Lunedì arriva lo sciopero dei buoni pasto

17/06/2005
    venerdì 17 giugno 2005

      Lunedì arriva
      lo sciopero
      dei buoni pasto

        Bar e ristoranti non accettano più i ticket
        «Commissioni troppo care, ci ribelliamo»

          di Laura Matteucci / Milano

            LA PROTESTA. Si scalda la protesta dei ristoratori contro le società che emettono i buoni pasto, accusate di aver imposto «aumenti intollerabili» delle commissioni. Quello dei ticket, un business da 2,5 miliardi di euro l’anno, rischia il collasso. Sono bar, risto-
            ranti e tavole calde a lanciare l’allarme. E a dichiarare lo «sciopero dei ticket» a oltranza. Da lunedì sarà impossibile pagare con i buoni in migliaia di bar e ristoranti, utilizzati per i pasti da due milioni e mezzo di lavoratori.

              I 340 ristoranti di insegna McDonald’s l’hanno annunciato per primi: «Le società che gestiscono i buoni pasto – spiega il presidente Mario Resca – hanno imposto rincari intollerabili delle commissioni. Indubbiamente c’è un cartello tra le poche aziende (una decina quelle che gestiscono l’80% del mercato, ndr) del settore». Resca parla di cartello, e in effetti l’Antitrust si sta preparando ad intervenire: l’istruttoria è già aperta, entro metà luglio dovrebbe concludersi.

                Ma non si tratta solo di McDonald’s. La Fipe-Confcommercio, cui sono associati 60mila esercizi che accettano i ticket, è infatti orientata a invitare tutti gli aderenti a protestare. «Pensiamo a una protesta a oltranza finchè non otterremo una risposta politica – dichiara il direttore generale della Fipe, Edi Sommariva – che vuol dire un decreto con cui si garantisca agli esercenti un rimborso del ticket per il suo valore nominale». Attualmente le società che emettono i buoni trattengono ai ristoratori una commissione tra il 7 e il 12%, e il valore del ticket risulta falcidiato. «Una percentuale giusta – dice Sommariva – sarebbe quella di cinque o sei anni fa, attorno al 3,5».

                  Ma perchè le aziende emettitrici hanno rincarato così tanto? La colpa è attribuita soprattutto alle gare al ribasso, indette dalle publiche amministrazioni e dai gruppi privati. Per vincerle le società operano prezzi stracciati e poi compensano alzando le commissioni. Sommariva cita l’ultimo caso, la gara delle FS aggiudicata con un ribasso del 19%. «Il datore di lavoro, pubblico o privato, è il vero responsabile di questo circolo vizioso – prosegue – mentre gli effetti si scaricano su esercenti e dipendenti, gli anelli più deboli della catena».

                    Il timore è che la corsa ai ribassi sul valore nominale dei buoni possa toccare la soglia del 20% in occasione della prossima gara della Consip, la società che acquista i ticket per la pubblica amministrazione, prevista al massimo entro la fine dell’anno.

                      Le aziende emettitrici da una parte, gli esercizi pubblici dall’altra fanno i conti. L’incidenza del fatturato dell’affare-ticket si aggira su una media del 16-18% con punte che arrivano fino all’80%. Un business cui difficilmente si può rinunciare.

                        «Ma se si continua così il mercato crolla», continua Sommariva. E per uscire dal caos e dal trend speculativo individua due nodi da sciogliere. Un tetto ai ribassi nelle gare d’appalto, e un limite alle commissioni che gli esercenti devono pagare a chi emette i ticket.

                          Le ditte che si spartiscono la torta sono già state accusate di fare «cartello»: entro la fine di giugno, l’Antitrust dovrà definire le sanzioni per le 8 società che nel 2001 vennero condannate al pagamento di una multa totale di 30 milioni di euro.

                            Ma nuove regole che possano calmierare il mercato drogato dai ribassi tardano ad arrivare. Un ddl presentato circa un anno fa è fermo, mentre non si hanno notizie di una legge per la riforma della disciplina dei buoni pasto che il governo annunciò ad ottobre di voler inserire in Finanziaria.