Ma allora sul lavoro chi ha fatto Bingo?

19/07/2002


Venerdì 19 luglio 2002


1) Ma allora sul lavoro chi ha fatto Bingo?
2) La veterana
3) Il direttore
4)
La cassiera

LOTTERIE
Ha creato 5 mila posti ma non ha mantenuto le promesse
Ma allora sul lavoro chi ha fatto Bingo?

E alla fine chi ha fatto Bingo? Da gennaio di quest’anno ha preso ufficialmente il via il gioco simile alla tombola che avrebbe dovuto rappresentare la grande novità dei giochi di Stato. Ma sta andando veramente così? Proviamo a tirare le somme del business e dei suoi aspetti occupazionali messi in moto dal Bingo. «Attualmente le sale aperte si aggirano intorno alle 220 ce ne sono altre in corso di apertura – dice Vincenzo Cutrupi, direttore generale dei Monopoli di Stato -: è inutile negare che siamo al di sotto delle previsioni, visto che le sale attivate oggi dovrebbero essere circa 400. Ma non avevamo fatto i conti con la litigiosità degli aspiranti gestori: sono stati tanti infatti coloro che sono ricorsi al Tar per protestare contro le graduatorie di assegnazione e ciò ha inevitabilmente allungato i tempi di apertura».
Anche se attualmente le sale inaugurate sono circa la metà del previsto, è comunque possibile tracciare qualche bilancio. «Dal punto di vista occupazionale le previsioni sono state rispettate – continua Cutrupi -. Quasi tutte le sale hanno assunto una ventina di persone, parte con contratto a tempo determinato e molte a tempo indeterminato. Per quanto riguarda il volume d’affari, invece, il discorso è un po’ più complesso: c’è chi sta guadagnando oltre ogni più rosea aspettativa e c’è chi ci sta quasi rimettendo. Una sala, per essere economicamente redditizia, deve avere un volume d’affari di circa 10 miliardi di vecchie lire e per raggiungere un simile traguardo è indispensabile unire al gioco anche altre attività ristorante, sala video, cinema che servano a trattenere e intrattenere i clienti».
Durante questi mesi il Bingo si è distinto per le sue luci e ombre : tanti giovani trovano facilmente lavoro e per molti l’opportunità si trasforma in un vero lavoro a tempo indeterminato. Ma c’è anche chi si è imbattuto in brutte avventure. L’Italia è il Paese dei furbi e non sono mancati quelli che si sono inventati scuole a pagamento per chi voleva imparare le professionalità dei lavoratori di Bingo. Piccole, grandi truffe che hanno fatto qualche vittima. «Credo che il modo migliore per distinguere le truffe dai corsi seri sia il denaro – dice Massimo Cabiati, capocommessa Bingo di Obiettivo Lavoro -: i nostri corsi sono gratuiti, durano poco e prevedono un inserimento immediato. Nel 2001 Obiettivo Lavoro ha formato 2.500 giovani che sono andati a lavorare nelle sale Bingo e nel 2002 già più di 1.200. Ciò che è confortante è che questo gioco sta creando opportunità di occupazione anche in realtà lavorativamente difficili come la Sicilia e la Calabria. E credo che questo fenomeno abbia ancora margini di crescita».





LA VETERANA
Cinzia Fontana, assunta a 20 giorni dal via
«Tutto è veloce, anche la carriera»

C inzia Fontana è una dei primissimi italiani ad aver lavorato in una sala Bingo. Basti pensare che il gioco diventava legale dal 1° gennaio 2002 e già il 21 gennaio Cinzia lavorava in una sala di Milano. «All’inizio era tutto caotico – ricorda Cinzia -, eravamo in tanti e avevamo svolto tre giorni di full immersion per imparare la professionalità dei vari ruoli all’interno di una sala. Poi, con il passare del tempo, sono stati selezionati i ragazzi ritenuti più adatti e il lavoro si è regolarizzato». In fondo, il Bingo equivale alla nostra vecchia tombola: quali professionalità specifiche richiede? «Intanto è bene dire che da noi una partita dura circa tre minuti, quindi si tratta di una formula più veloce che richiede gente altrettanto veloce: gli addetti alla vendita delle cartelle, gli speaker, il capotavolo. Tutti devono essere dinamici, gentili e abili nel rapporto con il pubblico».
Qualcuno obietta che in fondo il vostro unico scopo è quello di vendere il più possibile. «A parte il fatto che una cartella costa solo 1,50 e che si può stare in sala per un pomeriggio intero anche giocando una sola volta, questi non sono casinò, lo spirito è un altro. Ci sono anziani e persone sole che vengono per stare in compagnia. In compenso, il Bingo è un’ottima opportunità per un giovane che vuole cominciare a lavorare. Si comincia da venditore per farsi le ossa, ma i più bravi riescono subito a fare carriera. Io ho già consigliato questo mestiere a diversi ragazzi: meglio pensarci adesso che c’è ancora spazio».





IL DIRETTORE
Giuseppe Zingales, Milano
«Da marzo presenze triplicate»

G iuseppe Zingales aveva accumulato parecchia esperienza nel settore commerciale prima di sentir parlare di un progetto Bingo. «Mi affascinava l’idea di un nuovo tipo di locale a metà fra la sala gioco e il luogo d’incontro. Un posto in cui si possono sviluppare varie idee imprenditoriali, insomma un’occasione da non farsi sfuggire. E così è stato. Adesso gestisco la sala Bingo di via Ricciarelli a Milano e mi accorgo ogni giorno di più delle potenzialità di questo gioco». Eppure in tante città, Milano compresa, c’è chi si lamenta perché sembrerebbe che le sale siano fonte di disturbo nel quartiere.
«Tutti i locali di successo all’inizio creano un po’ di trambusto. Poi ci si abitua. Io so soltanto che da marzo a oggi le presenze si sono triplicate. La gente di tutte le età, qui nel quartiere, viene tranquillamente. Questi non sono luoghi di perdizione, molti vengono con i bambini, gli anziani occupano il loro tempo e per i giovani siamo un’alternativa al solito pub del sabato sera. Non a caso tra un paio di mesi contiamo di inaugurare il nostro ristorante interno per trattenere di più i clienti».
E i pericoli di ordine pubblico?
«Ma quali pericoli. Qui a Milano ci obbligano a chiudere all’una di notte. Ma in Spagna e negli Usa, dove questo gioco è nato, si tiene aperto fino a tardi. Questo è un gioco innocuo, un pretesto per incontrarsi, un appuntamento per famiglie che vogliono spendere poco e divertirsi con la vecchia tombola fuori stagione».

LA CASSIERA
Dora Dentella, ex tecnico Xerox
«Un gioco per me… indeterminato»

D a sei anni era uno stimato tecnico della Xerox, poi la decisione di mollare tutto e andare a vivere in Puglia. Ma il richiamo della grande Milano si fa irresistibile e allora si torna indietro. E il lavoro? Quello Dora Dentella doveva trovarselo da sola e l’impresa non sembrava facile. «Ho portato il mio curriculum a una società di lavoro interinale, Obiettivo Lavoro, ho sostenuto il colloquio e dopo un paio di giorni mi hanno richiamato offrendomi vari lavori tra cui anche quello in una sala Bingo. La curiosità per il nuovo mi ha spinto verso le sale da gioco dove ho fatto un po’ di tutto: la venditrice, la cassiera, la capo sala, l’addetta al microfono, ma poi alla fine ho scelto la cassa».
E il contratto?
«All’inizio aveva una durata di due mesi, poi è stato rinnovato e dalla fine di luglio sarò assunta a tempo indeterminato».
Un aspetto positivo e uno negativo di questo lavoro
«Quello negativo è legato solo agli inizi: tanti turni e difficoltà ad adattarsi alle richieste della gente. Ma una volta superato il primo impatto, questo diventa uno dei lavori più divertenti. E l’aspetto positivo è sicuramente il clima che si respira. Siamo tutti giovani e quindi è più facile che si diventi come una famiglia, ci si aiuta, ci si scambiano i turni, si instaura un vero rapporto umano. Cosa che di questi tempi…».