E se il Parlamento, come appare scontato, voterà quei provvedimenti, allora torneremo a chiedere altre firme per un referendum abrogativo delle norme approvate».