Ma i sindacati restano contrari a «riduzioni indiscriminate»

17/12/2001

Il Sole 24 ORE.com






    Ma i sindacati restano contrari a «riduzioni indiscriminate»
    ROMA – Un «sì» al varo immediato del piano-Maroni, un «no» a decontribuzioni indiscriminate e la disponibilità, soprattutto da parte della Cisl, a un leggero taglio dei contributi senza riduzioni dei trattamenti pensionistici. I sindacati, che hanno incontrato ieri pomeriggio Roberto Maroni, hanno anche chiesto al ministro del Welfare di prorogare di 12 mesi la riforma degli enti previdenziali. E continuano a trattare sulle pensioni. Ma mettono in guardia Maroni: «il Governo non si faccia condizionare dai diktat di Confindustria». E il leader della Cgil, Sergio Cofferati, minaccia la rottura. Anche gli industriali però incalzano il Governo. Ieri il presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, ha nuovamente invitato con forza il Governo a chiarirsi le idee riproponendo «una pausa di riflessione». «O si ha il coraggio di compiere scelte vere, oppure si corre il rischio di fare riforme a rate che continuano a mantenere un clima di incertezza pericoloso per tutti e fanno arretrare il paese», ha aggiunto D’Amato ricordando che il Tfr «è anche delle imprese». Il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, ha però invitato il Governo a non farsi condizionare da Confindustria e ha chiesto a Maroni di rispondere alle richieste sulle pensioni formulate dai sindacati. Il leader della Uil, Luigi Angeletti, ha ribadito che sulla previdenza non c’è alcuna emergenza e che non servono tagli ma incentivi. E se il Governo tirerà troppo la corda Angeletti non ha neppure escluso il ricorso allo sciopero generale. Ancora più duro Cofferati: «se il Governo cederà alle pressioni di Confindustria con noi sarà rottura». Una posizione rigida quella dei sindacati, che è finalizzata soprattutto a evitare sulle pensioni blitz dell’ultima ora come è accaduto sull’articolo 18. In realtà i margini per trovare un accordo, soprattutto con Cisl e Uil, sono ancora ampi. Soprattutto se il Governo, come sembra, accontenterà i sindacati sulla richiesta di far scattare il "silenzio-assenso" sull’uso del Tfr, che permetterebbe di privilegiare i fondi pensione contrattuali, e se verrà prevista una decontribuzione abbastanza soft senza ridurre i trattamenti previdenziali. Non a caso ieri sera, dopo l’incontro con Maroni, Pierpaolo Baretta (Cisl) ha detto che «non c’è ragione di rinviare la delega» se il Governo destinerà tutto il Tfr ai fondi chiusi «e se le compensazioni sul costo del lavoro non comporteranno una riduzione delle pensioni». Lo scoglio da superare resta ora soprattutto quello della platea dei lavoratori interessati dalla decontribuzione. Nell’incontro di ieri pomeriggio con Maroni i sindacati avrebbero chiesto che con il taglio dei contributi resti invariata la pensione "maturanda" non solo dei neo-assunti ma anche quella di tutti i lavoratori. Un’operazione che seppure attuata in un arco di tempo limitato (due o tre anni) avrebbe costi non insignificanti per le casse dello Stato. Il Governo ha comunque preso in considerazione questa ipotesi e non ha escluso di poter trovare una soluzione.
    M.Rog.
    Sabato 15 Dicembre 2001
 
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