L´ultimo ostacolo di Cisl e Uil: convincere la base

24/06/2002





(Del 22/6/2002 Sezione: Economia Pag. 5)
retroscena
Roberto Giovannini
SI FA STRADA LA TESI DI PRENDERE TEMPO IN ATTESA DELLE ALTRE DECISIONI DI POLITICA ECONOMICA
L´ultimo ostacolo di Cisl e Uil: convincere la base
La modifica dell´art. 18 pesa sull´accordo. Ds e Margherita hanno una controproposta

ROMA
NON è proprio una «passeggiata», per i sindacalisti di Cisl e Uil, la conclusione del negoziato col governo. Anche ai più convinti della necessità (o dell´inevitabilità) della firma tremano le vene dei polsi. Perché anche se ridotta a una sola fattispecie la riforma dell´articolo 18 sottoposta dal governo è esattamente questo: una modifica della normativa sui licenziamenti. Che probabilmente aprirà la strada in futuro a nuovi interventi. «Non si poteva fare altro», dicono in tanti: eppure, sarà un brutto affare per i quadri di Cisl e Uil spiegare ai lavoratori la bontà dell´accordo, mentre intanto i militanti della Cgil li accuseranno di ogni ignominia. Ecco perché – complice la pressione dei Ds e della Margherita – in queste ore in Cisl e Uil si fa strada la tesi di «prendere tempo». Prendere tempo considerando «non definitiva» la proposta del governo; chiedendo emendamenti; attendendo le indicazioni sul Fisco, il Mezzogiorno, il quadro macroeconomico del Dpef; e soprattutto sospendendo l´atto simbolico della sottoscrizione del protocollo d´intesa fino alla conclusione di consultazioni degli iscritti e degli organismi dirigenti. Anche se la sostanza non cambia: Cisl e Uil daranno il via libera alla riforma. La Cgil, in queste ore, gioca due carte politiche, muovendo i suoi «grossi calibri». Il segretario generale uscente Sergio Cofferati che spara a zero sul «patto scellerato», e avverte Cisl e Uil che «risponderanno di quel che fanno»; il segretario generale futuro Guglielmo Epifani che lancia appelli speranzosi, dicendo che «è evidente che la spaccatura può essere ricucita solo se Cisl e Uil rivedono il loro giudizio». Al termine di una vera e propria giornata di passione, la Direzione della Uil – durata dieci ore, con decine di interventi – ha approvato all´unanimità un documento che «tiene insieme» all´insegna del compromesso tutte le anime. Il testo afferma che la proposta del governo sarà «la base per proseguire il confronto di merito sulle materie in discussione», visto che contiene «aspetti positivi». Ma sull´articolo 18 ci si limita a «prendere atto», e si dice che verrà promossa una «vasta consultazione» della base «per far emergere valutazioni, integrazioni e modifiche». Il giudizio finale dipenderà dalla «qualità delle risposte che il governo darà». Una formulazione un po´ dorotea. Che però accontenta Luigi Angeletti e i sostenitori della firma immediata (come il lombardo Galbusera, e i leader del pubblico impiego Fiordaliso e dei braccianti Mantegazza). Ma va bene anche ai critici, come i segretari confederali Paolo Pirani e Franco Lotito e i leader dei pensionati Miniati e dei metalmeccanici Regazzi. In posizione di riserva c´è anche il numero due Adriano Musi, che di modifiche al «18» non ne vuole sapere. Anche in casa Cisl – che riunirà il Consiglio generale martedì prossimo – adesso si pensa a rallentare i tempi. Contro il testo del governo si dichiarano due segretari confederali, Giovanni Guerisoli e Giorgio Santini, e due leader di categoria, Eligio Boni (bancari) e Giorgio Caprioli (metalmeccanici). Nel mirino c´è l´esiguità dell´indennità per i licenziati, il mix tra «18» e la norma della delega sul trasferimento di ramo d´impresa, che consentirebbe alle aziende di scorporare dipendenti in mini-aziende, e poi volendo di «rimpolparle» con assunzioni in deroga alla tutela dell´art.18. Anche il segretario confederale Graziano Trerè chiede emendamenti, mentre il suo collega Raffaele Bonanni attende al varco il governo sul Dpef. Savino Pezzotta spiega che la Cisl «ha scelto la strada della responsabilità e della trattativa», e dice che «l’articolo 18 non viene toccato». Molti dirigenti cislini, però, sono perplessi sulla strategia pezzottiana di chiudere il negoziato sul lavoro prima di aver visto le carte del governo su fisco, Sud e Dpef. E i partiti dell´Ulivo – Margherita in testa – adesso spingono a fondo perché Cisl e Uil non affrettino i tempi. E soprattutto perché evitino di regalare al governo un grande «patto sociale». Il partito di Rutelli suggerisce cautela, chiede di alzare il prezzo, ed è pronto insieme ai Ds a lanciare un «contro-patto» (all´insegna di una diversa riforma degli ammortizzatori sociali) in grado di limitare la frattura tra Cgil-Cisl-Uil e di non far implodere il centrosinistra. Dalla segreteria della Quercia, Cesare Damiano si augura «che nelle loro autonome valutazioni Cisl e Uil considerino che la proposta del governo apre una strada a un´inaccettabile modifica di una tutela fondamentale, e contiene risorse insufficienti per una vera riforma degli ammortizzatori».