Ma le piccole imprese perdono terreno: -2,2%

20/10/2000

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Venerdì 20 Ottobre 2000 italia – economia
Ma le piccole imprese perdono terreno: -2,2%

ROMA Stallo per le vendite nel commercio nel secondo trimestre del 2000 (-0,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso), con una ulteriore flessione prevista per il periodo luglio 2000-giugno 2001. A soffrire di più il piccolo commerciante specialmente al Sud. In controtendenza la grande distribuzione che cresce soprattutto nel Nord-Ovest. Sono i risultati dell’indagine congiunturale realizzata dal Centro studi Unioncamere.

«È un dato preoccupante — ha detto il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli — anche perché le indicazioni negative si sommano: la flessione delle vendite è rilevante nel Centro e nel Sud (-1,3%), oltre che per le piccole imprese (-2,2%)». Secondo Sangalli, le piccole imprese del comparto svolgono un ruolo essenziale di tenuta sociale nel Paese e, per sostenerle, si devono rilanciare i consumi, aumentando la capacità di acquisto delle famiglie.

La stagnazione delle vendite non ha comunque tolto alle imprese tradizionali la voglia di investire e rinnovarsi. «Solo il 2% delle piccole imprese commerciali prevede di cessare l’attività entro l’estate del 2001 — ha affermato Sangalli — un terzo dei piccoli esercizi ha intenzione di sviluppare l’attività e due su dieci hanno già cominciato ad investire su Internet».

Analizzando i dati dell’Unioncamere, con riferimento all’intero settore, si rileva che, nel secondo trimestre del 2000, è il commercio dei prodotti alimentari a subire le perdite più consistenti (-1,7%). Fra i non alimentari (-1%), quelli del tessile-abbigliamento-calzature si attestano sul valore di -0,5% mentre in lieve incremento (+0,5%) quelli che commercializzano prodotti per la casa e elettrodomestici. Ipermercati, supermercati e grandi magazzini registrano, invece, una consistente crescita delle vendite (+6,3%).

Disaggregando i dati per territorio, risulta che gli esercizi localizzati nei comuni turistici e quelli ubicati nei centri storici delle città presentano una performance inferiore alla media con una variazione delle vendite (pari rispettivamente a -1,8% e a -1,7%). Per il periodo luglio 2000-giugno 2001 gli imprenditori commerciali prevedono un’ulteriore flessione per gli esercizi più piccoli e un forte sviluppo per i più grandi.

«Questa situazione — ha commentato Carlo Mochi, responsabile del Centro studi Confcommercio — è la conseguenza di un comportamento delle famiglie molto prodente negli acquisti». Secondo Mochi, in parte, a causa dell’erosione del loro potere d’acquisto e, in parte, per una previsione, relativa ai prossimi mesi, negativa in termini di occupazione e di espansione dei redditi.

Fabrizio Aiazzi